Ex Ilva, sul futuro solo tanta confusione

 

L'ombra del commissariamento si avvicina, ma i soci trattano ancora
Posted on 08 Febbraio 2024, 20:02
15 mins

E’ almeno dallo scorso dicembre, ovvero da quando i rapporti tra i due soci di Acciaierie d’Italia hanno iniziato ad incrinarsi sempre più, che in diversi articoli abbiamo sottolineato come risolvere la crisi in atto non fosse affatto così semplice e scontato come invece in tanti continuano a sostenere. A maggior ragione poi in vista della tanto minacciata e da molti sostenuta procedura di amministrazione straordinaria, brandita dal ministro delle Imprese Adolfo Urso e da parte del governo (oltre che dall’incomprensibile e sempre più contraddittorio arcipelago dei partiti che compongono l’opposizione) oltre che da parte di molta stampa nazionale, più che locale (abituata da anni ad assistere come silente spettatrice senza essere in grado di prendere una posizione chiara e netta sull’intera vicenda), che ha iniziato a fare il tifo e a sostenere la cacciata del socio privato ArcelorMittal e dell’amministratore delegato Lucia Morselli (tesi questa sostenuta da tantissimi mesi dai sindacati metalmeccanici che chiedono un netto cambio di passo nella governance della società che però temono fortemente l’amministrazione straordinaria), come se fossero gli unici e i soli responsabili di una crisi che viene da lontano, dovuta a tanti fattori esterni rispetto a chi gestisce il siderurgico (dall’ingombrante ingerenza della politica guascona e ignorante, passando per i tanti paletti posti in essere ancora oggi dalla magistratura, sino ad arrivare alle crisi internazionali dovute in particolar modo alla pandemia da Covid e alla guerra russo-ucraina con l’impazzimento dei costi di gas ed energia) che da par suo e di rimando non ha certo porto l’altra guancia.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/06/la-fabbrica-non-sara-fermata/)

Lo abbiamo ribadito più volte e continuiamo a farlo: un nuovo commissariamento era ed è una strada da evitare, visto che rischia di portare concretamente ad un nuovo fallimento economico dell’ex Ilva. Questo perché attualmente non è affatto chiaro da quale fonte il governo reperirà le risorse economiche necessarie per mantenere in vita lo stabilimento siderurgico di Taranto (se non bussando ancora una volta agli istituti bancari attraverso i presiti da rendere poi prededucibili, pur sapendo che Invitalia non possiede alcun asset): dal pagamento degli stipendi ai fornitori delle materie prime per evitare lo spegnimento degli impianti, dalle attività di manutenzione ai creditori delle società fornitrici di gas (Eni e Snam) e in particolar modo dell’indotto, dove sono presenti centinaia di aziende che anche in queste ore minacciano di chiudere le aziende portando al licenziamento di migliaia di lavoratori (oltre 4mila). Al di là dei due crediti che permetteranno da un lato ad Invitalia, quale socio di minoranza al 30% di Acciaierie d’Italia, la possibilità di richiedere l’apertura dell’amministrazione straordinaria di quest’ultima, e dall’altro la possibilità di provare a garantire i crediti vantati dalle aziende dell’indotto (pari a 140 milioni di euro secondo le stime fornite dall’associazioni che rappresentano le stesse) in maniera anche questa poco chiara.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/06/ex-ilva-svolta-decisiva-in-settimana/)

La situazione è dunque profondamente confusa. Fin troppo visto che parliamo del più grande siderurgico d’Europa, dell’economia di un’intera nazione, non solo locale e regionale, senza che danni vi sia anche solo la parvenza di una politica industriale degna di questo nome. E lo dimostra anche quanto accaduto oggi. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto alla Commissione Industria del Senato che ha chiuso la discussione generale sui decreti per l’amministrazione straordinaria di AdI (il video dell’audizione non è però stato reso pubblico). Già la prima dichiarazione che i giornalisti presenti sono riusciti a strappargli è tutto un programma e testimonia la confusione del momento: “Gli atti per il commissariamento di Acciaierie d’Italia, la societa’ che gestisce l’ex Ilva, sono pronti ma il governo aspetta il confronto in corso tra i soci (ArcelorMittal e Invitalia) per vedere se si trova una soluzione“. “Il decreto è completamente valido, mi auguro che ottenga il conforto del parlamento. E’ stato giudicato positivamente da tutti gli attori, imprese, sindacati e ha superato il vaglio del tribunale di Milano e questo ci conforta sul fatto che siamo sulla strada giusta”, ha detto ancora Urso. “Dobbiamo prima mettere in sicurezza il credito dell’indotto e come ho detto in Commissione anche attendere il confronto tra gli azionisti che è tuttora in corso e che potrebbe portare eventualmente a una soluzione che comunque deve in ogni caso garantire il rilancio produttivo, occupazione e la riconversione ambientale di questo sito siderurgico che noi riteniamo strategico, non solo per la siderurgia italiana ma per l’intera filiera industriale del nostro paese”, ha precisato il ministro senza però scendere ancora una volta nel dettaglio di come ciò dovrebbe avvenire. Per poi ribadire: “Tutti gli strumenti sono stati attivati, le procedure per il commissariamento hanno superato anche il vaglio del tribunale di Milano. Le norme che abbiamo messo in campo sono valide ed efficaci, ora dobbiamo completare il processo che consentira’ alle societa’ del vasto indotto di Acciaierie d’Italia di attivare la procedura per la cessione dei crediti agli istituti bancari e certamente a Mediocredito centrale che, con garanzia Sace, potranno acquistarli per evitare che – in caso di commissariamento – accada quello che è accaduto quando fu realizzata la precedente amministrazione straordinaria”, ha specificato Urso, ribadendo che “la strada dell’amministrazione è stata aperta, confermata anche in sede del tribunale e quindi – ove non ci fossero nel frattempo altre soluzioni altrettanto significative sul piano di garanzie di rilancio industriale e occupazionale di questo importante sito siderurgico – quando avremo messo in salvaguardia i credito dell’impresa, procederemo in quella direzione”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/02/ex-ilva-commissariamento-piu-vicino/)

Dopo di che, arriva lo scivolone del ministro. “Quello che mi ha stupito eè apprendere che l’amministratrice delegata di una azienda così importante e significativa non sia venuta nemmeno in audizione a dare informazioni che il Parlamento ha ritenuto di chiedere – ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, parlando di Lucia Morselli, amministratrice delegata della società -. Queste informazioni non sono state date nemmeno al socio pubblico (Invitalia, ndr) e ai commissari titolari degli impianti (i commissari di Ilva in As, ndr) quando le hanno chieste durante la loro visita”, ha aggiunto Urso, indicando che “quello che è utile e necessario e’ che ci sia la piena partecipazione di tutti. Io mi sono augurato che tutto il sistema paese, così come sta avvenendo, si muova insieme per salvaguardare questo asset strategico e fondamentale, dimostrando che il paese ha una chiara politica industriale condivisa e per fare questo è necessario che tutti collaborino, fornendo anche le informazioni necessarie”.

L’errore però, è probabilmente a monte. Ed è lo stesso che fu fatto l’ottobre scorso con Franco Bernabé. La struttura del Gruppo prevede una società holding di partecipazioni, denominata Acciaierie d’Italia Holding Spa, presieduta dal dottor Franco Bernabè e il cui amministratore delegato è la dottoressa Lucia Morselli. Prevede inoltre una società operativa denominata Acciaierie d’Italia Spa, il cui presidente e amministratore delegato è la dottoressa Lucia Morselli. Se l’invito è stato inoltrato alla presidenza di Adi Holding spa con l’intenzione di audire la Morselli, allora si è sbagliato indirizzo. Lo stesso Bernabé, lo scorso 17 ottobre, informò la IX commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati di aver ricevuto un invito come presidente di Acciaierie d’Italia spa: “Ma io – affermò sorpreso – sono presidente di Acciaierie d’Italia Holding spa, che detiene le partecipazioni nelle società che compongono il gruppo Acciaierie d’Italia, che non ha ruoli operativi né personale dipendente. Perché in ragione degli accordi sottoscritti nel dicembre 2020 alla nascita di Acciaierie d’Italia spa, la parte pubblica ha tre rappresentanti nel consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia holding spa tra cui il presidente che però non ha poteri gestionali, mentre la gestione aziendale avviene all’interno di ADI spa dove sia il presidente che l’amministratore delegato sono espressione del socio privato ArcelorMittal Italia”. “Mi preme sottolineare come la IX Commissione abbia provveduto ad invitare la presidenza (di Acciaierie d’Italia, ndr) all’audizione in Commissione sui decreti Ilva. Contrariamente a quanto accaduto lo scorso anno, quando era presente l’amministratore delegato, la presidenza di Acciaierie d’Italia questa volta ha ritenuto, secondo una sua valutazione di opportunità, di non aderire alla convocazione, effettuata come da prassi; una scelta verbalizzata nel corso della seduta dello scorso 30 gennaio” ha dichiarato in una nota il presidente della IX Commissione Senato – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, il senatore Luca De Carlo (FdI). “La società, che gestisce gli impianti ex Ilva, ha indicato di non essere stata convocata dalla Commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare) del Senato in argomento D.L. Ilva, confermando sin d’ora la sua partecipazione in caso la Commissione ritenga opportuna l’audizione della societa. Raccolgo quindi con favore la rinnovata disponibilità e – vista la delicatezza del tema e l’importanza di raccogliere anche il loro punto di vista – comunico di essere pronto ad audirli in sede di Commissione gia’ nella seduta di martedì prossim”, ha aggiunto Luca De Carlo. Ciò detto, Acciaierie d’Italia Spa ha rinnovato la sua disponibilità a partecipare all’audizione del 13 febbraio 2024, così come evidenziato dal Ministro Urso, ed è pressoché certo che tale audizione si svolgerà senza altri intoppi martedì prossimo. Precisazione arrivata in serata dopo che la stessa società in due precedenti note, aveva dapprima dichiarato che “Acciaierie d’Italia non e’ stata convocata dalla Commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare) del Senato in argomento D.L. Ilva, e conferma sin d’ora la sua partecipazione in caso la Commissione ritenga opportuna l’audizione della società”, per poi precisare che “in riferimento agli articoli comparsi sulla stampa in questi giorni nei quali si afferma che Acciaierie d’Italia non fornirebbe a Sace le informazioni necessarie per poter dar seguito a quanto previsto dai provvedimenti adottati in questi giorni dal Governo a tutela dei crediti delle imprese dell’indotto, l’azienda precisa che tali affermazioni sono prive di ogni fondamento. Acciaierie d’Italia non ha mai ricevuto alcuna richiesta in tal senso da Sace e si riserva di agire in ogni sede a tutela delle proprie ragioni”, si conclude la nota dell’azienda. A dimostrazione di come ci sia poco da stare allegri.

Infine il Governo – tramite la sottosegretaria al Mimit Fausta Bergamotto – ha annunciato l’intenzione, viste le tematiche complementari che consentono di adottare le misure necessarie per garantire la continuità del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico della società Ilva spa, di unificare i due decreti Ilva facendo confluire con un emendamento i contenuti del decreto legge 9/2024 – avente a oggetto “Disposizioni urgenti a tutela dell’indotto delle grandi imprese in stato di insolvenza ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria” – nel decreto legge 4/2024 “in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico”, attualmente all’esame della IX Commissione. Lo indica il presidente della IX Commissione, il senatore Luca De Carlo, aggiungendo che, “visto l’annuncio dell’emendamento governativo, si à deciso di unificare il termine per la scadenza della presentazione degli emendamenti, fissato per martedì 13 febbraio alle 12.00.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/17/lex-ilva-si-avvia-allo-spegnimento/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Ex Ilva, sul futuro solo tanta confusione

  1. Valerio

    Febbraio 8th, 2024

    Da tarantino fuori sede, seguo la vicenda da diversi giorni. Sono molto allarmato perché da una parte c’è un governo che non reputo all’altezza della situazione (è anche vero che ci sono stati disastrosi governi precedenti), dall’altra vedo la Morselli molto agguerrita (ho come l’impressione che quest’ultima voglia davvero spegnere gli impianti del siderurgico).

    Non vedo soluzioni “risolutive ”. Purtroppo, come al solito, ci rimette sempre il povero popolo tarantino.

    Ma è possibile imbastire una nuova economia per Taranto? Investire quei 10 miliardi per rendere l’impianto sostenibile con i forni ad idrogeno? O convertire l’intero siderurgico in uno spazio per manifestazioni e concerti come in Germania?

    Soffro molto, perché i fatti dicono che i tarantini sono trattati come cittadini di serie b. Un’agonia che si propaga lentamente e che non vede mai fine.

    Vi ringrazio per la diffusione di informazioni e la divulgazione di questa vicenda che in troppi stanno sottovalutando.
    Un caro saluto,
    Valerio

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