Nelle ultime settimane il gruppo consiliare CON Taranto, espressione del movimento regionale del Presidente Michele Emiliano, è stato protagonista delle vicende di Palazzo di Città. Nonostante le segreterie provinciali e regionali si siano ufficialmente schierate all’opposizione, assieme alle altre ex forze politiche progressiste della coalizione Ecosistema Taranto, i consiglieri comunali Piero Bitetti e Stefania Fornaro sono stati l’ago della bilancia tra i banchi della massima assise per la sfiducia del sindaco Rinaldo Melucci. Dell’attuale situazione politica del Comune di Taranto ed interna al movimento ne abbiamo parlato con il coordinatore provinciale Francesco Falcone.

Coordinatore, facciamo un passo indietro. Quali sarebbero le premesse venute meno con il sindaco Melucci, tanto da passare in opposizione? E qual è l’attuale giudizio sull’amministrazione?

“La nostra scelta è dipesa, in primis, da una serie di comportamenti palesati dal sindaco nell’ultimo anno durante la gestione della Cosa pubblica. Mi riferisco alle varie trasformazioni dei gruppi consiliari, al cambio repentino di assessori così come all’entrata di Italia viva, forza politica che all’inizio dell’insediamento dell’amministrazione Melucci era all’opposizione. La questione dell’allargamento, in un primo momento, è stata discussa democraticamente attraverso una serie di interlocuzioni, fino a quando i consiglieri non sono stati messi alle strette. E dal momento che all’approvazione del Bilancio di previsione sono venuti meno i numeri, si è scelto di procedere autonomamente. Per salvare il salvabile, è stata costruita quella che io definirei una maggioranza liquida: alcune persone, pur non condividendo alcuni aspetti, hanno preferito ugualmente sostenere l’amministrazione. Altre, invece, non hanno rispettato le indicazioni fornite dalle segreterie dei partiti. Sia chiaro, non giudico nessuno perché credo che ognuno di noi sia libero di comportarsi come meglio crede”.

Questi atteggiamenti sono scaturiti dallo stesso sindaco che, nelle amministrative del 2022, avete nuovamente appoggiato…

“Assolutamente sì, l’abbiamo convintamente sostenuto. Poi, ripeto, che a un certo punto sono venute meno alcune premesse, atteggiamenti che non riteniamo più compatibili con la nostra visione politica. Per carità, si tratta pur sempre di questioni soggettive e lo dimostra anche quella buona parte di consiglieri, che hanno deciso di non sfiduciare il sindaco Melucci”.

Cosa pensa dell’ultimo consiglio monotematico?

“Mi aspettavo quel risultato. Tuttavia, se io fossi stato un consigliere di maggioranza mi sarei presentato, assieme alla squadra, per dimostrare che effettivamente – come dicono – c’è unità e coesione. A tal proposito, mi ha molto colpito il comportamento del consigliere Massimo Battista: nonostante stia vivendo una situazione personale abbastanza delicata, ha adempiuto lo stesso al suo dovere, perché è tra i promotori della mozione di sfiducia. Applausi tutti meritati”.

Qual è l’attuale posizione dei due consiglieri rimasti in CON? Ci saranno delle conseguenze sulla loro condotta? Pare che la consigliera Fornaro abbia disertato i lavori della massima assise insieme agli altri consiglieri…

“Non è la prima volta che mi viene posta questa domanda. In tutta sincerità, personalmente, non mi confronto col consigliere Piero Bitetti da diverse settimane e pare che abbia avuto delle interlocuzioni regionali. Questo mi addolora, perché abbiamo sempre avuto un buon rapporto. Tuttavia, credo che l’abbia fatto per cercare di ricongiungere, direttamente, il Movimento col sindaco Melucci. Per quanto mi riguarda, tempo addietro, ho proposto ai nostri consiglieri un’alternativa per affrontare diversamente questa crisi”.

In che modo?

“Ho proposto di conservare il simbolo politico anche passando in minoranza. Operazione che avrebbe permesso di restare a chi -per rispetto preferisco non fare nomi- ha mantenuto fino a oggi una certa coerenza nella propria posizione politica o a chi avrebbe assunto un terzo ruolo. Questa proposta non è stata recepita dal mio gruppo consiliare, azione che preferisco non commentare. Ora come ora, siamo in opposizione: chi sceglierà pubblicamente il contrario sarà consapevole che i nostri rapporti potrebbero terminare, pacificamente.  Non ho voglia di forzare nessuno ma non escludo che ciò possa accadere. Poi se le parole di Francesco Falcone, Michele Emiliano, Michele Boccardi o Gianfranco Lopane valgono politicamente meno rispetto a quelle di altre personalità politiche, che lavorano con i nostri consiglieri, vorrà dire che anche noi abbiamo pur sbagliato qualcosa. Ogni tanto, un po’ di autocritica va fatta”.

Alcuni rumors delle ultime ore vedrebbero sulla carta le 17 firme da presentare al notaio per la caduta dell’amministrazione Melucci. Le due firme mancanti potrebbero essere quelle dei vostri consiglieri?

“Non ho la precisa contezza di quanto stia avvenendo, nelle ultime ore, perché mi sto occupando esclusivamente della gestione delle candidature provinciali. Si tratta di una mole di lavoro non indifferente, perché sono l’unico referente del territorio che deve coordinare tutti i gruppi consiliari delle varie province”.

Con chi vi alleerete?

“Stiamo lavorando a una lista unitaria di stampo progressista. Ci alleeremo col centrosinistra, come accadde alle amministrative del 2022”.

A proposito delle amministrative, se si dovesse tornare al voto il Movimento di Emiliano con chi sì schiererebbe? E quali dovrebbero essere i requisiti del prossimo candidato sindaco?

“Ci schiereremo, anche qui, con l’alleanza progressista. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di elevare la qualità dei candidati e dell’amministrazione comunale. Volevamo, e vogliamo tutt’oggi, dimostrare che, al netto di quanto si possa pensare, la comunità tarantina ha una valida classe dirigente”.

Per lei ci sarebbe differenza tra una personalità civica da una politica?

“Dalle varie consultazioni con i partiti ho avuto l’impressione che a Taranto si preferisca puntare sulle personalità civiche: per noi non è un problema, che si tratti di un architetto, medico, commerciante o di un operaio. Va bene qualunque personalità, a patto che riesca a unire tutti, dai partiti ai consiglieri. Diversamente, come accade ora, sarebbe la comunità a pagarne le conseguenze”.

 

One Response

  1. Bisogna smetterla di candidare le così dette “personalità civiche”. Servono persone che abbaino un passato di impegno sociale ed esperienze di gestione di sistemi e strutture ove abbiano messo in evidenza capacità di dialogo e di mediazione, saper fare squadra e confrontarsi con i cittadini nei quartieri, conoscere la macchina amministrativa e burocratica senza le quali non si va da nessuna parte e ,per ultimo, restare fedele alle priorità del programma e delle alleanze elettorali. Personalità che abbiano alle spalle organizzazioni politiche robuste che le sostengano e le guidano attraverso le comunità organizzate e partecipe alla vita pubblica. La civicità è pura poesia che produce scollamenti e fughe in tutte le direzioni.

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