I prossimi due giorni saranno decisivi per conoscere il destino del sindaco Melucci. Il problema su cui si sta discutendo in modo concitato, in queste ore, riguarda i tempi per far cadere l’amministrazione attraverso le famose 17 firme dal notaio. Una sentenza del Consiglio di Stato, del 13 marzo 2002, n. 762/2002, farebbe infatti propendere per l’impossibilità tecnica di stare dentro questi tempi.

Nello specifico, nell’estratto della sentenza si legge: “Deve anche osservarsi che il decreto presidenziale di scioglimento dei consigli comunali e provinciali costituisce il presupposto per il ricorso anticipato al corpo elettorale e si inserisce pertanto nell’ambito di un procedimento la cui regolamentazione è caratterizzata da una precisa scansione temporale delle diverse fasi e da un rigoroso formalismo della disciplina dei vari atti in cui il procedimento elettorale si articola in una prospettiva di garanzie che non ammette equipollenti finalizzata come è ad assicurare a tutti coloro che sono chiamati a partecipare alla consultazione un quadro di riferimento il più possibile certo [..]”.

Procedimenti in cui sarebbe richiesto anche e soprattutto la convalida del Ministero degli Interni: “Per la esigenza di certezza che necessariamente li accompagna, la normativa demanda la conclusione del procedimento ad un atto formalmente solenne, consistente in un decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell’interno, con allegata apposita relazione esplicativa dei motivi, per il quale è disposta, oltre la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica, anche l’immediata comunicazione al Parlamento. [..]”.

Proprio per far fronte a questa esigenza legata alla tempistica, il centrosinistra ha richiesto un provvedimento urgentissimo, al Ministero degli Interni, in cui sollecita la verifica della validità dei documenti: “In considerazione dell’imminente scadenza, si richiama la cortese attenzione affinché sia data tempestiva comunicazione delle fattispecie perfezionate alla data del 20 febbraio per le quali dovrà adottarsi il provvedimento di scioglimento dell’organo consiliare, con l’invio delle relative proposte. Ciò al fine di garantire il perfezionamento della procedura di scioglimento del consiglio comunale entro il termine ultimo del 24 febbraio 2024”.

In conferenza stampa stamattina

L’appuntamento al notaio, il cui nome non è stato annunciato perché sarebbe ancora in corso di definizione, dovrebbe essere domani pomeriggio. I consiglieri Lucio Lonoce e Vincenzo Di Gregorio (Pd), Mario Odone (M5S), Luca Contrario (Una Strada Diversa), Antonio Lenti (Europa Verde), il segretario del Partito Socialista Salvatore Mattia e l’esponente di CON Taranto Giorgia Gira hanno sottolineato, ancora una volta, i motivi della sfiducia a Melucci: “L’inadeguatezza mostrata nel governo della città, le mancate risposte sui problemi urgenti, le diverse scelte non condivise con la sua maggioranza ma da questa comunque accettate per spirito di responsabilità, il tradimento del patto elettorale con i cittadini. Pertanto – hanno proseguito gli esponenti del centrosinistra – stiamo concordando con l’opposizione il notaio da cui andare e l’ora. Domani chi ha sinora detto che quest’amministrazione comunale ha fallito, non ha più nessun alibi, non ha più scusanti dietro le quali trincerarsi, deve venire dal notaio e apporre la sua firma” hanno concluso. Alla domanda del Corriereditaranto.it sul possibile candidato del centrosinistra, alle eventuali amministrative, i consiglieri hanno risposto che al momento non è stato designato qualcuno.

Nelle scorse ore, anche diversi esponenti del centrodestra si sono dichiarati ufficialmente disponibili a firmare dal notaio le dimissioni anticipate, per cui domani la saldatura tra i due schieramenti. Qualora tutti fossero disponibili a firmare, si dovrebbe raggiungere la quota necessaria di 17 consiglieri su 32 che formano l’assemblea del Consiglio comunale, per determinare lo scioglimento anticipato. Tuttavia, indiscrezioni rivelano che più di qualcuno nel centrodestra, a sua volta spaccato e pieno di contraddizioni interne, sembrerebbe tentennare perché non ci sarebbero candidati all’altezza, qualora si andasse al voto a giugno.

Questione di tempi: sarà vero?

Fa sorridere, ma al tempo stesso riflettere, osservare come una sostanziale parte che componeva l’ex maggioranza di Ecosistema Taranto, sembrerebbe ormai decisa a far cadere il sindaco. Lo stesso che già nel 2021 è stato tradito da alcuni consiglieri (all’epoca di maggioranza) tacciati, prima e durante la campagna elettorale, di essere dei traditori. Lo stesso sindaco che quando ha distribuito nomine e deleghe era ben voluto da tutti, ora pare sia l’unico artefice delle questioni irrisolte nella comunità e ribadite, nel corso della conferenza stampa, come: l’aumento delle aliquote Iperf, delle soste, la chiusura delle circoscrizioni fino agli aumenti delle tariffe degli asili nido. Fa, infine, riflettere anche la procedura con cui si sta svolgendo tutta questa gestione della raccolta delle firme e come mai questa iniziativa non sia stata presa già all’indomani della mancata discussione della mozione.

 

 

 

2 Responses

  1. Buongiorno
    A chi tocca spegnere la luce alla giunta Melucci!!!!!????
    Aspetto con trepidazione, ma potrebbe anche nascere una nuova giunta..
    In fondo non si è ancora esaurita la scorta di colla Attack e quindi molti hanno il sedere che fa tutt’ uno con la sedia
    Saluti
    Vecchione Giulio

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