Palazzo Mastrocinque, si attende il crollo?

 

Nel 2020 figurò fra gli immobili comunali da alienare e fu effettuato apposito bando per la vendita
Posted on 24 Febbraio 2024, 08:33
2 mins

Quale destino è riservato a palazzo Mastrocinque, in via Pitagora 42, nei pressi di via Cavour, un tempo fra i più prestigiosi edifici del Borgo e ora in avanzato stato di degrado? Forse quello di palazzo Frisini, in via Mazzini, già interessato da un crollo al suo interno e perciò recintato, e del quale da tempo si parla di recupero?

La sua storia è lunga e complessa. Da lungo tempo disabitato e murato, composto da piano terraneo, tre piani superiori e fabbricato interno, l’immobile fu donato al Comune e alla Provincia il 3 giugno 1945 da Beniamino Mastrocinque, dottore in Scienze naturali e in Medicina e chirurgia, dalla moglie Camilla per onorare la memoria del loro unico figlio, Fortunato, partito il 20 giugno 1939 volontario per l’Africa orientale, dove è morto il 3 febbraio 1941. La condizione di tale donazione fu la costituzione di due fondazioni scolastiche da trasformarsi in ente morale che avrebbe dovuto, alla morte dei donatori, vendere l’immobile e col ricavato istituire borse di studio.

Tutto questo, per varie vicende, non ebbe a realizzarsi, come pure i progetti di recupero dell’immobile (nel frattempo passato nella sua interezza al Comune) attraverso finanziamenti Urban, da destinare ad attività culturali. Nel 2016 uno studio dell’Ordine e della Fondazione dell’Ordine degli Architetti, come contributo di idee offerte al Comune di Taranto, nella auspicabile prospettiva di un ottimale Documento Programmatico per la Rigenerazione Urbana, pensò per Palazzo Mastrocinque la trasformazione in un Centro per l’arte contemporanea, ovvero un contenitore culturale in grado di ospitare, oltre le funzioni museali di tipo tradizionale, spazi per la produzione dell’arte e attività collettive fruibili dagli abitanti del quartiere. E anche in questo caso, non se ne fece nulla.

Nel 2020 palazzo Mastrocinque figurò fra gli immobili comunali da alienare e fu effettuato apposito bando per la vendita  con prezzo a base d’asta fissato in 955.588.00 euro. Il provvedimento fu ritirato, perché contrario alla volontà dei donatori. E da allora è silenzio sulla vicenda. Sarà così fino all’inevitabile crollo?

Condividi:
Share

Articolo Successivo

Una banca di solidarietà

Commenta

  • (non verrà pubblicata)