C’è una brutta allergia che nelle ultime stagioni attanaglia i club sportivi più in vista della nostra città ed è quella alle critiche. Un’allergia che, però, non lascia respirare la stampa libera, quella, passateci il termine, non “appecorata” o quella che peggio, per il quieto vivere, non si schiera ma poi fuori onda sbrocca.
Ormai questi club vogliono i giornalisti tutti allineati alla loro idea di comunicazione, che molto spesso ricorda quella delle vecchie dittature dell’est (Romania, Bulgaria giusto per fare qualche esempio).
Non si deve sapere nulla che possa in qualche modo scalfire l’immagine della società (la rumenta va lasciata sempre sotto il tappetto…) o in certi casi non si deve cercare di favorire l’avversario di campo (quanti allenatori ci hanno abituato a questa insulsa pretattica tacendo su infortuni o defezioni varie con il totale assopimento dei loro uffici stampa?).
E, dunque nei confronti delle poche voci libere si adottano metodologie squallide per metterle a tacere, qualche volta riconducibili al “mobbing”: l’accredito non è più un diritto ma un premio a chi fa il bravo, interviste e ospitate nelle trasmissioni concesse solo a chi non critica, l’isolamento da parte degli altri colleghi (quelli buoni, per il club)…
Se poi questi “monelli” di giornalisti insistono, è facile sguinzagliare sui social i seguaci del club o far partire certe telefonate “antipatiche” per mettere pressione…
Parliamo di gente che non è abituata al contraddittorio e che quindi rifugge dal confronto anche dinanzi a fatti certi e a dati inequivocabili.
Purtroppo la colpa non è solo la loro ma anche di quei colleghi che hanno deciso di stare dalla parte più comoda negando quello spirito corporativistico che ci dovrebbe essere tra giornalisti. Che tristezza! Comunque il messaggio che vogliamo lasciare è questo:” Non ci avrete mai come volete voi…”.
* Il diritto di critica, come il diritto di cronaca, è disciplinato dall’art 21 della Costituzione Italiana il quale, nel primo comma, recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
