E’ trascorso poco più di un anno dall’ultima riunione dell’Osservatorio permanente per il monitoraggio dell’attuazione del Piano ambientale dell’ex Ilva. Era il 29 marzo del 2023. A febbraio era stata inoltrata al ministero dell’Ambiente la richiesta di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte di Acciaierie d’Italia, a fronte della scadenza della precedente. Cinque mesi dopo, il 23 agosto, scadeva il Piano Ambientale che tranne per cinque prescrizioni per le quali venne concessa dal ministero una proroga, risulterà poi attuato oltre il 95% delle prescrizioni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

Ma l’importanza di quella riunione non consistette solo e soltanto nel fatto che segnava la fine (parziale) di un percorso durato anni. Perché quel giorno si attendeva l’aggiornamento da parte delle autorità sanitarie in merito ad eventuali sviluppi delle attività volte alla rivalutazione sanitaria dello scenario emissivo connesso agli impianti in esercizio e adeguati al DPCM 29 settembre 2017 per il siderurgico ex Ilva di Taranto (scenario post-operam già autorizzato con tale DPCM), alla massima produzione attualmente autorizzata pari a 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio. Durante l’incontro fu proprio il direttore della Direzione Generale Valutazioni Ambientali del ministero dell’Ambiente, l’architetto Gianluigi Nocco a ricordare che, nell’ambito della riunione dell’Osservatorio svoltasi il 6 dicembre 2022, il rappresentante del Ministero della Salute aveva dichiarato che era in corso di elaborazione un documento sulla valutazione sanitaria relativa all’esercizio attualmente autorizzato dello stabilimento (scenario emissivo post-operam) e che lo stesso sarebbe stato trasmesso in tempi brevi. Ma quel documento, ad oggi, non è mai arrivato. Non solo. Perché sempre durante la riunione del 29 marzo, il rappresentante del Ministero della Salute, il dott. Pasqualino Rossi (direttore della Direzione generale della prevenzione sanitaria), dichiarò che al riguardo non era stato sollecitato l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in quanto, nell’ambito di una riunione tenutasi sempre nel mese di dicembre 2022, sia i Commissari straordinari di Ilva in AS che il Ministero della Salute avevano espresso l’auspicio che il gestore degli impianti Acciaierie d’Italia presentasse, su base volontaria, la Valutazione dell’Impatto Sanitario (VIS) nell’ambito del procedimento di riesame con valenza di rinnovo dell’AIA. Riservandosi quindi di dare riscontro in merito alla valutazione sanitaria sul post-operam dopo avere consultato l’ISS e chiedendo la tempistica per fornire tale riscontro. Auspicio che cadde nel vuoto visto che Acciaierie d’Italia rispedì al mittente la proposta facoltativa di presentare la Valutazione dell’Impatto Sanitario (VIS) che non è un adempimento previsto per legge, come tra l’altro tutti sanno fin troppo bene, per lo stabilimento siderurgico di Taranto. Non da oggi, ma da sempre. Che fine abbiano fatto le valutazioni sanitarie da parte del ministero della Salute non è dato sapere. Ciò che era certo già allora è che la documentazione disponibile era stata trasmessa al Ministero della Salute con una nota dell’11/07/2022 (concernente il sopra citato scenario emissivo post- operam) per le relative valutazioni sanitarie.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/08/ex-ilva-il-ministero-della-salute-latita/)

Un dettaglio non da poco, visto che la possibilità di migliorare ulteriormente l’aspetto ambientale e quindi sanitario legato alla presenza del siderurgico a ridosso della città, è data proprio dall’iter in corso (che procede con grande lentezza) del rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Perché è proprio in questa sede, ovvero durante i lungo iter di confronto e analisi dei dati ambientali legati all’attività produttiva, che si dovranno inserire prescrizioni ancora più stringenti per il gestore degli impianti. Che almeno per i prossimi tre anni, ammesso e non concesso che il siderurgico abbia ancora davanti a sé tutto questo tempo, continuerà a produrre con il ciclo integrale a carbone.

Quello che ad oggi sappiamo (come abbiamo già riportato più volte in passato su queste colonne), è che il 18 maggio 2021 il Tavolo Tecnico inter-istituzionale formato da Arpa Puglia, AReSS (Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale) e ASL Taranto (di cui va sempre sottolineato il grande lavoro del Dipartimento di Prevenzione e di tutto lo staff che lavora al Registro Tumori che ancora oggi è uno dei più aggiornati d’Italia) ha trasmesso i risultati complessivi della Valutazione del Danno Sanitario con approccio tossicologico ed approccio epidemiologico relativi al quadro emissivo corrispondente alla produzione attualmente autorizzata, pari a 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio, da cui è emersa la permanenza di un rischio sanitario residuo non accettabile relativo allo scenario di produzione di 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio ante operam. Ovvero non a conclusione di tutti gli interventi ambientali previsti dal Piano Ambientale 2017, ma ad uno stadio intermedio corrispondente ad un 65-70% dei lavori svolti. Ricordiamo infatti ancora una volta che tutti questi studi sono tarati da sempre sul rischio sanitario accettabile che corrisponde ad un numero di persone esposte ad un rischio cancerogeno inalatorio che non deve mai superare 1:10.000 (uno ogni diecimila). Conseguentemente ai risultati ottenuti, gli Enti regionali hanno individuato gli elementi sulla base dei quali formulare le proposte di “modifica delle condizioni di esercizio attualmente autorizzate per lo stabilimento siderurgico di Taranto” in ottemperanza alle previsioni del D.D. n. 188/2019 (il decreto con cui il ministero dell’Ambiente dispose il riesame dell’AIA). La valutazione dello scenario post operam, correlato alla produzione massima autorizzata dal DPCM 29.09.2017 al completamento delle prescrizioni di 8 milioni di tonnellate/anno di acciaio di fatto non è mai stata avviata, nonostante le reiterate richieste avanzate dagli enti regionali. Arpa Puglia, ARESS e ASL Taranto, alla luce delle criticità sanitarie evidenziate, associate specificamente alle emissioni dello stabilimento siderurgico, unitamente ai risultati delle attività di valutazione elaborati, hanno quindi più volte segnalato al MiTE (da ultimo con note prot. ARPA n.9412 dell’8.02.2022, n.11407 del 16.02.2022 e n.40254 del 26/05/2022) la necessità di avviare il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale di cui al DPCM del 29.09.2017. Di contro, nel corso del 2022, il MASE ha ritenuto di coinvolgere il Ministero della Salute, al fine di procedere con l’aggiornamento delle valutazioni sanitarie riferite ad uno scenario emissivo post operam connesso ad una produzione di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, non contemplato dal D.D. n.188/2019. Come detto però, non sono pervenuti aggiornamenti in merito a tale attività. Con la procedura di riesame dell’AIA che si è attivata come originariamente stabilito, in assenza di una valutazione del danno sanitario dello scenario post operam. 

(leggi l’articolo sui tumori infantili di Taranto https://www.corriereditaranto.it/2021/12/15/tumori-infantili-taranto-quasi-in-linea/)

Dunque ad oggi non abbiamo ancora contezza se il Piano Ambientale attuato, grazie ad una spesa di oltre 2 miliardi di euro, abbia conseguito o meno i risultati attesi (visto che l’aumento progressivo del benzene dalla fine del 2019 ad oggi, che tanto sta facendo discutere negli ultimi tempi, è legato alla mancata manutenzione ordinaria e straordinaria sulle area cokeria e sulla zona sottoprodotti, come accertato nel tempo dalle ispezioni di ARPA Puglia ed ISPRA). Perché se è vero che nel settembre del 2022 è cambiato il governo, lo è altrettanto il fatto che oggi quelle valutazioni sanitarie tanto attese dovevano essere già arrivate da un pezzo sul tavolo dei vari enti coinvolti. Anche per questo, in un documento riguardante l’aggiornamento sulla Valutazione del Danno Sanitario dello scorso dicembre, Arpa Puglia, AReSS e ASL Taranto, come già ravvisato da tempo – anche alla luce dei risultati dei monitoraggi ambientali e dei dati epidemiologici – hanno evidenziato di ritenere necessaria l’introduzione, nell’ambito del procedimento di riesame attualmente in corso, di una valutazione preventiva del danno sanitario, al fine di verificare gli impatti ambientali e sanitari della configurazione dell’impianto proposta in sede di rinnovo e definire conseguentemente un quadro prescrittivo adeguato alla minimizzazione degli stessi. 

(leggi l’articolo sulle malformazioni congenite https://www.corriereditaranto.it/2019/06/06/studio-sentieri-i-chiarimenti-delliss-su-eccessi-patologie-e-malformazioni/)

Quadro epidemiologico che attraverso le stime più recenti disponibili (sino a tutto il 2021) di mortalità, ospedalizzazione, incidenza dei tumori e malformazioni congenite indica ancora la permanenza di alcune criticità sanitarie rispetto a quanto già noto sulla base di precedenti studi realizzati sia nell’area a rischio che nel Comune di Taranto, con una sostanziale convergenza delle indicazioni che provengono dall’analisi della mortalità, dell’ospedalizzazione e dell’incidenza tumorale che riguardano il tumore del polmone, le malattie respiratorie e le malattie cardiovascolari, oltre che le neoplasie emolinfopoietiche nei bambini. Ricordiamo che le patologie per le quali lo studio Sentieri indica un’evidenza a priori (sufficiente o limitata) di associazione con le esposizioni ambientali nel SIN sono il tumore maligno della trachea, bronchi e polmoni; il mesotelioma della pleura; le malattie dell’apparato respiratorio (acute e croniche). Per tutte, con l’eccezione delle malattie respiratorie acute, si rileva un eccesso di rischio, in entrambi i sessi, sia nell’intero periodo che negli ultimi 5 anni esplorati (l’ultimo aggiornamento Sentieri riguarda il periodo 2013-2017). Allo stesso tempo Arpa Puglia, AReSS e ASL Taranto segnalano che i tassi di mortalità suddetti appaiono in riduzione, tranne che per le malattie respiratorie. Viene inoltre evidenziato che si registrano, nel SIN, eccessi rispetto al dato regionale di mortalità e ospedalizzazione anche per altre patologie oncologiche (tutti i tumori, tumore della pleura, tumore del polmone, tumore del pancreas; tumore del fegato nelle donne; tumore dello stomaco, della vescica negli uomini), e per le malattie dell’apparato digerente. Esaminando gli andamenti dei tassi di ospedalizzazione, è stato osservato che i valori relativi alle patologie individuate dallo studio Sentieri come associate all’inquinamento ambientale del SIN appaiono tutti in decremento, anche se i tassi dei Comuni di Taranto e Statte rimangono più elevati di quelli regionali. L’analisi dell’incidenza oncologica conferma sia la presenza di eccessi di rischio per alcune sedi e in particolare nel sesso maschile (tra cui tumore del polmone) sia l’andamento in lieve riduzione nel tempo. Le stime di mortalità nei soggetti di età 0-14 nel SIN risentono molto della instabilità legata ai bassi numeri, ma per le cause analizzate non appaiono eccessi rispetto al confronto regionale. Per i ricoveri non appaiono criticità ad eccezione dell’eccesso statisticamente significativo per tumori maligni del sistema emolinfopoietico, che trova conferma nell’analisi dell’incidenza. Il dato delle malformazioni congenite suggerisce infine alcuni eccessi di rischio rispetto all’atteso, per il complesso delle malformazioni e per alcune specifiche sedi, raggiungendo la significatività statistica solo per il totale dei casi osservati. La valutazione del quadro epidemiologico descritto indica quindi la permanenza di criticità nel profilo di salute a carico dei residenti nel SIN di Taranto, nel confronto con i dati provinciali e regionali, che depone per una persistenza della vulnerabilità della popolazione residente.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/02/23/sesto-rapporto-sentieri-taranto-resta-critica4/)

Ora alcune brevi considerazioni finali. Come abbiamo sollecitato tantissime volte nel corso degli ultimi 10 anni almeno, se è vero che anche l’ultimo rapporto aggiornato della Valutazione del Danno Sanitario evidenzia che le misure delle concentrazioni nella matrice ambientale aria dei contaminanti di interesse per il rischio inalatorio non superano i livelli fissati dalle norme per tutti gli anni considerati, ovvero compresi tra l’anno 2014 e l’anno 2022, oramai sappiamo che il rispetto dei limiti imposti dalla legge non esclude ricadute ed effetti sanitari sulla popolazione e i lavoratori. Pertanto sarebbe interessante sapere perché in tutti questi anni, in particolare tutti quei partiti e i loro esponenti che blaterano di salute e ambiente ogni giorno (classifica in cui spiccano per ipocrisia il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, con al seguito Sinistra Italiana e Verdi), non siano ad esempio intervenuti per rivedere al ribasso i limiti di legge imposti per i singoli inquinanti dal decreto 155/2010 (che recepisce una direttiva europea del 2008). Così come non sono mai intervenuti per allargare il perimetro delle aziende, in particolare come l’ex Ilva, per cui si rende obbligatoria per legge la Valutazione di Impatto Sanitario. Né sono mai intervenuti seriamente per approvare una legge che prevedesse una valutazione preventiva del danno sanitario, come oggi chiedono con un documento ufficiale ARPA Puglia, AReSS ed Asl Taranto. Non hanno fatto nulla di tutto questi in tutti questi anni, cogliendo ogni occasione utile per lucrare ipocritamente sui problemi di un intero territorio, vivendo in una perenne e penosa campagna elettorale. Paradossalmente, questo momento storico potrebbe essere sfruttato in tal senso, visto il secondo fallimento in corso dell’ex Ilva e i necessari lunghi tempi tecnici che serviranno per trovare un nuovo gestore. Quale occasione migliore dunque per intervenire legislativamente in tal senso, rendendo ancora più efficace il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale?

(leggi l’articolo sulla VDS dell’area di crisi industriale https://www.corriereditaranto.it/2021/07/12/la-politica-ascolti-la-scienza-e-segua-la-ragione/)

Anche perché pensare ad una realtà industriale, qualunque essa sia, con emissioni pari a zero è da libro dei sogni. Almeno al giorno d’oggi. Così come pensare di poter raggiungere un’assenza totale di danno sanitario, come spiegato da anni dalle autorità sanitarie preposte, è pura utopia. Avvicinarsi quanto più possibile ad un rischio sanitario quasi pari a zero è invece il dovere assoluto che un’azienda si deve imporre, e che la politica a tutti i livelli deve perseguire. Con il supporto imprescindibile della scienza, quella vera e ufficiale, quella che studia, analizza, ed ha davvero a cuore il presente e il futuro del territorio. Perché solo la compensazione dei diritti in gioco in questa infinita vicenda, il lavoro l’ambiente e la salute, può essere la soluzione più giusta. E se uno di essi dovesse finire per esser meno tutelato, allora è lì che la politica dovrà intervenire ed investire per evitare scompensi importanti. Soprattutto se, come oramai pare certo, per una sorta di legge del contrappasso nei prossimi anni a pagare dazio sarà il lavoro e quindi l’economia di un intero territorio, dopo decenni in cui senza ombra di dubbio la tutela della salute e dell’ambiente di lavoratori e cittadini non è mai stata al primo posto nell’agenda di tanti. Evitando di invocare continuamente l’intervento della magistratura, come se quest’ultima potesse o dovesse sostituirsi alla politica: un’idea profondamente eversiva e reazionaria, non di certo democratica. Mettendo finalmente da parte un esercito di azzeccagarbugli (in politica, nel giornalismo, nella società civile, ed anche a volte nel campo scientifico) che da anni rendono impossibile un discorso e un percorso serio e realistico. Inquinando il dibattito e la realtà con dati spesso vecchi, fuorvianti, manipolati e di parte. Smaniosi della ribalta, morti di fama, continuano a scambiare la notorietà con la credibilità. Ma anche questo, ahi noi, ad oggi sembra ancora essere un auspicio da ingenui idealisti. Pur restando l’unica strada da perseguire. Ma che rischia di restare deserta oggi e per sempre.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/registro-tumori-incidenza-in-lieva-calo2/)

One Response

  1. Buongiorno
    E’ necessario avere a disposizione dati aggiornati per valutare la effettiva validità di tutti gli interventi Aia fatti in questi anni, come sarebbe auspicabile e necessario scindere gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sui filtri da tutti gli altri interventi manutentivi degli impianti di
    Taranto.
    Ma i dati dove sono ??????
    Chi deve raccogliere le informazioni e tramutare in statistica???????
    E poi i dati verranno letti con il criterio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto??????
    E soprattutto quando verrà emanato un decreto per garantire le manutenzioni degli impianti Aia e relativi pagamenti!!????
    Perché è evidente come il cucco che con meno di 3 milioni di tonn di produzione non ci saranno mai le risorse per quegli impianti.
    Come non ci saranno risorse per fare nulla di nulla.
    E visto che Afo 5 non verrà più ripristinato, e necessario ed obbligatorio bonificare e smantellare i relativi impianti, o ci conserviamo l’ennesimo cadavere??????
    Saluti
    Vecchione Giulio

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