L’ISPRA ha chiesto all’Eni un approfondimento in merito all’evento dello scorso 20 aprile, quando all’alba si sono accese le torce della raffineria di Taranto. Visto che appena due giorni prima era in corso l’ispezione ordinaria presso il sito di raffinazione ionico. Su quanto accaduto quel giorno, anche Arpa Puglia dovrebbe produrre una propria relazione, per avere un quadro più chiaro anche in relazioni ad eventuali ripercussioni sull’aria-ambiente, che però vista la brevità del fenomeno potrebbero non aver avuto un impatto significativo.
L’accensione, secondo quanto dichiarò l’azienda nell’immediatezza dell’evento, fu causata da “un disservizio elettrico che ha attivato il blocco generale degli impianti in marcia nella raffineria di Taranto, con il conseguente intervento del sistema di sicurezza torce. Nel corso della fermata si è verificato un principio di incendio confinato in una limitata parte dell’impianto di desolforazione (HDS2), immediatamente estinto dalle squadre interne di pronto intervento. La situazione è sempre stata sotto controllo, e il cessato allarme è stato dichiarato alle ore 7:15. Sono in corso le verifiche per appurare le cause dell’evento; gli enti esterni sono stati tempestivamente informati”. Sempre secondo quanto dichiarò l’azienda ad Arpa Puglia, le centraline perimetrali dell’Eni non avrebbero registrato picchi anomali di inquinanti: dichiarazione che però dovrà essere confermata dalle centraline della rete della qualità dell’aria di Arpa Puglia.
La raffineria è tra l’altro in fermata, con solo pochi impianti attivi, il che ha permesso che il fenomeno emissivo non si prolungasse troppo a lungo. Certo è che il sistema smokeless alle torce, che dovrebbe portare ad immissione di vapore e senza fumosità, ancora una volta pare non aver funzionato a dovere. Fattore che in realtà dura da diversi anni, non certo da oggi. E che è al centro della discussione del procedimento di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (l’ultimo riesame avvenne nell’agosto del 2021, la raffineria è attualmente autorizzata con decreto di AIA n. 92 del 14/03/2018). Che dovrà avvenire entro quattro anni dalla pubblicazione delle nuove BAT di settore, che dovrebbero uscire il prossimo anno.
Inoltre, lo scorso 16/01/2024 Eni ha chiesto il riesame parziale della suddetta autorizzazione per la modifica della prescrizione n. 16 contenuta nel Parere Istruttorio Conclusivo (PIC) allegato al DM n. 92 del 14/03/2018, per la parte che riguarda il quantitativo annuo massimo di prodotti semilavorati destinati alla miscelazione che la prescrizione pone pari a 180.000 t/a. A tale riguardo la società ha specificato che i semilavorati destinati a miscelazione – da tenere distinti dai semilavorati destinati alla lavorazione nella raffineria – rappresentano materie prime che vengono utilizzate esclusivamente nelle formulazioni dei prodotti finiti conformi alle specifiche commerciali per la successiva spedizione e vendita e non sono in alcun modo sottoposte a lavorazione nel ciclo della raffineria. I quantitativi pertanto variano annualmente in relazione alle specifiche esigenze di mercato, senza peraltro essere direttamente correlate al consumo di materie prime lavorate. Per tali motivazioni ha chiesto che tale quantitativo riportato nella prescrizione n. 16 riferito ai semilavorati a miscelazione, non sia considerato come una limitazione alla capacità di utilizzo di tali prodotti. A tal proposito, il Gruppo Istruttore ha ritenuto che l’istanza di riesame parziale presentata dal Gestore sia accoglibile e che la prescrizione n. 16 del parere istruttorio allegato al decreto di AIA DM n. 92 del 14/03/2018 è modificata come di seguito riportato: “Il Gestore dovrà rispettare la massima capacità produttiva dichiarata in sede di istanza di riesame, pari a 6.500.000 t/a di lavorazione del greggio e semilavorati a lavorazione. Ogni modifica del ciclo produttivo dovrà essere preventivamente comunicata all’Autorità Competente e all’ISPRA, fatto salvo le eventuali ulteriori procedure previste dalla regolamentazione e/o legislazione vigente”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/20/fiamme-e-fumo-dalle-torce-delleni/)

Ma a Taranto si può altrimenti l’avrebbero fatta in un’altra città questo schifo ,uno dei tanti che ci caratterizzano dopo l’ilva … tra un po’ il dissalatore e il nostro reddito procapite e fra i più bassi d’Italia . A parte l’inquinamento quale vantaggio si è avuto con tutte queste fonti maledette . Chissà ci sarà il degasificatore e perché no il nucleare ,tanto se non fai pagare le utenze il tarantino tace e non protesta e li puoi anche defecare in testa ,andiamo proprio bene . Però siamo la pista di pilotaggio (scuola guida ) della Swiss air,grazie a Maria e Emilio che ci supportano come città del cappero . Che dire mentre si discute di come prenderci per il cu con quella specie di strada statale 100 (la brutta copia di quella barese) sulla strada salentina ,e sul nulla cosmico che regna a Taranto ,stendiamo altri veli di pietà .