La frase, infelice, pronunciata dal ministro dell’Agricoltura Lollobrigida (“Per fortuna la siccità quest’anno colpisce il Sud”), non può essere catalogata solo come una gaffe, visto che – come dichiara Gennaro Sicolo, presidente di CIA Agricoltori Italiani di Puglia – “nel decreto agricoltura la Puglia e tutto il Mezzogiorno d’Italia sono stati semplicemente depennati, con l’oscuramento di Granaio Italia e delle misure promesse per risollevare la cerealicoltura”.
Non solo, occorre fare i conti con la peronospora, le gelate delle scorse settimane, e a tutta una serie di ritardi e problemi tra i quali quello più grosso è la siccità.
“La situazione è davvero drammatica, abbiamo superato l’autunno e la primavera con grande disagio e stiamo andando incontro alla stagione estiva quasi a mani vuote. Ci troviamo di fronte ad uno stato di allerta preoccupante, il 60% dei nostri prodotti è andato perduto. Dobbiamo intervenire.” Dichiara Alfonso Cavallo Presidente Coldiretti Puglia durante l’intervista rilasciata per evidenziare lo stato attuale del nostro territorio e del settore primario.
Consapevoli del fenomeno “siccità”, il lavoro è stato più intenso e dispendioso rispetto al passato?
“Si, in tanti anni di lavoro nei campi, non abbiamo mai irrigato fino a gennaio. Le terre stanno subendo aggressioni sempre più frequenti e non riusciamo a trovare il giusto equilibrio, a causa della poca acqua piovana raccolta, che ci consenta di salvare le nostre produzioni in particolare quella del grano e degli agrumi. Stiamo monitorando la situazione con lo scopo di ufficializzare la “calamità” per i campi e permettere agli agricoltori un po’ di respiro. Per non parlare dell’aumento del prezzo dell’acqua pari a 1,20 euro a metro cubo, una spesa insostenibile solo per irrigare”.
Come vi siete trovati in questa situazione così critica?
“Purtroppo le infrastrutture degli invasi, che si trovano su Taranto e nelle Province, sono molto vecchie. Oggi perdiamo il 50% dell’acqua che viene raccolta a causa delle tubature, ormai corrose dal tempo. Se parliamo del centro-sud abbiamo dei Consorzi di Bonifica commissariati da 23 anni sottoposti ad una gestione ordinaria e mai straordinaria, oggi quella poca acqua che riusciamo a recuperare non basta a supportare il lavoro nelle terre. Inoltre, vogliamo che venga anche distribuita in maniera equa, perché non dimentichiamoci che parte dell’acqua raccolta finisce anche nell’acciaieria, con conseguenze negative per il settore agricolo, che passa in secondo piano”.
Quali sono i passaggi che andrebbero seguiti per arginare questo problema?
“Ci troviamo in una fase emergenziale, dove andrebbero stanziati anche dei fondi e misure di contrasto importanti associate a delle risorse forti per riuscire a superare queste criticità e poi una fase progettuale e programmatica che deve permettere il buon funzionamento degli invasi o crearne dei nuovi per evitare di ritrovarci tra qualche anno nella stessa situazione. Non possiamo continuare a prelevare acqua salata del sottosuolo perché questa a lungo andare ci rovinerà il terreno”.
Nonostante sia stato programmato, nel mese di aprile un Tavolo Tecnico sulla gestione sostenibile delle risorse idriche in Puglia e nell’ambito euro-mediterraneo, che ha fatto emergere una situazione diversa rispetto alla realtà, abbiamo intervistato l’Ing. Pasquale Coccaro, Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, per cercare di capire quali sono gli ostacoli che non permettono il miglioramento della la situazione nel nostro territorio.
Partiamo dall’invaso del Pappadai che costituisce una delle 81 “grandi dighe” presenti nel Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale…
“Si, nasce come invaso destinato all’approvvigionamento irriguo ed è stato completato nel 1997. È caratterizzato da un volume di 19,9 Mm3 ed un’altezza di 24,2 m. il suo attuale stato di esercizio è sperimentale perché vorrei ricordare che a causa di un dissesto del canale di adduzione all’invaso, non è stato possibile ricorrere alle operazioni di riempimento dello stesso, anche ai fini del suo collaudo”.
Sono stati completati gli interventi di ripristino…
“Il ripristino del canale è stato completato nel 2023, l’Autorità di Bacino, accogliendo una richiesta del Consorzio di Bonifica e dell’ex EIPLI (oggi Acque del Sud) ha espresso il proprio assenso al vettoriamento verso la diga del Pappadai della risorsa in esubero presso la diga di Monte Cotugno. Il trasferimento di risorsa in forma stabile necessita comunque di un aggiornamento delle previsioni dell’Accordo di Programma Basilicata-Puglia-Stato del 2016 in merito alla ripartizione della risorsa tra le due Regioni. Nel loro insieme lo stato funzionale delle opere e degli apparati andrà riverificato nel prosieguo delle operazioni di invaso sperimentale, sebbene si possa prevedere comunque la necessità di un loro revamping/potenziamento”.
Quando potrà essere effettivamente utilizzato?
“Attualmente, al fine di poter consentire l’adduzione di risorsa all’invaso in modo regolare dobbiamo procedere ad un aggiornamento delle previsioni dell’Accordo di Programma Basilicata-Puglia-Stato del 2016 in merito alla ripartizione della risorsa tra le due Regioni. L’Autorità ha chiesto alle due Regioni di attivare un Tavolo Tecnico per valutare le modalità tecnicamente sostenibili di trasferimento di risorsa invasata presso la diga del Sinni all’invaso del Pappadai”.
Quali possibili soluzioni concrete dovrebbero essere presentate all’interno di questo secondo Tavolo Tecnico?
“La prima manovra nei confronti degli eventi siccitosi, oltre alla necessità di ripristinare in toto la capacità di accumulo di risorsa della diga del Pappadai, è la gestione ottimale delle risorse disponibili. Questo può essere attuato attraverso la riqualificazione degli impianti esistenti, al fine di ridurre le perdite e con la scelta, nel settore agricolo, di colture a bassa idroesigenza”.
Ci sono delle strategie che possano aiutare il settore agricolo in maniera imminente ed evitare di perdere tutte le produzioni?
“La gestione di situazioni di ridotta disponibilità non può prescindere da azioni di ottimale utilizzo della risorsa idrica disponibile. L’Autorità, dal canto suo, nell’ambito dell’Osservatorio distrettuale per gli utilizzi idrici, al quale partecipa tra gli altri la Regione Puglia, ha individuato uno scenario di severità idrica specificatamente per il comparto irriguo, tanto anche al fine di supportare la verifica di eventuali situazioni di calamità naturale per effetto della siccità”.
Tra il dire ed il fare… magari ci fosse di mezzo il mare! In questo caso abbiamo solamente infinite pratiche, richieste, aggiornamenti e nemmeno una goccia d’acqua.


Giovanni
Quando uno non sa che dire è meglio tacere. Sarebbe d’obbligo per il ministro all’agricoltura conoscere le problematiche agricole del sud, ma in questo caso di conoscenza e di saperi non se ne può parlare vista l’attidudine naturale del ministro Lollobrigida alle gaffe. Lagricoltura meridionale e pugliese tra le più avanzate d’Europa e di qualità altamente apprezzate, dal vino all’olio, dall’ortofrutta agli agrumi in particolare, senza parlare delle qualificate produzioni di carciofi, meriterebbe maggiori attenzioni del governo. Ma del sud Italia non solo dell’agricoltua, pare che non importi e infatti: meno male che quest’anno “LA SICCITA’ HA COLPITO IL SUD”, come dice il ministro.