Il primo pub di Taranto non chiuderà mai

 

In 41 anni di birra, Annamaria ha “allevato” intere generazioni di giovani
Posted on 19 Maggio 2024, 15:46
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Era l’8 dicembre 1983, l’Immacolata di quarant’anni fa, quando Annamaria aprì il primo pub di Taranto, ma tempo non ne è passato da allora a guardarla spillare birra. È cambiato il nome del posto, il luogo dov’è ubicato, persino gli avventori, ma la storia resta scritta lì dov’è: nei faldoni della Camera di Commercio di Taranto in cui, al secolo, non avevano idea di cosa fosse un “pub” e, all’atto di registrazione dell’attività commerciale, lo scrivano ivi preposto si abbandonò alla delizia della traslitterazione quasi fonetica dell’esercizio, preferendo la denominazione di “pab” a quella concessa dai dizionari sparsi per la Gran Bretagna. Insieme ai suoi soci, Annamaria avrebbe voluto chiamare il locale “Pab” a mo’ di scherzo, ma quella sera – con l’aiuto dell’amica Lena, sua prima cliente in assoluto, impegnata nel contingentare bevitori in Piazza della Vittoria – iniziò a servire birra nera alla spina nel “The Pub” di Corso Umberto I.

Chissà quanti ettolitri di birra sono passati dalla spillatura di Annamaria in questi anni… E pensare che tutto ebbe inizio durante un viaggio in camper con amici che la portò a interfacciarsi con l’universo Mod in raduno a Rimini. L’ambientino pare fosse così ostile che l’armata preferì deviare verso l’Isola d’Elba, capitando in un pub piccolissimo di Porto Azzurro in cui i bevitori si dissetavano da grossi calici scroscianti il bruno nettare maltato, che ispirò Annamaria tanto da farle comprendere cos’avrebbe voluto fare nella vita. Certo è che chiunque avrebbe sortito una certa “ispirazione” dopo un conto da ben 50mila lire in quattro (cifra altissima per l’epoca, sic!), che non contemplò la cena luculliana a base di mazzancolle cui avrebbero potuto aspirare prima di scegliere quale piega dare alla serata. Ma il “The Pub” di Taranto non conosceva sosta – poggiando su una gestione prettamente familiare con ex marito, cognato e cognata – forse anche grazie all’ardimentosa giovinezza su cui posava: quel locale era sempre pieno. Nel 1986, però, l’attività di Annamaria dovette cambiare ubicazione spostandosi su via Cavour (dove adesso c’è l’“Alhambra”), con il nuovo nome “La Valle dell’Orso” e una gestione a due insieme all’ex marito. Gli affari andavano così bene che serviva ancor più spazio, per questo nel 1999 “La Valle dell’Orso” si trasferì definitivamente in Piazza Kennedy (nei locali che oggi ospitano “Sud”), aggiungendo un’insegna con la scritta “cervecería”; cioè “birreria” in spagnolo.

Insieme al suo attuale compagno profumato di Veneto, Paolo, Annamaria lavorava giorno e notte, senza sosta, e le serate andavano a gonfie vele, ma questi ritmi così serrati e la gestione di dieci dipendenti avevano snaturato il fine primo di quel che fu il “The Pub”, cioè costruire un certo rapporto con la clientela, mantenendo saldo il contatto con la realtà. “La Valle dell’Orso” era diventato un’autentica impresa, spersonalizzante e faticosa, in cui stabilire una relazione umana con gli avventori diventava ogni giorno più difficile. Ciò fino al momento in cui Annamaria non ne volle sapere più niente di pub ma, a un certo punto, a Paolo venne un’idea: trasferire nuovamente l’attività; questa volta un po’ più lontano dal Borgo Umbertino. Fu così che nel 2006 nacque l’attuale “Mosquito Pub” in Via Vaccarella; un luogo intimo dove il bancone è spartiacque di umanità e la bella chiacchiera alcolica primeggia in un’atmosfera quasi da “club”. Secondo Paolo, il pub si proiettò in una nuova ottica di mercato, anzi, in un’ignota filosofia commerciale: quella di offrire la propria persona prima ancora di servire la birra. Sarà per questo che i due scelsero il nome “Mosquito Pub”, dissociandosi dalla movida tarantina: nonostante la distanza dal centro cittadino, si sarebbero fatti sentire tanto da risultare “fastidiosi” come una zanzara.

E dopo 41 anni di onorata attività e presenza in città, lo scorso aprile è giunta la notizia: il “Mosquito Pub”, pur restando in marcia nei soli weekend, è ufficialmente in vendita. A 62 Anni (lei) e 66 anni (lui) il desiderio di cambiare vita ci sta tutto, acciocché la magia della “Public House” possa attraversare l’animo dei più giovani, camminando su gambe fresche di birra. I segreti e i sussurri, gli amori e i tradimenti, le menzogne e i cazzotti, le sbronze e i pentimenti, resteranno sempre appesi insieme ai boccali pieni di ricordi, fra le mura calde di un luogo fatto e pensato per raccontare storie e condividere esperienze, in totale controtendenza con l’epoca di grande alienazione da social network in cui è cresciuto. Il “Mosquito Pub” continuerà ad esistere e dal suo bancone zampillerà birra finché non sarà venduto, lasciando che il mondo appaia un posto migliore, almeno per il tempo di ingollare un sorso sul proprio sgabello di fiducia.

*Tutte le foto di Simone Calienno

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