“Food for Profit”, Innocenzi in sala a Taranto

 

Proiettato a Spazioporto il film "scomodo" per l'industria alimentare
Posted on 27 Maggio 2024, 17:42
7 mins

La giornalista Giulia Innocenzi e il regista Pablo D’Ambrosi scrivono che sono 387 miliardi i motivi per cui non si vuole che vada visto questo film. È indiscutibile, però, che c’è un motivo in particolare per cui “Food for Profit” va visto: aiuta a comprendere come gli allevamenti intensivi vengono finanziati attraverso miliardi di fondi pubblici che l’Europa destina a questi luoghi in cui si maltrattano gli animali, inquinano l’ambiente e rappresentano un pericolo per future pandemie. Prima della proiezione del film, tenutasi a Spazio Porto, il giornalista Gianluca Coviello ha moderato il dibattito tra la giornalista sopracitata e Gianluca Felicetti, presidente della Onlus LAV Italia. Si è parlato delle ragioni per cui le nostre tasse vengono utilizzate per finanziare questi luoghi immondi e disumani. Secondo Innocenzi lo si fa perché quella dei grandi gruppi industriali che stanno dietro agli allevamenti intensivi, e non ai piccoli allevatori, rappresentano una lobby. Sono i grandi gruppi che prendono la materia prima, cioè gli animali allevati che poi vanno a finire al macello, a guadagnare miliardi e miliardi di euro. La più grande azienda presente in questo film fattura 6 miliardi di euro e la più piccola 300 milioni di euro quindi si parla di grandissime aziende che grazie ai loro utili hanno dei grossi margini per investire in lobbismo. Giulia Innocenzi: “Nonostante l’Europa si professi il continente verde, con tutte le promesse che Ursula von der Leyen aveva fatto con il Green Deal, finanzia invece proprio questi luoghi. Questo è il frutto del lobbismo che noi mettiamo al centro in ‘Food for Profit’”.

I due registi di questo film hanno lavorato gratuitamente cinque anni per realizzarlo, sia perché ci vogliono anni per compiere delle inchieste in un certo modo e sia perché non avevano una casa di produzione a sostenerli. Le difficoltà sono proseguite anche quando il film è stato ultimato poiché non sapevano come distribuirlo avendo ricevuto diversi “no” da case di distribuzione e piattaforme. Si sono sentiti dire che “Food for Profit” era troppo internazionale o politico ma secondo la giornalista è proprio prerogativa dell’arte fare politica nel senso di dare delle spinte dal basso per denunciare dei problemi e cercare di spingere a trovare delle soluzioni. Davanti a tutti questi “no” hanno chiesto aiuto ai cittadini cercando di uscire in un modo un po’ carbonaro organizzando proiezioni nei salotti delle case delle persone sin quando grazie al passaparola si è raggiunta una viralità che ha portato i cinema a chiedere ai registi di proiettare il loro film. Alla fine sono diventati il quarto film più visto nei cinema italiani.

Oltre che nei cinema, è stato trasmesso anche dalla trasmissione giornalistica Report. A questo proposito Innocenzi ha ricordato che grazie al canone Rai, programmi come quello condotto da Sigfrido Ranucci, possono permettersi una libertà d’espressione rispetto ai vari poteri economici. Libertà che invece manca nei programmi e nelle redazioni che vivono solo di pubblicità. Si pensa che le pressioni più importanti siano politiche invece su molti temi è l’industria e l’inserzionista pubblicitario il primo censore delle inchieste. “Food for Profit” è dunque un film politico e in quanto tale ha trovato diverse difficoltà specialmente perché tratta temi, come il cibo, che fanno parte della nostra tradizione e della nostra cultura. In Italia il cibo è stato persino associato al “Made in Italy”. Di conseguenza, ha proseguito la giornalista, se si criticano i prodotti italiani si è definiti anti patriota o come coloro i quali criticano il sistema Paese e hanno come obiettivo quello di mandare in malora tutta una serie di persone. “Bisogna dire chiaro che tutto ciò che viene da allevamento intensivo non può essere un prodotto di qualità. Oltre il 90% di carne, latte e formaggio in Italia e in Europa proviene da allevamenti intensivi. La maggior parte dei consorzi DOP (Denominazione di Origine Protetta) viene dagli allevamenti intensivi ed è anche per questo motivo che cercano di coprire in tutti modi questo tipo di inchieste. Si vuole evitare di sfatare il mito del ‘Made in Italy’ perché va portato avanti soprattutto in quanto porta voti. L’attuale Governo ha deciso che il suo bacino elettorale di riferimento è quello degli agricoltori e degli allevatori quindi lo difende a spada tratta restando cieco davanti alla realtà”.

La giornalista ha voluto specificare di non porsi contro gli allevatori e gli agricoltori in quanto la crisi climatica costringerà ad un cambiamento che se affrontato oggi può essere accompagnato e lei sarebbe ben felice di destinare i soldi delle sue tasse ad una transizione ecologica reale per aiutare questa categoria di lavoratori a riconvertirsi in altri tipi di produzione. Se questa manovra non verrà fatta gradualmente, dato che i Governi marciano sulle decisioni a breve termine avendo come unico scopo quello elettorale, si troveranno costretti a dei cambiamenti radicali e obbligatori. Si sta facendo quindi il male degli agricoltori e degli allevatori ad assecondarli nelle loro richieste essendo loro vittime di un sistema che ha imposto loro l’intensività nella produzione. Giulia Innocenzi ha concluso con queste parole: “Se non avessero una produzione intensiva sarebbero fuori dal sistema quindi sono vittime di questo tipo di mercato. Il nostro capitalismo ha fallito e non ci porterà fuori dalla crisi climatica quindi bisogna cambiare modello economico per permettere a tutti noi di sopravvivere su questo Pianeta”.

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