Siamo arrivati al punto che l’assessore regionale ai Trasporti debba “elemosinare” a Trenitalia qualche collegamento ferroviario diretto tra Roma e Taranto dopo che per i prossimi tre mesi, quindi per tutta l’estate, sono stati cancellati i collegamenti tra il capoluogo jonico e la Capitale, a causa dei lavori di ammodernamento della linea ferroviaria nel tratto tra Eboli e Potenza.

“È necessario mitigare i disagi che inevitabilmente si presenteranno e si ripercuoteranno sull’utenza della città di Taranto. Un lungo periodo senza treni diretti, e con viaggiatori costretti a fare più cambi, potrebbe danneggiare una città come Taranto, meta turistica di grande attrattività”, ha precisato l’assessore Debora Ciliento nella lettera inviata ai vertici dell’azienda ferroviaria.

Un patatrac, questo, che accentua l’isolamento territoriale di Taranto, città, tra le più importanti del Mezzogiorno d’Italia (solo a parole), tagliata fuori dai grandi flussi turistici nazionali ed internazionali (meno male ci sono le navi da crociera approdano nel porto) e negli anni emarginata da ogni tipo di investimento e programmazione infrastrutturale (strade, aeroporti, ferrovia).

Tra l’altro Ferrovie dello Stato non ha mai voluto investire seriamente su Taranto emarginandola, dalla Puglia e prevedendo collegamenti diretti con il resto d’Italia quasi esclusivamente da Bari e Lecce.

Per far decollare il turismo, di cui tanti si riempiono la bocca, serve ben altro a cominciare, caro assessore Ciliento, da quell’aeroporto, l’Arlotta di Grottaglie, che potrebbe aprire almeno in estate ai voli civili. Ma evidentemente proprio in Regione Puglia da anni c’è qualcuno che non vuole che Taranto abbia un suo aeroporto.

Non ci si può di certo accontentare di un’altra elemosina, ossia il  futuro potenziamento dei collegamenti navetta tra Taranto e gli scali aeroportuali di Bari e Brindisi, attualmente insufficienti, addirittura interrotti alla domenica e spesso con orari scomodi con riferimento ad atterraggi e decollo voli.

Lo slogan “Puglia Easy to Reach” (“Puglia facile da raggiungere”), al di là del ritardo degli Enti locali nel presentare progetti che riguardino la mobilità nel Territorio, è l’ennesimo schiaffo in faccia a Taranto ed ai tarantini ma anche a quei turisti che vorrebbero raggiungere l’ex capitale della Magna Grecia.

Ricordiamo, inoltre, che per arrivare a Taranto in auto, la faccenda è complicata da sempre visto che l’autostrada si ferma a Massafra (19 km dal capoluogo jonico) e la modalità di raggiungimento prevede il passaggio in una strada già da sé intasata di traffico, caratterizzata da una lunga serie di rotatorie.

Speriamo in un futuro non tanto lontano, prima magari di approdare nello Spazio grazie ai voli suborbitali dell’aeroporto di Grottaglie,  di ascoltare uno slogan come “Taranto Easy to Reach”…

6 Responses

  1. Noi parliamo tanto per dare fiato alla bocca?
    Vediamo le cose una per volta:
    1) Autostrada ferma a Massafra dove sarebbe impossibile proseguire visto che il percorso è ostruito da numerose attività commerciali e imprenditoriali fin dagli anni 60, le quali, oltretutto, impediscono anche l’allargameto della provinciale
    2) Aereoporto di Grottaglie non utilizzato per voli civili da almeno 35 anni con qualche eccezione durata 15 giorni con piccoli aerei. In ogni caso non ci sono state mai compagnie importanti che si sono proposte anche ponendo condizioni. Inoltre Grottaglie avrebbe un bacino di utenza limitato al massimo alla città di Taranto e pochi comuni dell’area orientale visto che a poca distanza c’è Brindisi che serve un’area molto più ampia compresa tutta la provincia di Lecce. Il che rende Casale molto attrattivo per le compagnie. L’area occidentale della nostra provincia va e andrebbe su Bari per ragioni di vicinanza.
    Perciò bisogna farsene una ragione e pensare ad un uso diverso di quel sito;
    3) Collegamento ferroviario tra Taranto e Roma fino al 1992 non c’era un collegamento diretto via Potenza Napoli, ma solo passando per Bari o facendo cambio con mezzi sostitutivi. Quando fu attivato il collegamento diretto ho viaggiato per circa dieci anni su quella tratta e posso garantire che all’arrivo nella stazione di Taranto nel treno c’erano tre o quattro viaggiatori per carrozza. Stessa cosi dicasi per i treni provenienti dal nord in partenza da Milano o Torino. Ovvio che tali dati, consolidati, rappresentano un investimento in perdita e senza ritorno economico per Trenitalia. Naturalmente Taranto non può rimanere isolata, ma non è a Trenitalia che la comunità jonica o l’assessore regionale devono rivolgersi quanto al governo nazionale che comunque ha sempre coperto i costi per garantire un servizio ferroviario anche su tratte poco redditizie.
    PS
    Non si capisce perchè il sindaco non va ad incatenarsi sui binari della stazione, magari quando si assenta senza motivo dalle sedute del consiglio comunale, oppure perché i parlamentari di governo non pongono il problema al ministro dei trasporti Salvini.

    1. Gentile lettore, apriamo il fiato per dare voce al malcontento dei cittadini, se poi ci consiglia la rassegnazione, rispettiamo il suo pensiero ma non condividiamo

      1. Assolutamente no, non propongo nessuna rassegnazione circa i bisogni di miglioramente della qualità della vita e delle possibilità di crescita e sviluppo del nostro territorio. Credo che sia necessario, da parte dei cittadini, degli operatori economici e dell’informazione, individuare obiettivi realistici e interlocutori adeguati. Grazie per l’opportunità che offrite. Vi auguro ogni successo nel sostenere le cose in cui credete anche al di là dei possibili esiti.

      2. Lei parla di dar voce ai cittadini, ma dove sono in un territorio completamente abbandonato dove ingiustizie sociali sono ormai vissute come normalità? Una città che sfiora quasi sempre l’ultimo posto nelle classifiche come qualità di vita, reti di comunicazioni fatiscenti, realtà imprenditoriale con trend negativo, spopolamento di forze giovani, assenza di appeal imprenditoriale extra territoriale.
        Ed ancora non sento una voce forte di sdegno e lotta.
        Buon risveglio di anime e coscienze

  2. Sono anni ormai che puntualmente con l’arrivo dell’ estate, Rete Ferroviaria Italiana (proprietaria dell’ infrastruttura), chiude la tratta Battipaglia-Metaponto, con la scusa dei lavori di potenziamento infrastrutturale, per ridurre i tempi di percorrenza…che pero’ sono sempre gli stessi (da Taranto a Salerno non si scende sotto le 3h e 15 minuti se fila tutto liscio). Ma questa e’ una decisione che penalizza piu’ la Basilicata che Taranto, dal momento che basterebbe prolungare fino al capoluogo Jonico, un paio di Frecce Bari-Roma e viceversa, piu’ la coppia di Intercity Roma-Bari. Va ricordato che con l’apertura della linea Matera-Ferrandina, Taranto non solo perdera’ il Frecciarossa per Roma/Milano/Torino (che oggi esiste perche’ pagato con i soldi della regione Basilicata), ma anche le due coppie di Intercity per la capitale; tutti questi collegamenti infatti, avranno origine dalla citta’ sei sassi. Quindi la soluzione Taranto-Roma via Bari, e’ da attuarsi subito, e’ piu’ comoda e veloce, perche’ grazie alla linea Alta Capacita’ Bari-Napoli, si potra’ andare da Taranto a Roma in poco piu’ di 4 ore. La Battipaglia-Metaponto era e sara’ sempre una linea di montagna, poco adatta al Frecciarossa. Non sono d’accordo riguardo allo scarso utilizzo da parte dei tarantini dei treni a lunga percorrenza; due settimane fa il notturno per Milano si e’ riempito quando e’ giunto nella stazione del capoluogo, idem i treni per Reggio Calabria e la freccia per Milano del mattino. E’ chiaro, per rendere piu’ appetibili tali collegamenti, occorre ridurre i tempi di percorrenza, che spesso sono biblici. Inoltre, con la riqualificazione della linea del Mar piccolo, si potrebbe portare la ferrovia fino a San Giorgio e alla zona est del capoluogo. La vera offesa e’ vedere la macchinetta automatica ed il bar chiuso in una stazione cosi’ importante…La stazione ferroviaria e’ il biglietto da visita della citta’…
    Un saluto,
    Giuseppe (Martina Franca)

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