| --° Taranto

Quando si parla di un fenomeno confermato dalle evidenze si rischia di risultare ridondanti, ma anche nella piccola redazione di un giornale locale capita che l’informazione superi l’immaginazione. “Mediaticamente parlando” non è un buon periodo per Taranto (forse il “periodo” dura dall’approdo di Falanto, ma il punto non è questo), e a qualcuno non va proprio giù l’immagine riflessa nello specchio di una realtà immune da ogni tentativo mistificatorio, poiché soggiacente all’intelligibile percezione di chi, quotidianamente, fa a pugni con la città.

Soltanto una settimana fa la comunità tarantina dibatteva sulla rispondenza alla realtà dei dati elaborati da Lab24 nello studio “Qualità della vita: bambini, giovani e anziani” relativo all’anno 2023. Come riportato in questo articolo, sul totale delle 107 province italiane, quella tarantina risulta al 106° posto per la qualità della vita dei giovani, al 75° per quella degli anziani e all’82° per quella dei bambini. È il caso di dire che Taranto non era riuscita ad eccellere neppure nel disastro generazionale che coinvolge i residenti fra i 18 e i 35 anni, lasciandosi sommessamente superare dal Sud Sardegna, ma grazie ai potenti mezzi tecnologici della Commissione Europea in collaborazione con Istat – e, probabilmente, poiché quanto segue riguarda il solo comune e non l’aggregato provinciale – il capoluogo ionico è riuscito a conquistare l’ambito ultimo posto in “qualcosa”. Questa volta non c’è un “potere oscuro” che punta il dito contro Taranto, né i freddi parametri tecnocratici del giornale di Confindustria ad osservare i Due Mari con sguardo arcigno. Scorrendo con gli occhi la classifica “Quality of life in European cities” sembra di ascoltare il Grillo Parlante de “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi, perché quando l’esecutivo europeo nelle mani di Ursula von der Leyen ha raccolto i numeri prodromici alla costituzione di tale ricerca, lo ha fatto usando il dato più genuino che esista: la percezione umana.

A scanso di equivoci “Quality of life in European cities” compendia i risultati di 26 città italiane più 59 appartenenti ad altri Paesi UE, con il fine di “accrescere la conoscenza sulla qualità della vita percepita in ambito urbano”, come si evince dal sito dell’Istat. Leggendo questa frase al contrario, si può dire che Taranto è ultima in classifica con un “indice di gradimento” medio pari al 47,8%, a proposito della soddisfazione espressa dalle persone sul vivere nella propria città. Per chi fosse immune alla verità in percentuale, si afferma che su dieci persone che passeggiano ogni giorno su Via d’Aquino, più della metà di loro non è soddisfatto di vivere a Taranto. Del resto, come si può essere “felici” di vivere a Taranto quando viene negata gran parte della diagnostica e della prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale per cui si pagano le tasse? O quando in famiglia sono più i disoccupati, gli inoccupati e i pensionati che i lavoratori? O, ancora, quando una vertenza industriale dura più della vita umana? E, per giunta, quando i trasporti pubblici sono forniti direttamente da Playmobil? Tali domande potrebbero continuare all’infinito, ma sfiorerebbero la sterile polemica, servile più ai sostenitori del trittico “sole, cuore e mare” che alla critica ragionata della condizione di un Terzo (e Quarto) Stato ridotto a sopravvivere fra tiepidi sotterfugi e sorprendenti stravaganze; unito dalla disperazione per un avvenire orbato.

Il Cartogramma di Istat: “Persone soddisfatte di vivere nella propria città”. Cliccando sull’immagine è possibile consultare le tabelle ufficiali con i dati completi. Taranto appare altresì negativa sulla percezione della qualità della vita rispetto a cinque anni fa, e mantiene una posizione di fondo classifica nella maggior parte degli indici presi in considerazione dalla Commissione Europea.

Due sono le principali criticità che balzano dalle tabelle fornite da Istat: innanzitutto, sino a metà classifica appaiono solo sei comuni italiani (Trento al 1° posto, Trieste al 9°, Cagliari al 18°, Bergamo al 24°, Brescia al 30°, Bolzano al 36°), tutti ricadenti nell’estremo Nord del Paese a sola eccezione di Cagliari (a sua volta parte del summenzionato e, a quanto pare, disastrato Sud Sardegna, aprendo un vortice spazio-temporale di idioscincrasie che, a confronto, interpretare i viaggi in “Interstellar” di Nolan diventa un gioco da ragazzi). Oltre al divario interno al territorio italiano, emerge il gap congenito all’Unione Europea fra l’Italia e le “fredde” città del Nord (ma anche dell’Est) come Copenaghen, Stoccolma, Lipsia, Danzica, Anversa, Cluj-Napoca… La lista è, purtroppo, interminabile, e viene da pensare che i tarantini siano un popolo troppo abituato a piangersi addosso, se sono più “felici” di vivere nella propria città persino gli abitanti di tanti luoghi che “sole, cuore e mare” non sanno neppure cosa siano per via di latitudine, cultura e clima.

La vera domanda è: quanto c’è di vero in tutte queste classifiche che “girano” fra centri di ricerca ed istituzioni? L’inferenza statistica è un processo di generalizzazione limitato al campione preso in esame, ed anche se è quasi impossibile conoscere l’opinione di ogni essere umano su un determinato tema, la precarietà dell’esistenza stessa richiede all’umanità di formare delle “certezze” terrene, pronte ad essere smentite da quelle elaborate ad opera dei posteri. Persino la Giustizia funziona così nelle democrazie contemporanee, anche se con un alto livello di accuratezza. Per le certezze assiomatiche ci sono le confessioni religiose, i talk show televisivi e i partiti politici, ma la matematica resta l’unica scienza nemica della democrazia (e, per questo, funziona). Infatti, non si saprà mai con certezza quanto siano esattamente soddisfatti i cittadini dal proprio stile di vita urbano ma, considerando che i dati riportati sono relativi al 2023, e che dalla 1^ alla 37^ posizione la forbice di gradimento va dal 95,4% al 90%, si può tranquillamente affermare che seppur dovessero essere intervistati tutti i trentini (i primi) e tutti i tarantini (gli ultimi), il risultato si scosterebbe di molto poco, negando il Vangelo di Matteo. Dulcis in fundo, vale la pena di prendersela con Istat e con la Commissione Europea se i tarantini continuano a scappare dalla loro città o a viverci male?

Troppo spesso, nei comunicati stampa che giungono in redazione da Comune, Provincia e Regione, si scopre una Taranto che è già proiettata all’anno 3000 alle voci di sostenibilità ambientale, commercio, trasporti, cultura, urbanistica, attività produttive e persino sanità, ma quando si sottolineano le mestizie afferenti al continuo “panem et circenses” di cui è correo ogni singolo meridionale (perennemente distratto da “sole, cuore e mare”) si rischia di passare per delatori o, peggio, “pesantoni”. Del resto, se nel mondo fosse andato tutto bene non sarebbe nato il giornalismo che – almeno in teoria – avrebbe il dovere di fornire un’interpretazione veritiera dei fatti. E la verità è che tante cose buone stanno accadendo a Taranto in questi anni: la città è un perpetuo cantiere edilizio, gli eventi brulicano in ogni grande teatro del centro o anfratto di periferia, la mobilità vive una fase rivoluzionaria, ma delle due una: o il campione preso in considerazione da Istat unisce una serie di “pazzi” da accompagnare al più presto in un istituto psichiatrico, o questi “pazzi” per “sentirsi a casa” non avvertono il bisogno dell’ordinarietà. Tante delle opere che sono adesso in fase attuativa, rappresenterebbero, infatti, un’ideale “ordinaria amministrazione” in una città normale dell’Occidente. A Trento non è una notizia se viene rifatto il manto stradale di una via, semplicemente perché un brecciolino scevro di crateri lunari è una misura minima di civiltà per distinguersi dal c.d. “Terzo Mondo”, condannato a percorrere sterrati e terra battuta. A Taranto, invece, se l’amministrazione comunale riprogramma il lavaggio notturno delle strade, sembra che Kyma Ambiente sia prossima al processo di beatificazione per volontà di Papa Francesco quando, invece, è “normale” – meravigliosamente, sorprendentemente, igienicamente normale – lavare le strade di un Comune che conta oltre 185.000 abitanti; annuali pagatori di Tari.

Invero, i cittadini di Taranto sono liberi di riconoscersi o meno nel campione preso in esame da Istat. Costoro possono decidere in piena autonomia di non prendere in considerazione questo presunto “disfattismo” o “pessimismo”, che viene scagliato contro chiunque non si accontenti di un ombrellone piantato in spiaggia, di un ruoto di cozze “allattamate” e di una bottiglia per sbicchierare insieme agli altri homo sapiens in costume. Il fortunato che ha affermato di vivere bene a Taranto ha il pieno diritto di discostarsi da questi maledetti “poveri” che si lamentano sempre: “sole, cuore e mare” attendono le anime belle e le pance piene. Serve nuovo materiale fresco per farcire le storie di Instagram e rimpinzare i social di autoreferenziali #nonveniteinpuglia, nella speranza che il prossimo fine settimana il cielo sia sereno, perché se piove niente mare. E se non c’è neanche il mare altro che 47,8%: la città potrebbe finire sull’orlo di una crisi di astinenza da ozio nel giro di poche ore. Il mare è fondamentale per vivere bene, forse perché molti tarantini hanno le branchie o, forse, perché se non ci fosse quello specchio d’acqua madida finirebbero per andare a votare alle Europee dell’8 e 9 giugno per pura “noia”. E non c’è niente di peggio che trovarsi davanti a una scheda elettorale laconica, distante, priva di risposte: è meglio fare un bel tuffo.

11 risposte

  1. Dalla vostra testata (Lion) difendete quasi sempre a spada tratta l’impianto siderurgico, addirittura colpevolizzando la magistratura, per eccesso di iniziativa.. Sareste felici di vivere vicino a chernobyl ? Forse molti guardando l’orizzonte hanno imparato ad eliminare le ciminiere, le nuvole nere, le navi di minerale, le petroliere.. Ormai l’hanno capito tutti. e’ una città che provoca malattia e morte, come si può essere allegri e soddisfatti? Decine di decreti, accanimento, senza MAI ascoltare i tarantini..Una volta che qualcuno lo fa, quale poteva essere l’esito? Ovvio che tutti vogliono andarsene.. E lo fanno,,Ma non è possibile per tutti, si è costratti. Non è l’unico posto così al mondo? Può darsi, però altrove c’è stata spesso compensazione. Taranto non ha avuto nulla in cambio.

    1. E che nel brodo freddo fa schifo anche il meglio. A parte la metafora spontanea, sembra che nessuno voglia mai guardare le cose come stanno. Eppure basterebbe prendere una cartina di Google Maps per vedere che Taranto è una città in carcere. Priva di essere e sentirsi una città. Poi per carità, ognuno ha un suo punto di vista, condizionato malgradamente dal pensiero critico che nell’ambito informativo ‘viene a mancare’ volente o dolente.
      Partiamo dal borgo dove viverci non è più attrattivo. 1\3 del borgo è inaccessibile. Proprietà privata di uno stato che dei cittadini (in questo caso di Taranto) se ne fotte da quando esiste la repubblica. Dico, dal ponte girevole fino a cimino è fatiscenza del genio militare. Nessun civile c’è mai entrato. Nessuno sa che c’è li. Un po’ più giù, riparte lo scempio statale e militare che ha istituito una base navale militare a udite udite… 5 metri dal centro urbano. Come se la marina volesse difendere i cittadini da vicino. Wow che fortunati i tarantini. Manco l’Ilva riuscirebbe a tanto che di metri ne misura 100 di distanza dal centro urbano e senza nulla togliere alla raffineria e a tutto il comparto industriale. Continuo con le innumerevoli e inaccessibili aree militari o demaniali per addolcire il concetto si usa dire ‘demaniali’. Decine e decine che ingombrano, impediscono, complicano anche una sola passeggiata, senza nemmeno pensare ad uno sviluppo urbano e territoriale.
      Insomma, se a nord tutto è chiuso, a sud idem (eccetto per lido Taranto 50mt di spiaggia pubblica), a sinistra tutto è fatiscente e velenoso, solo a destra c’è un po’ di sbocco e Taranto 2 ne è la concreta prova anche in assenza di adeguata viabilità…
      Come e perché dovrebbero essere minimamente felici i tarantini?
      Pensiero critico. Dovrebbe essere importato anche ai mezzi di informazione italiani. E tarantini.
      Saluti

    2. Condivido, sottoscrivo e risottoscrivo le parole di Ciccio; e ribadisco chi scrive ,il corriere di Taranto, sul tema inquinamento si dice “getta la pietra è nasconde la mano” voi parlate della scarsissima performance di Taranto come città vivibile ed accogliente e avete il pieno appoggio di tutti perché è vero ; ma poi date la colpa alla pulizia delle strade ai mezzi pubblici…. e fate finta che il siderurgico la raffineria non esista: sembra che chi scrive non sia di Taranto e forse bisogna essere forestieri per far capire lo scempio che vi portate addosso. Quando una città vive assediato da una fabbrica non c’è bisogno di chiedersi come mai si è ultimi in classifica cioè bisogna essere poco lucidi per farsi questa domanda! I tarantini devono ribellarsi ma se l informazione incolpa la pulizia delle strade …. mi dispiace dirlo o ci sei o ci fai

  2. Appena qualche giorno fa è stata pubblicata sui maggiori quotidiani nazionali questa notizia: “Taranto è tra le 250 città più felici del mondo. E i tarantini, di conseguenza, sono tra i più felici del mondo. Lo studio è dell’Happy City Index, che ogni anno valuta quasi 700 grandi città dall’Europa all’America e realizza una graduatoria per l’indice di felicità dei residenti. Un po’ a sorpresa – viste le ultime classifiche italiane non proprio lusinghiere – la città dei due mari risulta al 211esimo posto mondiale e al sesto in Italia”. Il virgolettato è tratto dal Quotidiano di Puglia ma, come ho detto, potete trovare la stessa notizia anche su altri giornali. Se non erro, il “Corriere di Taranto” non ha pubblicato questa notizia e chiaramente mi chiedo, e Vi chiedo, il perché. Quanto invece alla notizia pubblicata oggi, sento puzza di propaganda antimeridionale ed antitarantina in vista della prossima stagione estiva. Come disse Andreotti, “a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.

    1. Gentile lettore, non l’abbiamo pubblicata perchè la riteniamo poco credibile, distante dalla realtà….e ce ne duole.. Pensare male è lecito ma non è qui da noi che può farlo, noi abbiamo i piedi ben piantati per terra e siamo realisti..Amiamo questa città bella e maledetta ma da qui a pensarla con gli abitanti tra i più felici al mondo non ci saremmo mai arrivati

      1. Fidatevi, la classifica che ho citato non è meno credibile di quelle che pubblicate di solito e che vedono tra le città più vivibili città come Firenze e Bologna; io ho vissuto diversi anni in entrambe e non ci tornerei neanche se mi pagassero. Se poi per Voi è più vivibile una città senza mare e con qualche piscina comunale rispetto ad una città come Taranto che ha un mare stupendo, fate pure; a Taranto delle piscine non sappiamo proprio cosa farcene. Purtroppo il vero grosso problema di questa città è un “tafazzismo” cronico e capillare difficile da estirpare.

    2. Guarda Lorenzo, permettimi il tu, le due classifiche effettivamente sono quasi contraddittorie ma credo valutino in modo diverso la cosa nella classifica internazionale non ci sono tutte le citta della puglia e credo che la valutazione sia stata forse fatta a campione. Non azzardo valutazioni; io personalmente non sono di Taranto ma a me piace tantissimo questa città la sua storia le sue bellezze naturalistiche,che vengono costantemente sminuite a tutti i livelli, se non ci fossero i problemi enormi che affliggono la città mi ci trasferirei all istante.

      1. Le classifiche sono sicuramente contraddittorie ma, come tutti i sondaggi, sono influenzate da vari fattori (campione intervistato, domande effettuate, ecc.). Concordo completamente con Alberto sulla bellezza di Taranto ma il problema non risiede sulla sua bellezza o meno. Il problema risiede nel cittadino tarantino che ha poca cura della sua città. In una intervista eventuale, se viene intercettato un tarantino che “insudicia” la città, il suo parere trascurerà la sporcizia che imperversa in tutte le vie. Se fosse intervistato un lavoratore dell’AdI, costui trascurerà l’inquinamento salvo che non abbia avuto vittime in famiglia. Un tarantino che non rientri in queste categorie, osserverà la sporcizia “di terra” e “dell’aria”. Motivo per cui i sondaggi (di qualsiasi genere siano) vanno presi “per info” e mai per “valore assoluto”.
        Taranto è una bellissima città ma ha assolutamente bisogno che venga rispettata dai suoi abitanti e ben governata dall’Amministrazione Comunale affinché la sua bellezza possa risplendere e far innamorare anche i forestieri!

  3. E che nel brodo freddo fa schifo anche il meglio. A parte la metafora spontanea, sembra che nessuno voglia mai guardare le cose come stanno. Eppure basterebbe prendere una cartina di Google Maps per vedere che Taranto è una città in carcere. Priva di essere e sentirsi una città. Poi per carità, ognuno ha un suo punto di vista, condizionato malgradamente dal pensiero critico che nell’ambito informativo ‘viene a mancare’ volente o dolente.
    Partiamo dal borgo dove viverci non è più attrattivo. 1\3 del borgo è inaccessibile. Proprietà privata di uno stato che dei cittadini (in questo caso di Taranto) se ne fotte da quando esiste la repubblica. Dico, dal ponte girevole fino a cimino è fatiscenza del genio militare. Nessun civile c’è mai entrato. Nessuno sa che c’è li. Un po’ più giù, riparte lo scempio statale e militare che ha istituito una base navale militare a udite udite… 5 metri dal centro urbano. Come se la marina volesse difendere i cittadini da vicino. Wow che fortunati i tarantini. Manco l’Ilva riuscirebbe a tanto che di metri ne misura 100 di distanza dal centro urbano e senza nulla togliere alla raffineria e a tutto il comparto industriale. Continuo con le innumerevoli e inaccessibili aree militari o demaniali per addolcire il concetto si usa dire ‘demaniali’. Decine e decine che ingombrano, impediscono, complicano anche una sola passeggiata, senza nemmeno pensare ad uno sviluppo urbano e territoriale.
    Insomma, se a nord tutto è chiuso, a sud idem (eccetto per lido Taranto 50mt di spiaggia pubblica), a sinistra tutto è fatiscente e velenoso, solo a destra c’è un po’ di sbocco e Taranto 2 ne è la concreta prova anche in assenza di adeguata viabilità…
    Come e perché dovrebbero essere minimamente felici i tarantini?
    Pensiero critico. Dovrebbe essere importato anche ai mezzi di informazione italiani. E tarantini.
    Saluti

  4. I peggiori nemici di Taranto potrebbero essere trovati fra i suoi cittadini che non riescono a contenere una giusta ira ricordando gli ignoranti a cui si sono affidati in passato….dopo anni di tentativi la frustrazione vissuta da onesti lavoratori che avevano creduto in Prodi (cosa ha studiato alla università se ha poi messo una Italsider nel bel centro di una città?…e gira ancora come fonte di dottrina!!!).

  5. I tarantini saranno felici e di molto quando:

    1 gli ingrati ospiti avranno finalmente tolto il disturbo trasferendosi magari a una 50ina di km verso la costa jonica. Quindi via arsenale, via muraglioni, via aree militari, via porto militare via tutte le strutture e infrastrutture militari dalla città e dintorni. Quindi Taranto sarà finalmente una città normalizzata.

    2 se il governo vuole l’ilva e la raffineria perché nessun partito vuole rinunciare ai voti, be se le portassero volentieri a Roma o comunque altrove. Lo spazio occupato dal distretto industriale di Taranto deve essere turistico e residenziale. Certe logiche le insegnano alla scuola dell’obbligo.
    È paradossale che dove vivono numerosi i tarantini ci siamo una viabilità del tutto insufficiente e dove regna fatiscenza veleno precarietà e non ci vive praticamente nessuno vi siano superstrade autostrade e stradoni.

    3 in un ottica temporale adeguatamente lunga, Taranto esisterà ancora per vari secoli e millenni e sarà investita dall’evoluzione inesorabile del tempo. Vogliamo essere sempre tra gli ultimi? Arrivare sempre per ultimi? Oggi è già tardi per costruirsi un obiettivo da raggiungere domani. Certo, pensare in certi termini sembra utopia. Licurgo e infiniti altri hanno trasformato ogni utopia in realtà con la costante della perseveranza.

    Tarantino è chi si sente tale e vuole restare tale.
    Buona serata.

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