Taranto “ha fatto anche cose buone”. Non treni in orario, bonifiche e pensioni, ma un buon quinto posto nella graduatoria delle Province con più di 500.00 abitanti nell’ambito del Rapporto Censis “Green & Blue Index – Transizione Ecologica 2024”. Nell’ultimo periodo Taranto, sia a livello provinciale che comunale, non era apparsa al meglio del suo stato di salute sulla stampa nazionale, principalmente a causa delle statistiche: “Qualità della vita: bambini, giovani e anziani” elaborata da Lab24 e “Quality of life in European cities” sviluppata dalla Commissione Europea in collaborazione con Istat. Si era altresì commentato lo stato dell’arte del verde pubblico urbano stando ai dati diffusi nel Rapporto “Ecosistema urbano” 2023 di Legambiente e Ambiente Italia e nella I Edizione del “Monitoraggio sulla gestione della vegetazione urbana nei Comuni della Puglia – Città più verdi di Puglia” di Legambiente Puglia.

Ma non può piovere per sempre. Leggendo il rapporto Censis, si scopre che la provincia tarantina è molto avanti in materia di transizione digitale e transizione verde, tanto che sul frontespizio dello studio è chiaramente scritto “Città e filiere industriali alla guida della trasformazione”. Come si è già accennato negli articoli linkati sopra, ci si inizia a domandare quanto sia grande la discrepanza fra i risultati di questi studi e la percezione della realtà da parte dei cittadini, ma senza ulteriori istruttorie si deve riportare che la provincia ionica risulta al primo posto della sua categoria dimensionale per quanto riguarda le “imprese”. Gli indicatori che concorrono a tale risultato sono molteplici, e considerano una forbice temporale fra il 2018 e il 2023, offrendo la cartina al tornasole di un tessuto imprenditoriale che, seppur dilaniato dalla chiusura di tanti esercizi, sta man mano maturando una forte coscienza ecologica, riducendo il proprio impatto ambientale con tutti i mezzi a sua disposizione.

Bellissima prova anche per quanto riguarda il “contesto”, al secondo posto subito dopo Bolzano e prima di Treviso, con indicatori che rispondono a dati inerenti il periodo dal 2012 al 2023. Fa, in particolare, riflettere l’indicatore “Dotazione di centraline fisse di monitoraggio della qualità dell’aria (numero per centomila abitanti)”; strumenti con cui l’hinterland tarantino ha parecchia confidenza a causa dell’inquinamento industriale. Un altro degli indicatori che potrebbe aver aiutato Taranto nel piazzamento è “Metri quadrati di verde urbano per abitante nei Comuni capoluogo di provincia”, e ciò confermerebbe i report di Legambiente. Per quanto concerne la “popolazione”, però, Taranto è diciannovesima, su dati che attendono gli anni dal 2012 al 2022. A tal proposito potrebbero aver concorso negativamente i pessimi risultati della raccolta differenziata del capoluogo e la senilità del parco auto e moto attualmente circolante nell’intera provincia. Ad ogni modo, è giusto rilevare che non tutto è perduto: chi amministra “ha fatto anche cose buone” e gli va riconosciuto.

Anche se la percezione, poi (va detto), non è che sia così rosea in città e in provincia: “è triste Venezia”, come si suol dire in zona quando qualcosa continua ad andare a rotoli con tono letterariamente fatalista. Venezia, però, non è poi così triste: è la sesta in classifica fra le città metropolitane. Quot capita, tot sententiae; intanto è fondamentale incrociare le dita e lavorare pancia a terra con le risorse del Pnrr, del Jtf e di Transizione 5.0: le tre sfide per la vera transizione ecologica e digitale del Paese passano soprattutto da qui, e sulla loro attuazione non c’è classifica che tenga.

*Foto in evidenza di Simone Calienno

2 Responses

  1. Innanzitutto bisogna correggere la posizione in graduatoria: non quinta ma sesta a pari punteggio di Padova.
    Altra nota è che si parla di Provincia (non dovevano essere abolite?) e non di Taranto Comune. Nella nostra provincia ci sono sempre stati Comuni che eccellevano, vedasi a titolo di esempio Grottaglie nella raccolta differenziata.
    Inoltre, han fatto punteggio anche (forse sarebbe meglio dire “soprattutto”) le Imprese che, spinte dalla richiesta di maggior “green”, hanno intrapreso la via dell’innovazione.
    Il numero delle centraline di monitoraggio aria sarebbe meglio non metterlo in risalto, considerando il motivo base che ne ha causato l’installazione.
    Per il verde pubblico dei Capoluoghi ringraziamo l’esistenza, sebbene trascurata se non dimenticata, della Villa Peripato perché altro verde non ce n’è granché. Anzi, sembra che ci sia la tendenza ad abbattere gli alberi anziché piantumarli come da promesse elettorali ed imposizioni “green”.
    Quindi, in conclusione, mi piacerebbe urlare EVVIVA ma Venezia rimane triste.
    Ah, dimenticavo di chiedere a quanti di voi capita di essere in coda dietro un’auto che emette “fumogeni”? Forse solo a me succede spesso?

  2. Prima posizione come trascuratezza ,abbandono e scarsità di contenuti ,oggi alla tv stavo sentendo dell’approdo della costa pacifica ,la gente buttata in mezzo la strada ad aspettare per l’imbarco ,non c’è un terminal passeggeri ,una pensilina ,dei servizi pubblici almeno per i più piccoli o per le persone anziane ,ho provato imbarazzo e vergogna c’erano persone dalla Toscana ,perdonateci siamo alle prime armi … siamo gestiti da incapaci totali .questa città paesotto comune o provincia del cappero sembra nata ieri è a oggi si trova ai piedi di Cristo .

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