Sarà un consulente tecnico a valutare il destino di Acciaierie d’Italia Holding spa (per decreto del ministero delle Imprese guidato ad Adolfo Urso in amministrazione straordinaria dallo scorso 17 aprile), mentre i commissari e la procura di Milano (che nei giorni scorsi con una memoria di 8 pagine ha chiesto al Tribunale fallimentare di dichiarare l’insolvenza e dunque il fallimento per Acciaierie d’Italia Holding (Adhi), la mamma di tutte le società, già in parte dichiarate fallite, che gestiscono in fitto gli impianti e i siti produttivi dell’ex Ilva) insistono con la richiesta di insolvenza – che serve a far partire di fatto l’amministrazione straordinaria – visto che a giudizio dei pm “c’è un conflitto tra soci ormai insanabile e non si riesce a uscirne“. È questo l’esito dell’udienza che si è tenuta davanti alla giudice del tribunale di Milano, Laura De Simone. La richiesta di insolvenza arriva dopo che anche la holding è finita in amministrazione straordinaria, come già accaduto alle sue controllate Acciaierie d’Italia Spa e alle società satellite (AdI Energia Srl, AdI Servizi Marittimi Srl e AdI Tubiforma).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/17/anche-adi-holding-commissariata/)

Sul fronte della gestione degli impianti, è stato ricordato che lo scorso 31 maggio è scaduto il contratto di locazione tra la vecchia Ilva di Taranto e Adi Holding e quello nuovo sarebbe stato stipulato non più con la capogruppo, ma con la controllata Adi Spa (cioè la società operativa) mentre per la holding si attende la nomina di uno o più consulenti tecnici per decidere, o meno, per l’insolvenza, dopo che le società Ilva in AS e AdI in AS hanno sottoscritto una proroga dello stesso accordo al 2030. E questo mentre non è ancora chiaro il destino del credito vantato ad oggi da Invitalia che a suo tempo fece un finanziamento soci di 700 milioni a favore di Adi Holding. “L’udienza è andata molto bene – spiega all’uscita l’ex a.d. di Adi, Lucia Morselli – il giudice ha capito che la situazione è complessa e, quindi, nominerà dei consulenti, ci sarà uno studio, la materia è complicata. Quanto ai tempi, vorrei che fosse presto ma non dipende da noi. Abbiamo sempre fiducia nella magistratura. Io so che i giudici sono correttissimi e molto indipendenti”.

Sono ad oggi circa 1500 i creditori che hanno fatto istanza per insinuarsi nello stato passivo di Acciaierie d’Italia e che si ritroveranno all’udienza del 19 giugno prossimo a Milano – dove ci sarà l’adunanza per l’esame dei conti davanti al giudice. Si preannuncia quindi molto difficile la gestione della pratica di fronte a controparti così numerose, il cui ‘screening’ sarà lungo – le domande dei continuano ad arrivare – per l’esame dei creditori AdI.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/01/acciaierie-ditalia-e-fallita/)

Ennesima, lampante dimostrazione di quello su cui abbiamo scritto per mesi nel silenzio (e nel delirio) generale: ovvero che la soluzione della vicenda legale della società creata nel 2020 con l’ingresso nel capitale sociale di AM InvestCO Italy da parte dello Stato attraverso la controllata Invitalia, che diventò socio di minoranza di ArcelorMittal, è ancora lungi dall’essersi conclusa.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

One Response

  1. Buonasera
    ADI Holding SPA era la proprietaria del 100% di ADI SPA.
    Avendo dichiarato insolvente ADI SPA con la nascita di ADI in AS proprietaria di soli debiti, visto che gli impianti sottoposti a sequestro e confisca sono di ILVA in AS, ed avendo mandato in AS anche le società satelliti (ADIE – ADI Servizi Marittimi e ADI Tubiforma) non credo ci siano dubbi a mandare in AS anche ADI Holding SPA dove lo Stato Italiano ha bruciato 1 miliardo e passa di euro veri fra partecipazione azionaria e prestito in conto soci e Arcelor Mittal ha bruciato 600 milioni di euro circa di una partecipazione azionaria riconosciuta ai soli fini cartolari, quindi senza esborso di danari vari.
    Dobbiamo ringrazia Conte & Di Maio, firmatari dell’accordo del 2019 con Arcelor Mittal, per i soldi pubblici andati persi e di cui non ci restano che fogli di carta senza alcun valore.
    Dobbiamo altresì ringraziare Urso per tutto il resto, visto che è l’artefice di un secondo fallimento dopo nove anni dal 2015.
    Dalle mie parti si dice che per fare dispetto alla moglie (Arcelor Mittal), ci si tagliò il pisello.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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