Ecologistic, il MASE frena il progetto

 

Ben 14 le criticità evidenziate dalla Commissione Tecnica sul termovalorizzatore
Posted on 15 Giugno 2024, 07:26
17 mins

Sono ben 14 gli aspetti su cui la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha chiesto integrazioni e chiarimenti alla società Ecologistic S.p.A in merito all’istanza presentata da quest’ultima per il rilascio del provvedimento VIA, relativa al progetto “di ampliamento dello stabilimento senza incremento dei quantitativi di rifiuto in ingresso, con l’inserimento di una centrale termoelettrica in assetto trigenerativo, caratterizzata da una potenza di 90 MW termici e 20 MW elettrici, alimentata da CCS Combustibile (EoW) ottenuto esclusivamente dal trattamento della frazione plastica non recuperabile, prodotta dallo stesso impianto e non proveniente da impianti terzi”. Dopo le tante criticità sollevate dal Comune di Ginosa, dalla Regione Puglia e da ARPA e dai cittadini attraverso comitati e associazioni, anche il MASE mette in evidenza una serie di lacune e contraddizioni sul progetto per la realizzazione del termovalorizzatore che la Ecologistic vorrebbe realizzare nel territorio di Ginosa dove nel 2014 rilevò il capannone ex Miroglio, dando il via alla risoluzione di una vertenza che si trascinava da un quinquennio dopo l’uscita di scena del gruppo tessile piemontese.

Nella lunga relazione redatta dalla commissione, viene innanzitutto posto l’accento sulla Produzione di Energia elettrica ed idrogeno. Nello Studio di Impatto Ambientale redatto dalla società (pag. 72) si legge: “Al fine di soddisfare i fabbisogni di autoconsumo elettrico e termico dello stabilimento, la Ecologistic S.p.A. propone, col presente progetto, l’inserimento della centrale termoelettrica avente potenza nominale pari a 90 MW termici e 20 MW elettrici, cui corrisponde un’alimentazione di CSS-C nella quantità di circa 85.000 t/a.”Tuttavia, per la commissione risulterebbe che il bilancio energetico dell’operazione si chiuda con un surplus di energia prodotta pari a 96961 MWh/anno. Pertanto, il proponente dovrebbe meglio spiegare inequivocabilmente quali sono i reali bilanci energetici e in che modo intende utilizzare l’ulteriore idrogeno prodotto. 

Per quanto riguarda il computo dei quantitativi di CSS-C (combustibile solido secondario) attualmente disponibile, nel totale la società ha considerato anche le 24480 tonnellate anno di CSS-R prodotte dall’impianto. In questo modo egli espone il seguente bilancio di massa: Quantità di CSS-C necessaria: 85.000 t/anno; Quantità di CSS-C disponibile: 36720+24480+17000= 78200 t/anno; Quantità di CSS-C da produrre = 85.000-78.200 = 6800 t/anno (nello SIA 7200), che la società ritiene di ricavare dagli scarti delle attività di RICICLO (R3) degli imballaggi in PET, PE/PP e, per la restante parte, dai sovvalli della selezione dei rifiuti non pericolosi di altre filiere o di produttori privati del settore commerciale, agricolo o industriale nonché dagli scarti di una nuova linea di RICICLO, di pari portata ed efficienza, per il trattamento degli imballaggi in PET e Poliolefine. La circostanza che 24.480 tonnellate anno di CSS-R attualmente prodotte possano essere tout court considerate di CSS-C lascia alquanto perplessi si legge nel testo della commissione: se le caratteristiche rilevate per il CSS sono tali da poterlo classificare come CSS-C, perché attualmente vengono classificate come CSS-R? Inoltre, il proponente ritiene di alimentare la centrale termoelettrica con CSS-C estremamente raffinato (privo di zolfo, basso contenuto di cloro e metalli, elevatissimo potere calorifico e classificato secondo la norma UNI EN ISO 21640:2021 come PCI 1 Cl 2 Hg 1): ma per la commissione è necessario che siano messe in evidenza possibili strategie da porre in essere per recuperare CSS-C con tali caratteristiche qualora le quantità integrative che il proponente ritiene di ricavare internamente all’impianto (24480 +6800 t/anno) non risultino sufficienti a coprire il fabbisogno di processo e di considerare, pertanto, l’eventuale approvvigionamento da terzi tra gli impatti sull’atmosfera.

Per quanto concerna invece il processo di Combustione, nell’elaborato denominato “Relazione descrittiva”, il proponente riporta una descrizione sommaria del processo di smoldering ovvero di ossidazione termica senza fiamma del CSS-C. Per una valutazione dell’impatto ambientale del processo in oggetto si ritiene, tuttavia, per la Commissione è necessario un approfondimento documentale che fornisca una più dettagliata descrizione della tecnologia e metta in luce le condizioni e i fattori influenti sul processo e come essi siano stati valutati ed ottimizzati. Sebbene, come ormai noto dalla letteratura scientifica, i processi di combustione flameless a bassa temperatura determinino prodotti di combustione in concentrazione significativamente inferiori rispetto ai processi di combustione convenzionale, non si può escludere la produzione di gas di processo nocivi ed indesiderati (ad esempio NOx, SOx, COV, PCCD/F, IPA, ecc.) soprattutto se non si tiene conto di tutte le variabili in gioco che possono variare qualitativamente e quantitativamente i prodotti del processo. Pertanto, è necessario un’ottimizzazione fine dei processi oltre che un controllo real-time di tutte le variabili influenti su di esso. 

Perplessità sono espresse anche per quanto attiene la “Gestione delle polveri e delle ceneri”, per cui è prevista la produzione di 5905 tonnellate di ceneri all’anno (73kg/ora x 8400 ore/anno = 613 t di polveri all’anno 703 g/ora x 8400 ore/anno): ma nel SIA non vi sono indicazioni in merito alle modalità di gestione di questi materiali e, in particolare agli accorgimenti che saranno adottati nelle fasi di movimentazione degli stessi dalle relative aree di stoccaggio verso la destinazione finale. Per quanto concerna le emissioni in atmosfera, per la Commissione il proponente ha considerato uno scenario emissivo nello stato di fatto che potrebbe rappresentare un impatto ambientale sottostimato in quanto la documentazione risulta priva della valutazione degli impatti cumulativi necessaria per contemplare gli effetti sull’ambiente derivanti dal cumulo delle attività di cui al presente progetto con altri impianti esistenti nell’area. Non va meglio per quanto concerne invece le emissioni odorigene, Per quanto riguarda le sorgenti puntiformi nello stato di fatto, il proponente ha indicato esclusivamente i camini denominati E1 ed E3. Nello stato di progetto, invece, è stata aggiunta la sorgente puntiforme E4, per la quale è stata considerata la portata di odore calcolata a partire da una concentrazione di odore pari a 2000 ouE/m3 (limite presente all’interno della L.R. 23/2015 Puglia). A tal riguardo per la Commissione il proponente dovrà effettuare lo studio di ricaduta, sia per le emissioni odorigene che per quelle relative agli altri inquinanti, considerando entrambi gli scenari di attività dei camini presenti in impianto, in quanto, la configurazione con l’utilizzo di due punti di emissione, invece che dei tre autorizzati, è esclusivamente una condizione temporanea, e non rappresenta la condizione più sfavorevole di esercizio, in quanto, se tutti e tre i punti di emissione convogliata dovessero essere funzionanti, come previsto in autorizzazione, si avrebbe una flusso emissivo in uscita, relativo alla portata complessiva massima, pari a 50000+20000+7000 m3/h. Il proponente dovrà inoltre integrare lo studio con un Piano di Gestione Odori si dovrà implementare un sistema basato sulla raccolta informatizzata in tempo reale delle segnalazioni provenienti dalla popolazione potenzialmente esposta. 

Nell’istanza dal MASE segnalano anche il fatto che il proponente si è limitato a fornire i criteri giustificativi della propria scelta e ad evidenziare i benefici ambientali associati alla realizzazione del progetto in oggetto rispetto all’alternativa zero senza effettuare alcuna valutazione comparativa in merito alle alternative tecnologiche e/o progettuali ad oggi disponibili. Inoltre, dall’indagine previsionale acustica redatta da tecnico competente riconosciuto non si evince la correlazione tra i risultati emersi dalle indagini fonometriche e la zonizzazione comunale o altro piano di zonizzazione esistente. L’indagine è carente, inoltre, di modellazione e simulazioni ante e post operam  e pertanto il proponente dovrà rivedere lo studio trattando la parte di realizzazione dell’impianto compresa l’attività dei mezzi di cantiere adibiti al trasporto dei materiali da e per il cantiere, riportando il censimento ricettori, la quantificazione delle macchine utilizzate, gli orari di lavoro, i tempi di lavoro, i livelli previsti ed il confronto con i limiti legislativi (legge quadro sull’inquinamento acustico 26 ottobre 1995, n.447). Risulta inoltre necessario fornire dettagli in merito alla modalità di realizzazione e posa di eventuali linee elettriche interrate, così come redigere un’analisi e una valutazione dell’impatto elettromagnetico generato da collegamenti in cavo interrato o via aeree oltre che ad eventuale campo magnetico dei macchinari in progetto ed allegarlo allo studio preliminare ambientale. 

E’ stato poi richiesto alla società di effettuare uno screening sulla Valutazione di Impatto sulla Salute secondo le Linee guida dell’istituto Superiore della Sanità (ISS report Istisan DL.vo 104/2017 Rapporti ISTISAN 19/9 e ss.mi) effettuando un’identificazione e prima caratterizzazione della popolazione potenzialmente esposta, inclusa una descrizione della sua distribuzione spaziale sul territorio; un profilo di salute della popolazione identificata di tipo generale per i grandi gruppi di patologie e una valutazione quali-quantitativa della sovrapposizione dei nuovi impatti dovuti alle attività dell’impianto con quelli già presenti sul territorio. È inoltre necessario che il proponente renda disponibili le valutazioni preventive effettuate con riferimento ai rischi per i lavoratori connessi con l’implementazione delle attività in progetto. Mentre per quanto concerne il punto relativo al “Paesaggio, biodiversità e territorio”, negli elaborati relativi allo studio di impatto visivo dell’opera non si è considerata la presenza del nuovo camino E4 avente diametro di 7 metri ed altezza di 45 metri. Occorre che tale opera venga opportunamente considerata ed il suo impatto valutato. E’ stato inoltre richiesto di giustificare, o in alternativa ridurre, e comunque calcolare adeguate compensazioni relativamente all’ingente ed eccessivo consumo di suolo agricolo, delle emissioni dovute ai materiali e al cantiere, nonché di proporre proposte progettuali di mitigazione per il pesante impatto paesaggistico e sulla biodiversità legata agli ambienti agricoli e del reticolo idrografico minore. 

Restando sempre nell’ambito dell’impatto ambienta, per quanto attiene invece il settore del “Suolo e sottosuolo”, anche in questo caso la documentazione dal punto di vista geologico-tecnico ed idrogeologico è stata giudicata carente a riguardo della modellazione della falda sotterranea, della geometria dell’acquifero e trasmissività del medesimo. Il sito di interesse si trova infatti nel pieno della fossa Bradanica. Al fine di perseguire l’invarianza idraulica e idrologica delle trasformazioni d’uso del suolo, riequilibrare progressivamente il regime idrologico e idraulico naturale, conseguire la riduzione quantitativa dei deflussi, l’attenuazione del rischio idraulico e la riduzione dell’impatto inquinante sui corpi idrici ricettori tramite la separazione e gestione locale delle acque meteoriche non suscettibili di inquinamento, dovrà quindi essere trasmessa un indagine di dettaglio ai fini della salvaguardia di consumo di suolo e per il mantenimento, da parte di nuova aree urbanizzata, delle portate massime scaricate nei corpi idrici ricettori rispetto a quelle preesistenti alla costruzione. Così come per la Commissione si ritiene necessaria una valutazione più puntuale degli effetti della riduzione dei volumi di rifiuto in termini di impatto sui trasporti per i conferimenti in discarica nonché in termini di tempi di allungamento della vita delle discariche esistenti e di capacità degli impianti esistenti di assorbire tali rifiuti. Inoltre si chiede di esaminare più nel dettaglio i possibili utilizzi delle ceneri prodotte nel comparto edilizio, di quantificarne i volumi e valutare la disponibilità del mercato di assorbire tale flusso. Infine, con riferimento al cantiere relativo alla realizzazione dell’impianto, relativamente alla gestione delle terre e rocce da scavo il proponente, ha riportato in modo non chiaro se intende considerare le terre e rocce da scavo come sottoprodotto ai sensi dell’art 4 del D.P.R. n. 120/2017, oppure escluse dal campo di applicazione dei rifiuti (art 24 del D.P.R. n. 120/2017). Per questo motivo, la società dovrà chiarire in modo inequivocabile se si intende applicare l’art 24 del D.P.R. n. 120/2017e di conseguenza considerare le T&R escluse dal campo di applicazione dei rifiuti con riutilizzo in sito, oppure qualificare le T&R come sottoprodotto In questo ultimo caso, poiché l’opera è oggetto di procedura di valutazione di impatto ambientale, la trasmissione del piano di utilizzo avviene prima della conclusione del procedimento. Dovrà inoltre riportare il piano dei campionamenti nel quale inserire il numero di punti di indagine ciascuno con relativo numero campioni prelevati e/o da prelevare, in relazione a quanto previsto dalla Tabella 2.1 dell’allegato 2 del D.P.R. n. 120/2017, per tutte le opere previste che prevedono sbancamenti e/o scavi, su apposita cartografia; ed infine presentare una relazione da cui emerga se vi siano nelle area oggetto di intervento e limitrofe situazione di contaminazione dei suoli o potenzialmente tali ovvero per le quali sia noto il superamento delle concentrazione di soglia di contaminazione (CSC di cui alla Colonna A della Tabella 1, Allegato 5, Parte Quarta, Titolo V, del D.L.gs 152/06 ss.mm.ii).

Ora la società avrà 30 giorni di tempo per inviare tutta la documentazione richiesta.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/16/ecologistic-vertenza-ex-miroglio-non-e-chiusa2/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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