Prosegue l’anno nero del porto di Taranto. Che come abbiamo avuto modo di scrivere negli scorsi mesi, sarà l’anno in cui il porto di Taranto registrerà il minimo storico nella movimentazione delle merci. Come tra l’altro preannunciato dall presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Sergio Prete durante il consiglio comunale monotematico dello scorso 15 maggio.
Dopo il dato illusorio registrato a gennaio (+7,5%), a febbraio era arrivato il primo evidente calo (-22,4%), proseguito a marzo (-28,6%) e confermato anche nel mese di aprile (-20%) che fece registrare dati negativi in tutte le voci nel report mensile sulle merci movimentate dallo scalo ionico. Maggio non è stato da meno (anche se con qualche segno positivo in più) con un calo generale del 28,7% rispetto a dodici mesi fa.
Per la seconda volta dall’inizio dell’anno si registra un calo nelle cifre delle Rinfuse liquide legate alle attività della raffineria Eni (-18,5%, anche se con la conclusione prevista ad ottobre dei lavori al prolungamento del pontile petroli previsto dal progetto Tempa Rossa dal 2025 il traffico dei prodotti petroliferi potrebbe crescere non poco), mentre viene confermato il progressivo calo delle Rinfuse solide, -37,2%, a causa della profonda crisi in cui versa il siderurgico ex Ilva in marcia con un solo altoforno e nuovamente in amministrazione straordinaria, che quest’anno segnerà anch’essa il record storico negativo nella produzione annua di acciaio. Dati negativi anche per quanto concerne gli sbarchi -30,3% e gli imbarchi -2638%, così come per il totale delle merci varie (-22,6%) ed anche nel totale tra le navi partite e arrivate (-12,6%): unici dati positivi quelli delle merci in container che registra un sorprendente +479,3% e del totale dei container (+129,7%). Infine, il calo si registra anche nei passeggeri delle crociere anche se la stagione è da poco iniziata (-30%).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/18/il-2024-lanno-nero-del-porto-di-taranto/)
La verifica della concessione del Molo Poliesttoriale alla San Cataldo Container Terminal (società controllata dal colosso turco Yilport) da parte del Comitato di Gestione si avrà a fine mese. Lo scorso 21 maggio la SCCT ha presentato all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio nell’ambito di una riunione del comitato di ascolto un’anticipazione di uno studio che ha poi depositato successivamente, sulle prospettive e le opportunità del terminal di Taranto. Studio che sarà quindi analizzato e discusso nel prossimo comitato dall’Autorità di fine mese nella ciclica verifica della concessione, che comunque è un aggiornamento rispetto al piano operativo e alla possibilità di chiedere in prospettiva un cambio del piano industriale della società rispetto alle loro attività sul Molo Polisettoriale.
Il presidente dell’Authority Sergio Prete, durante il suo intervento nel Consiglio comunale monotematico sulla situazione del porto ionico, ha comunque voluto ribadire ancora una volta che pur essendoci i presupposti per la decadenza della concessione per il mancato rispetto del piano operativo, c’è un interesse pubblico da difendere e tutelare che esclude tale possibilità: ovvero il fatto che al momento non esistono imprese nazionali e internazionali interessate a prendere il posto di Yilport. In prospettiva futura però, c’è la concreta possibilità che venga ridotta l’area in concessione alla multinazionale turca, qualora il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica scegliesse i porti di Taranto e Brindisi come aree idonee in merito all’avviso pubblico del ministero per ospitare il cantiere di costruzione di impianti di eolico offshore. Visto che l’Autorità portuale ha candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori e lo yard ex Belleli. Si tratta di un’area di quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra. Per quanto concerne la banchina occorrerà vedere se sarà utilizzata solo per il varo delle strutture e se, quando non c’è il varo, si potranno svolgere o meno altre funzioni. Senza dimenticare che qualunque banchina e piazzale andrà adeguate alle portate previste. Il polisettoriale resta sicuramente la parte più utilizzabile. Mentre lo yard ex Belleli ha comunque una sua specificità, visto che su quell’area per anni veniva realizzato l’assemblaggio dell’eolico offshore (piattaforme offshore), in attesa che sulla stessa area vengano realizzati i lavori di bonifica già approvati e previsti dalla Sogesid (autorizzati anche a seguito del progetto del gruppo Ferretti che si è però nel frattempo ritirato).
Certamente l’attività in questione potrà non comportare chissà quale risalita del traffico merci del porto di Taranto dal punto di vista statistico, visto che non inciderà sulla movimentazione come ha confermato lo stesso Prete, ma potrà avere una ricaduta importante sull’economia locale e sull’occupazione visto che per ogni impianto che andrà assemblato ci vorranno dai 1500 ai 4000 addetti. Senza dimenticare i tanti progetti che insistono sull’area ZES, tra cui l’utilizzo della Piastra Logistica e il mai avvenuto ma sempre possibile avvio dei progetti legati ad Agromed ed Eco Park (l’ex Distripark).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/21/porto-nuovo-piano-yilport-per-taranto/)
E proprio a proposito di lavoro e lavoratori, è iniziato a Roma l’esame del decreto-legge Coesione (che dovrà essere approvato entro il 6 luglio) in commissione Bilancio del Senato, che contiene un emendamento nella norma che disciplina la misura “Resto al Sud”, che estenderebbe di ulteriori 9 mesi il termine finale di possibile operatività delle agenzie per la somministrazione del lavoro nel porto e per la riqualificazione professionale – previste da una disciplina transitoria decorrente dal 1° gennaio 2017 per i porti contraddistinti da particolari stati di crisi aziendale o cessazioni delle attività terminalistiche – con uno stanziamento per l’anno 2024 pari a 6,6 milioni di euro, ai fini della corresponsione, in favore dei lavoratori iscritti negli elenchi delle stesse agenzie, dell’indennità per le giornate di mancato avviamento al lavoro. La sua approvazione avvenuta nella mattinata odierna restituisce un pò di ossigeno ai 328 lavoratori ex TCT ad oggi iscritti nell’Agenzia del Lavoro (Taranto Port Workers Agency srl), che secondo fonti sindacali dovrebbero ottenere nei prossimi giorni dall’INPS il pagamento della mensilità di aprile. Certamente l’emendamento in questione, non risolverà in via definitiva il problema rinviandolo soltanto di qualche altro mese. L’obiettivo era ed è ancora quello di ottenere una proroga per la Taranto Port Workers Agency S.r.l. (TPWA) per un periodo non inferiore ad ulteriori 18 mesi (anche se il risultato migliore per tutti sarebbe arrivare a 24 mesi): uno strumento nient’affatto assistenzialistico ma bensì un progetto di politiche attive del lavoro nato con la costituzione del DL 243/16 diventato Legge 18/17 iniziato con circa 550 lavoratori e con un percorso tracciato, al fine di ricollocare i lavoratori ancora presenti in Agenzia attraverso anche e soprattutto una riqualificazione professionale che dovrà essere inevitabilmente coerente con le richieste dei nuovi investitori affacciatisi nell’area ZES. Centinaia di lavoratori, di famiglie, che da anni attendono la possibilità di tornare a lavorare, ritrovando così dignità e sicurezza economica per le loro famiglie. L’ennesima, enorme vertenza sul lavoro per Taranto e la sua provincia, in perenne crisi economica e sociale, ed alla disperata ricerca di una soluzione definitiva e positiva che si continua a rinviare.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/11/vertenza-ex-tct-si-cerca-una-soluzione/)
