E’ stato dichiarato esecutivo lo stato passivo di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. E’ questo l’esito dell’udienza di oggi davanti al giudice, Laura De Simone, che ha esaminato quasi mille domande (981) da parte di centinaia di creditori alla presenza dei commissari straordinari Fiori e Tabarelli e dei loro consulenti avvocati, Francesco Grieco e Carlo Cicala. L’ammontare complessivo dei crediti ammessi, secondo quanto si apprende, è pari a 1,558 miliardi di euro e la maggior parte delle domande sono state ammesse. Nel corso dell’udienza i creditori sono stati suddivisi nelle diverse categorie, tra cui, fornitori, banche e indotto. Il Tribunale ha quindi valutato la prededucibilità delle aziende dell’indotto, ammettendo crediti in prededuzione per 358 milioni, mentre i crediti chirografari ammessi sono pari 1,1 mld e queli esclusi ammontano a 205 milioni. Il prossimo passo spetterà ai commissari, che dovranno presentare un programma di liquidazione. Il Tribunale esaminerà le nuove domande che verranno presentate entro i prossimi sei mesi.
E’ stato nominato invece ieri il consulente tecnico per valutare il destino di Acciaierie d’Italia Holding (detenuta al 38% da Invitalia e al 62% da ArcelorMittal). E’ quanto si apprende da fonti giudiziarie del tribunale di Milano. Considerando i tempi tecnici, la valutazione non arriverà prima di settembre. La decisione di nominare un consulente risale all’udienza di una settimana fa, con i commissari e la procura di Milano che hanno insistito con la richiesta di insolvenza, che serve a far partire di fatto l’amministrazione straordinaria.
Ciò che per noi è una certezza, è che questo fallimento difficilmente vedrà la possibilità di ristorare i vari creditori, a meno che non se faccia totalmente carico lo Stato. Visto che parliamo di una società che di fatto non ha alcun asset di cui è proprietaria, avendo gestito in fitto impianti che appartengono ad un’altra società, l’ex Ilva spa, che ne detiene ancora la proprietà per conto dello Stato. Dunque non solo la società in questione non possiede alcuna proprietà, ma ha inoltre bruciato risorse statali (visto che il socio minore era Invitalia) per centinaia di milioni di euro negli ultimi due anni. A dimostrazione del fatto che sia l’operazione del governo Conte II che quella dell’attuale esecutivo di mandare in amministrazione straordinaria la nuova società, si siano rivelate essere due mosse completamente anti industriali, che rischiano di portare alla chiusura anticipata del siderurgico e al fallimento decine e decine di aziende dell’indotto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/01/acciaierie-ditalia-e-fallita/)
Buongiorno
Il Vs articolo ha centrato i noccioli della questione.
1° La prededuzione in un fallimento senza attivo aziendale è pari a “0” quindi o crediti prededucibili o crediti chirografari alla fine della storia non Vi sarà alcun ristoro;
2° Lo Stato italiano ha già rimesso euro 1 miliardo fra partecipazione e prestito in conto soci in ADI Holding SPA, che detiene il 100% di ADI in AS ovvero di una azienda fallita con soli debiti pari a 1,6 miliardi di euro. Oggi si dovranno reperire molte più risorse degli spiccioli messi a disposizione (150+150 milioni di euro + prestito ponte di 320 milioni) solo per la sopravvivenza;
3° ADI Holding SPA sicuramente andrà in AS in modo da bloccare ed in maniera definitiva nei meandri del Tribunale di Milano le pretese di Arcelor Mittal, ma non è mica detto che qualche Giudice voglia alla fine prendere in considerazione anche le istanze e i diritti dei franco-indiani.
A Taranto comunque autotrasportatori ed indotto aspettano soldi veri e senza soldi non si dice e non si canta alcuna Messa.
Per il resto sono solo chiacchiere.
Saluti
Vecchione Giulio