Tornerà a riunirsi martedì 16 luglio il Comitato Monitoraggio Sistema Economico Produttivo ed Aree di Crisi Monitoraggio della Regione Puglia, per un aggiornamento sulla crisi del sito Cemitaly di Taranto (l’ex Cementir) con all’ordine del giorno la gestione degli ammortizzatori sociali e le prospettive future. Che come scriviamo da anni, purtroppo, non ci sono e difficilmente ci saranno.

Nella prossima riunione i sindacati avranno come obiettivo il rinnovo per altri 12 mesi della cassa integrazione straordinaria per area di crisi industriale complessa (ex art 44, comma11 bis d Gs 148/15), la cui scadenza è prevista il prossimo 16 settembre. L’ultimo rinnovo fu sottoscritto nel settembre dello scorso anno a seguito della scadenza della cassa integrazione straordinaria (ex art.22 ter del D. Lgs. n.148/2015), prima ancora seguita dalla cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) per cessazione d’impresa. Ad oggi l’organico dell’ex cementificio è ridotto ad appena 40 unità (rispetto alle centinaia degli anni d’oro, e alle oltre 100 prima della crisi iniziata 10 anni fa): 3-4 di esse sono impiegate in attività di presidio dello stabilimento e in attività amministrative, un’altra lavora in distacco presso altra sede del gruppo. Mentre alcune delle restanti 35 unità ottengono periodi di sospensione dell’ammortizzatore sociale in coincidenza con lo svolgimento di rapporti di lavoro a tempo determinato presso altre aziende. Resta per questi lavoratori, come ricordato anche durante la riunione di martedì, la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro su base volontaria attraverso l’accettazione dell’incentivo all’esodo, periodo che comunque potrà partire alla scadenza dell’ultimo accordo, ovvero a settembre.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/18/lex-cementir-e-un-futuro-che-non-ce/)

Anche perché, al momento, non vi è alcuna possibilità che il sito torni a produrre cemento dopo aver spento il forno il 1 gennaio 2014, come più volte ribadito dalla stessa Italcementi in questi anni (il cui nome oggi è Heidenberger Materials, società che subì un ingiusto sequestro praticamente appena arrivata, oltre ad aver poi messo in vendita il sito nel giugno 2021 per poi annunciare il licenziamento collettivo nel luglio dello stesso anno). Così come è del tutto naufragata la possibilità di candidare l’ex cementificio nella riconversione per la produzione di idrogeno verde, prevista per le aree industriali dismesse (come aveva proposto oramai due anni fa la FILLEA Cgil). Di fatto non esiste una sola concreta ipotesi di rilancio del cementificio, nonostante nel gennaio 2023 l’ad di Acciaierie d’Italia Lucia Morselli paventò in un incontro sul futuro dell’Ex Ilva la possibilità di riavvio della produzione di cemento per l’ex Cementir (visto che il siderurgico ha sempre rifornito di loppa d’altoforno il cementificio, possibilità su cui i rappresentanti dell’azienda si trincerarono sin da subito dietro un semplice “no comment“ che tale è rimasto nel tempo). Sono infatti passati oramai undici anni da quando, anche se quasi tutti non lo ricordano o più semplicemente non ne sono a conoscenza, nella primavera del 2013, l’ex proprietà del gruppo Caltagirone annunciò il ritiro del progetto di ristrutturazione del cementificio (denominato ‘Nuova Taranto Cementir‘ per un investimento pari a 150 milioni di euro, grazie ad un finanziamento della Banca Europea degli Iventsimenti pari a 90 milioni di euro ed uno di 20 milioni di euro a fondo perduto della Regione Puglia dal Fondo Europeo per lo sviluppo regionale, finalizzato all’incremento dell’efficienza industriale ed alla mitigazione dell’impatto ambientale, sia in termini di consumi energetici che di riduzione delle emissioni in atmosfera), a fronte della crisi del mercato del cemento italiano ma soprattutto dell’incerto destino che attendeva il siderurgico dopo la tempesta giudiziaria dell’estate precedente, quella fatidica del sequestro degli impianti dell’area a caldo del 2012: ci avevano visto lungo.

Come abbiamo però avuto modo di scrivere a lungo nel corso della vertenza iniziata nel lontano 2013 (per chi volesse rileggere ancora una volta l’intera storia consigliamo di leggere i link presenti in pagina), la vicenda ex Cementir ha anche un risvolto di natura ambientale. Cessando l’attività per legge decadrà anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ottenuta dall’azienda dalla Provincia di Taranto. Che rilascerà all’azienda una serie di prescrizioni per la messa in sicurezza del sito, stante il piano di bonifica attualmente ancora in corso d’opera.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/04/11/ex-cementir-il-futuro-resta-un-miraggio/)

La vertenza ex Cementir è emblematica di un sistema industriale in decadenza e destinato all’oblio dell’archeologia industriale. Una vertenza, una delle tante apertesi sul nostro territorio negli ultimi 10-15 anni, contraddistinta da un disinteresse quasi totale che non si è riusciti a risolvere positivamente e che sarebbe dovuta essere da monito a tanti. Ma così non è stato. Anzi. Negli ultimi tempi Taranto è stata investita, ancora una volta senza volerlo e senza richiederlo, di una narrazione lontana anni luce dalla realtà. Dopo aver passato gli ultimi dieci anni abbondanti ad essere dipinti da addetti ai lavori e non come uno dei luoghi più inabitabili della Terra, oggi si è tramutata in un luogo pullulante di cultura, di start-up, di turismo e tanto altro ancora. Oggi come ieri, i narratori sono quasi sempre gli stessi, presi come sono da un delirio di onnipotenza in cui si auto proclamano come coloro i quali hanno permesso questa rivoluzione (e quindi gli unici titolati a parlare di Taranto e dintorni) che ha aperto le porte alla rinascita della Città dei Due Mari, lanciata a vele spiegate verso un futuro radioso di benessere per tutti.

(leggi l’articolo sull’aggiornamento della bonifica della falda https://www.corriereditaranto.it/2021/06/16/italcementi-vende-ex-cementir-il-futuro-un-deserto/)

E sia chiaro, qui non parliamo solo della classe politica cittadina, provinciale o regionale che se la canta e se la suona da anni, finendo quasi sempre per offrire di sé e della politica il suo lato peggiore, lasciando spazio al populismo e alla demagogia. Parliamo soprattutto di chi, celandosi dietro un ruolo indefinito all’interno della società civile (scrittore, giornalista, critico, intellettuale, artista, archeologo e quant’altro) pretende di mettere bocca su ogni cosa oltre che il cappello su ogni iniziativa, come se avesse una sorte di prelazione su tutto ciò che si muove e si deve muovere in questa città. Ovviamente molti di loro non vivono a Taranto, o se ci vivono la guardano chissà da quale attico o natante, frequentandone solo determinati luoghi e salotti. Questo non significa che Taranto non possa o ancora peggio non debba cambiare. Tutt’altro. Anzi, Taranto sta già cambiando volente o nolente. Il problema resta però lo stesso dii sempre: i soliti gruppi di persone che muovono fili e tessono tele utili solo per i soli interessi, piccoli o grandi che siano. Sprezzanti verso tutti coloro i quali abbiano un pensiero diverso dal loro. Altezzosi verso quella gran parte di città che ogni giorno si arrabatta come può attraverso mille problemi quotidiani. E che spesso guarda con timore al cambiamento, specie se quest’ultimo è volatile, poco comprensibile, più ideale che pratico.

Tanto è vero che a pagarne le conseguenze, oggi come ieri, sono sempre loro: i lavoratori, l’anello della catena più debole. Oltre che il tessuto economico e industriale di un’intera provincia che molti, oltre a rinnegare da anni vorrebbero adesso del tutto cancellare. Lo abbiamo detto e scritto decine volte in questi anni: la vicenda ex Cementir è un piccolo grande esempio, un piccolo laboratorio, che parla di assenza di politica industriale, di crisi sociale, di mancanza alternative economiche realistiche. E viste le premesse e la stretta attualità, c’è poco da stare allegri in vista di un drammatico finale che sembra già scritto da tempo. E che sarà molto diverso da quello che le nostre ‘anime belle’ pensano di scrivere.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/09/03/ex-cementir-la-storia-e-finita-nel-silenzio-generale/)

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