Prima delle ultime vacanze natalizie il corriereditaranto.it si è occupato di una mini-inchiesta sul dramma economico vissuto ogni anno da migliaia di meridionali e pugliesi fuorisede, che sono costretti a spendere tantissimi soldi per poter riabbracciare famiglie e amici rimasti presso la terra d’origine. Due sono, in particolare, le categorie di fuorisede che si ritrovano a dover fare i conti con il salasso dei trasporti prima delle tanto agognate ferie: studenti e lavoratori. Se i primi, a meno che non abbiano una piccola entrata derivante da un lavoretto o qualche fortunata rendita, si ritrovano a pesare sulle proprie famiglie, i secondi non se la passano meglio, considerando il livello medio degli stipendi in Italia e il costo della vita più alto in molte città del Nord. A dire il vero c’è una terza categoria di viaggiatori in direzione delle Alpi, cioè coloro che ricadono nella categoria del “turismo sanitario”, dovendosi rivolgere a strutture ospedaliere specialistiche non sempre presenti a Sud.
Ci sono, tuttavia, alcuni studenti o lavoratori che hanno la fortuna di poter quanto meno programmare con anticipo e precisione le proprie ferie, approfittando di eventuali sconti o biglietti un po’ più abbordabili da compagnia aeree, autolinee o vettori ferroviari, senza tenere conto che molte città del Sud sono fortemente scollegate con il resto del Paese a partire da Roma in su. In questo Taranto riesce a distinguersi in peggio, come più volte denunciato dalla presente testata. Fatto che non aiuta di certo coloro che non sono in grado di poter determinare mesi addietro il proprio periodo di vacanza. Già, perché non tutti i lavoratori che vanno al Nord tornano “manager”, “founder”, “creator”, o con simili etichette che (almeno in teoria) dovrebbero garantire un portafogli ossigenato a sufficienza; né tutti gli studenti hanno la fortuna di conoscere con zelo le date esatte degli appelli universitari. Un lavoratore precario o uno studente che accede all’ultimo momento ad un appello straordinario per poter stare in regola con l’acquisizione dei CFU, possono facilmente ritrovarsi a dover prenotare il ritorno in patria con un preavviso minimo.
In ogni caso i più abbienti (che sono pochissimi) scelgono di utilizzare il mezzo di proprietà, sobbarcandosi le spese di Autostrada e carburante ma, invero, sempre più viaggiatori su gomma dell’ultimo minuto scelgono di dividere l’abitacolo attraverso app di car sharing, riducendo di molto il prezzo della singola tratta. Ciononostante, molte persone preferirebbero utilizzare i mezzi di trasporto pubblico ma, come si accennava, può diventare un vero problema per il portafogli e anche per il tempo a disposizione. Se si prova a simulare l’acquisto di soluzioni di viaggio ferroviarie fra Milano e Taranto per il prossimo agosto, si scopre che vi sono solo due convogli di Trenitalia diretti al giorno, di cui uno notturno. Tutte le altre soluzioni impongono uno o più cambi, con prezzi che lievitano rispetto agli 84 euro nominali dai cui parte la tratta in InterCity. Italo, invece, punta sull’intermodalità offrendo una combinazione con ItaBus passando per Napoli Centrale, probabilmente preferendo la strada sino al capoluogo campano a causa della ferrovia Taranto-Battipaglia interrotta sino a settembre. Utilizzando le autolinee come FlixBus ed ItaBus, Milano e Taranto possono diventare lontane come New York e Tokyo in aereo, con tempi di percorrenza che si aggirano tranquillamente attorno alle 14 ore e, spesso, fastidiosi cambi di mezzo. Situazione un po’ migliore con MarinoBus, che consente a cifre più che concorrenziali con i due competitor teoricamente “low cost”, di raggiungere il capoluogo lombardo senza dover cambiare mezzo e con tempi di percorrenza più ragionevoli. Su per giù, però, scegliendo le soluzioni di viaggio in treno o in autobus, si perdono due giorni di ferie, a meno che non si preferisca viaggiare di notte: fatica comprensibilmente non adatta a tutti.
I veri mal di pancia, però, vengono leggendo i prezzi dei voli. La Puglia, dagli aeroporti di Foggia, Brindisi e Bari, è unita a Milano con gli aeroporti di Malpensa, Linate e Bergamo ma, tranne qualche piccolo miracolo sotto i 100 euro, non è difficile incorrere in biglietti che si aggirino attorno ai 250 euro se non di più. Le compagnie operanti sono Lumiwings a Foggia, mentre Ryanair, Easyjet ed ITA Airways fra Bari e Brindisi, ricordando che con le low cost è a stento incluso il sedile nel prezzo del biglietto, e un viaggiatore è così obbligato ad acquistare separatamente bagagli, posto preferito ed altri servizi. Si nota, a tal proposito, come la differenza di prezzo con la compagnia Tricolore sia ormai così sottile che non ha neppure più senso parlare di “risparmio”. La verità è atroce ed è una soltanto: il capitalismo sa benissimo che città come Milano sono pienissime di persone “costrette” dalle circostanze a dovercisi trasferire per poter accedere al diritto allo studio e al lavoro, e proprio su queste categorie non vede l’ora di lucrare senza pietà. Come se non bastasse, i passeggeri dei cieli di tutta Europa continuano a subire grossi disagi a causa di cancellazioni e ritardi dovuti non solo ad eventi atmosferici, ma anche a scioperi dei lavoratori e carenze di personale.
Perdere due giorni di ferie viaggiando in autobus o treno (perché l’alta velocità a Sud non esiste), o perdere mezzo stipendio per trascorrere due giorni in più con i propri cari? Questo è il dilemma davanti a cui si trova un meridionale, un pugliese, un tarantino, mentre con sacrificio attende il giorno della laurea o dell’assunzione a tempo indeterminato. Come si scrisse nell’articolo linkato in testa al presente, sarebbe auspicabile una legge speciale che applichi forti tutele economiche a beneficio di coloro i quali, per qualche motivo, si trovano lontano da casa e vogliono riabbracciare parenti e amici. È quasi certo che una norma di giustizia sociale come questa sia destinata a non essere mai applicata in Italia, poiché sosterrebbe perlopiù i meridionali emigranti; carne da macello per un Paese che si affaccia all’attuazione dell’autonomia differenziata, che non potrà fare nulla di diverso dall’amplificare i tanti disagi vissuti dai cittadini delle Regioni del Sud in merito ai servizi pubblici come i trasporti. Di questo passo, non è irreale pensare a un prepotente ritorno di cocchio e cavalli.

Pensiamo a Taranto gli altri cercano sempre nuove soluzioni ,da noi invece a parte la locomotiva a vapore cosa abbiamo ?,concentriamoci sulle nostre disgrazie e smettiamola di guardarci indietro , tanto peggio di così si muore ..