Il “Progetto di modifica sostanziale dell’impianto complesso per la gestione dei rifiuti speciali gestito da Italcave SpA, ubicato in c.da La Riccia – Giardinello nel Comune di Taranto” è ancora ben lontano dall’ottenere il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) che comprenderà il provvedimento di VIA ed i titoli abilitativi necessari alla realizzazione e all’esercizio del progetto di cui abbiamo già scritto in passato. Si tratta della realizzazione del famoso IV lotto, un sopralzo che attiene ad una superficie di circa 20 ettari ed un’altezza fuori terra di circa 6-8 metri, di fatto adiacente alla contrada Feliciolla, le cui abitazioni distano 1 km dal profilo nord del secondo lotto della discarica e la cui zona artigianale dista appena 250 metri.

Dopo l’istanza presentata dalla società nel febbraio del 2022, la Regione Puglia ha convocato la prima riunione della Conferenza di Servizi decisoria sincrona nel settembre dello stesso anno: procedura che a distanza di due anni è tuttora in corso (ieri era prevista l’ennesima riunione della CdS che è stata rinviata al prossimo 2 agosto). Un progetto, quello dell’Italcave, che in questi anni ha trovato la netta e ferma opposizione in particolar modo da parte di Arpa Puglia, Asl Taranto Dipartimento di Prevenzione, Comune di Statte e settore Ambiente del comune di Taranto (oltre ad un sit-in di protesta organizzato lo scorso 13 maggio dall’ex europarlamentare tarantina Rosa D’Amato, insieme al consigliere comunale di Europa Verde Taranto, Antonio Lenti, la co-portavoce provinciale di Europa Verde, Paola Fago, la co-portavoce regionale di Europa Verde, Fulvia Gravame,  il consigliere provinciale a Taranto e segretario provinciale di Sinistra Italiana, Maurizio Baccaro, oltre ad alcuni cittadini e attivisti).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/02/litalcave-prova-ad-allargarsi-ancora/)

L’Agenzia per la Protezione Ambientale anche nell’ultima conferenza dei servizi dell’11 giugno, ha confermato il suo parere sfavorevole, rimarcando una serie di criticità strutturali. A cominciare dal fatto che la proposta progettuale di coltivazione in sopraelevazione non trovi fondamento nella vigente normativa nazionale che a sua volta recepisce la Direttiva europea (Direttiva 2018/850/Ue che modifica la Direttiva 1999/31/Ce), ossia il D.lgs. 36/2003 (come modificato in ultimo dal D.lgs., 121/20), il quale non definisce né disciplina in alcun modo l’ampliamento “in sopralzo” di qualsivoglia tipologia di discarica. Inoltre per Arpa Puglia permangono le criticità relative alla sovrastima degli effetti negativi dell’alternativa zero nel confronto con la soluzione di progetto, atteso che resta non indagata l’ipotesi di utilizzo di materiali di riempimento alternativi ai rifiuti (come ad esempio i sottoprodotti ai sensi del D.P.R. n. 120/17 nel rispetto dei principi di economia circolare), quale alternativa tecnica di progetto ai fini della risoluzione della criticità connessa al ruscellamento delle acque meteoriche. Complessivamente per l’ARPA la società Italcave valuta un impatto potenziale positivo dello scenario di progetto ed un impatto potenziale negativo dell’alternativa zero. Ma l’Agenzia regionale rimarca che l’alternativa zero, diversamente da quanto definito dal proponente, deve coincidere con la chiusura e sistemazione finale del I e II lotto di discarica nel rispetto dei requisiti del D.lgs. n. 36/03 come modificato dal D.lgs. n. 121/20, e pertanto non sconnessa dalla primaria risoluzione delle criticità evidenziate dallo stesso proponente in relazione al ruscellamento delle acque meteoriche e dei problemi di stabilità della morfostruttura del corpo rifiuti esistente. Le matrici di sintesi degli impatti per lo scenario di progetto e per l’alternativa zero presentano contraddizioni e sbilanciamenti che ne inficiano il risultato finale, facendo apparire lo scenario di progetto migliorativo. I succitati aspetti già evidenziati in un precedente parere “risultano ignorati e non riscontrati dal proponente”. Nel progetto risulta inoltre previsto uno scarico di emergenza nel sottosuolo delle acque meteoriche di ruscellamento superficiale tramite pozzi disperdenti: “La valutazione della significatività dell’impatto della soluzione progettuale proposta sulla componente acque sotterranee risulta sottostimata considerando la prossimità del corpo discarica, lo scenario di base e lo stato qualitativo, già compromesso, del corpo idrico sotterraneo soggiacente il sito; lo scarico nel sottosuolo risulta vietato dall’art. 104 del D.lgs. n. 152/06; con particolare riferimento al fattore biodiversità, il proponente ha fornito gli elaborati segnalati come mancanti nel precedente parere, tuttavia le attività di monitoraggio devono essere riviste. Pertanto allo stato della documentazione esaminata, sia per gli aspetti di Valutazione di Impatto Ambientale ex art. 23 del D.lgs. 152/2006 (T.1) che per gli aspetti AIA, si conferma la valutazione tecnica negativa già espressa”.

Da par suo, la Asl di Taranto Dipartimento di Prevenzione in questi due anni ha sempre confermato la sua valutazione negativa: “Si ritiene che la proposta progettuale di ampliamento della discarica mediante nuovo lotto in sopralzo, non risponda alle finalità riportate nell’art. 1 del D.Lgs. 121/2020 e non consenta di avere le garanzie di protezione ambientale in termini di stabilità complessiva dell’intero corpo di discarica e pregiudizio per le matrici ambientali, in un territorio già caratterizzato da criticità preesistenti“. 

(leggi tutti gli articoli sulla discarica Italcave https://www.corriereditaranto.it/?s=discarica+italcave&submit=Go)

Ancora più netta, se possibile, la contrarietà espressa dal Comune di Statte, che ha contestato diversi aspetti del progetto di sopralzo (e che lamenta di essere danneggiato da oltre 20 anni senza che sia stata mai accettata almeno una delle proposte di misure compensative per indennizzare e ristorare sia la popolazione residente sia dell’Amministrazione Comunale). Definendo “provocatoria la volontà aziendale di procedere con l’offerta di un servizio di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi per un orizzonte temporale di circa 10 anni, alla luce di un non meglio indicato e provato incremento della domanda di conferimenti, tenuto conto che il vero trend in crescita è quello della domanda di operazioni di recupero, ma è possibile invece contestare che questa esigenza non sia attualmente disponibile con i volumi degli impianti di rifiuti speciali non pericolosi attualmente disponibili presso il terzo lotto che come noto dispone di una volumetria residua di oltre 4,6 milioni di metri cubi di rifiuti, volumi che ben si presterebbero a soddisfare l’esigenza di garantire al territorio la possibilità di smaltimento dei rifiuti prodotti dalle auspicate prossime attività di bonifica ambientale del sin di Taranto in attuazione del condivisibile criterio di prossimità. Non si può infatti chiedere un ampliamento sulla base di questi presupposti, e poi verificare che nel corso degli anni i conferimenti provengono principalmente da produttori posti nella Regione Lazio e nella Regione Campania. (dati conferimneti ITC). In tale contesto le esigenze imprenditoriali si arricchiscono con un progetto di trattamento di rifiuti pericolosi presso l’impianto di inertizzazione già autorizzato per rifiuti speciali non pericolosi e con un ampliamento volumetrico di 1.200.000 m3”. 

Il Comune di Statte ricorda poi che la richiesta di progetto di modifica nasce dal fatto che i lotti I e II sono stati oggetto, durante il periodo di osservazione, di cedimenti di fondo (una media di 2,5 metri), che hanno determinato irregolarità delle superfici dei cigli di discarica con conseguenti difficoltà di ruscellamento delle acque meteoriche che tendono ad accumularsi nelle zone a scarsa pendenza. Pertanto è stata prescritta nel 2018, in sede di riesame AIA ed adeguamento al d.lgs. n. 121/2020, la risagomatura dei lotti e la livellazione delle superfici in maniera tale da garantire una pendenza di circa il 3% anche a seguito degli assestamenti di post-gestione. Ma il 15/10/2020 la Provincia di Taranto emise provvedimento di diniego sull’istanza presentata dalla società Italcave Spa per il progetto di risistemazione della morfostruttura residua ai fini della chiusura del I e II lotto di discarica per rifiuti non pericolosi. Pertanto la società, a fronte dei pareri negativi pervenuti nel precedente procedimento, ha predisposto un nuovo progetto che prevede la “risistemazione della morfostruttura residua ai fini della chiusura del I e II lotto di discarica con la realizzazione di un IV lotto di discarica”. Il comune di Statte ad oggi rileva che “questa iniziativa imprenditoriale si è trasformata nel tempo divenendo oggi un progetto in cui il proponente intende soddisfare l’offerta di smaltimento di rifiuti speciali a livello nazionale coprendo, a suo dire, una quota di mercato di circa il 15%, per evitare così che tale valore economico venga trasferito al di fuori del “Sistema Italia”, ed al tempo stesso importantissimo intervento atto a garantire il corretto ruscellamento delle acque meteoriche. E proprio questo dualismo tra l’esigenza imprenditoriale e la necessità di mettere in atto importanti interventi di carattere ambientale, come quello di garantire un corretto sistema di ruscellamento delle acque meteoriche dal corpo di discarica, che merita di essere chiarito. Infatti partendo dal presupposto che sia preminente la necessità di intervenire per porre rimedio ho un potenziale problema di carattere ambientale, tale circostanza da un lato certifica, attraverso lo studio del 2018, l’errore in cui è in corso il progettista del primo e del secondo lotto quando ha presentato il progetto di chiusura e post inosservanza del decreto 30/06/2003 e di conseguenza tutti gli stakeholder coinvolti nel procedimento. Come mai solo oggi il progettista intendi segnalare che la naturale morfologia della zona dove sorge la discarica crea delle notevoli criticità nella gestione delle acque in quanto la superficie risulta essere irregolare con pendenze diverse per ogni zona della discarica criticità che risulterà ancora pi evidente a seguito dei “naturali” cedimenti del corpo della discarica nel periodo di post gestione, che proprio perché “naturali” non si comprende come non sia stato possibile valutarli nel procedimento di aia del primo e del secondo lotto. È evidente a chi scrive e chi è a chi ha l’onestà intellettuale di affrontare questo procedimento, che il rimodellamento morfologico che si ottiene con il sovralzo costituiva un pretesto artificioso per ottenere un ampliamento“. Proseguendo nella valutazione in dettaglio delle scelte progettuali “si contesta decisamente la scelta progettuale d doversi garantire una sopraelevazione delle sponde di 1,5 m rispetto al piano campagna. Infatti tale sopraelevazione è artatamente progettata affinchè in considerazione della vastità delle superfici interessate si generi un volume di riempimento tale da arrivare a 1,2 milioni di metri cubi. Premesso che secondo i manuali di ingegneria alla base della progettazione dei sistemi di fognatura pluviale (Ed Hoepli) la pendenza minima con cui garantire il deflusso è dello 0,1 per mille, attestandosi in generale mediamente intorno allo 0,3 per mille. Prendere come riferimento per la definizione delle pendenze minime della superficie di chiusura della discarica le linee guida della Regione Lombardia di cui alla DGRX/2461 del 07.10.2014, in assenza di specifiche indicazione nel D.Lg. 36/2003, non si condivide”. 

Ricordiamo che l’impianto in questione è autorizzato con D.D. n. 36/2014 e successiva D.D. n. 52/2018, della Provincia di Taranto relative a VIA e AIA, è costituito da tre lotti, dei quali I e II per un volume lordo autorizzato pari a 6.228.444 m3 ed una superficie effettiva di 212.402 m2), mentre il III lotto copre una superficie di 181.000 m2 e un volume 4.600.000 m3 e rientra nei confini del SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Taranto. Inoltre la società Italcave possiede un deposito Rinfusedestinato, prevalentemente, allo stoccaggio temporaneo di prodotti energetici solidi (coke di petrolio e carbone fossile), qualificato dalle Agenzie delle Dogane di Taranto, come “deposito intermedio”, avente una superficie di circa 92.000 mq, rinveniente dal fondo catino di una cava di inerti esaurita, posto, in profondità, ad una quota di -38 metri dal piano campagna. ITALCAVE svolge anche attività di scarico ed occasionalmente di carico di merci e materiali, anche, polverulenti presso il porto di Taranto e possiede inoltre la società Carmed Italia, fa parte del gruppo ITALCAVE S.p.A., che da tanti anni opera tra le agenzie marittime e casa di spedizioni del porto di Taranto. All’interno dell’area occupata dal gruppo, è anche presente una cava a fossa coltivata a gradoni con altezza dei gradoni non superiore a 10 metri e profondità massima di circa 40 metri vincolata alla quota statica del livello di falda. La pietra calcarea estratta è caratterizzata da una purezza superiore al 98% e i macchinari impiegati negli impianti di frantumazione e macinazione permettono di produrre oltre 1.200.000 tonnellate/annue di prodotto nelle diverse composizioni granulometriche. Il calcare proveniente dalla cava ITALCAVE si presta, grazie alle sue caratteristiche, ad un impiego molto più vasto dei comuni calcari: nel settore dell’edilizia dove trova il più largo impiego nel settore delle costruzioni civili e della produzione di premiscelati, intonaci e calcestruzzi; in quello agroalimentare viene richiesto per la produzione di mangimi, come ammendante (correzione suoli acidi), nell’industria cartaria, nell’industria saccarifera; ed infine nell’industria termoelettrica viene impiegato per la desolforazione dei gas di combustione, nella raffinazione dei metalli, nella produzione di vetro, fibre di vetro, fibre ottiche.

Stiamo parlando quindi di un vero e proprio impero economico, a cui negli anni abbiamo dedicato molti articoli, appartenente alla famiglia Caramia che è tra l’altro proprietaria di molti immobili nel Borgo Umbertino del comune di Taranto, la gran parte dei quali è destinata a fini commerciali con fitti mensili spesso improponibili per i commercianti tarantini (insieme ad altri gruppi imprenditoriali che di fatto recitano la parte del leone essendo proprietari di tantissimi immobili finendo per avere in mano le sorti del commercio cittadino del centro città, uno dei tanti segreti di Pulcinella di cui però non parla mai nessuno). In ultimo, il gruppo negli anni ha prima acquistato lo stabilimento balneare Fata Morgana (Marina di Pulsano), riportando in auge uno stabilimento balneare storico della litoranea tarantina che occupa quella che forse è la baia più bella dell’intera costa ionica orientale con prezzi però decisamente alla portata di pochi; mentre nell’estate del 2019 ha acquistato il compendio immobiliare che costituiva il camping Lido Silvana (distrutto da un incendio negli giugno del 2001 e adiacente allo stesso stabilimento) per una cifra pari a 700.00 euro. A distanza di cinque anni non è stato ancora chiarito il motivo che ha portato il gruppo a questa acquisizione (nonostante subito si levarono voci preoccupate riguardanti la possibilità che Italcave fosse interessata a realizzare un impianto di compostaggio nella zona industriale di Pulsano).

Detto ciò, se è legittimo da un lato permettere ad un gruppo imprenditoriale privato la possibilità di ampliare la propria attività economica (che per natura sarà sempre portata al principale obiettivo di trarne profitto), dall’altro lato è imprescindibile che ciò avvenga nel rispetto delle leggi, in questo caso del diritto ambientale che per sua natura è strettamente connesso alla tutela dell’eco-sistema circostante e della salute di cittadini e lavoratori. Che ciò riguardi una discarica o una raffineria o il più grande siderurgico d’Europa, il discorso non cambia.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/20/camping-lido-silvana-il-terreno-alla-italcave-spa/)

One Response

  1. Personaggi illustri che dovremmo mettere nel museo di via plateja , personaggi che speculano sulla nostra salute e ci fanno un pozzo di soldi ,mai terreno più fertile per fare monnezza e ricavare tanti e tanti quattrini … tutto questo solo e soltanto a Taranto , terra di conquista .. certo che tutto lo schifo possibile ed immaginabile tutto da noi è stato realizzato .. mah che terra stranissima … a voglia il pil aumenta , che solo con lo schifo riusciamo ad andare avanti , ed è davvero tantissimo .legambiente si oppone al. Comparto 32,ma non ha battuto ciglio per lo spreco di terreno assoluto del siderurgico, della raffineria , di italcave , presto del nucleare, del dissalatore ,di quella industria puzzolente di plastica ,del depuratore Gennarini , della cementil, la sural, i cantieri tosi , la Marina ,l’arsenale , è tutto lo schifo del mondo gettato in mare, anzi nei due mari .. dovremmo essere ricchi invece ci ritroviamo in mutande sempre a cercare un appiglio per uscire dalla dimenticanza assoluta e dall’isolamento, veramente un paesotto strano ..

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