Dopo oltre 14 ore di trattativa al ministero del Lavoro, all’1.15 di questa notte sindacati e commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria hanno siglato un accordo per la Cigs per i lavoratori della società che gestisce l’ex Ilva.
L’iniziale richiesta dell’azienda era di una Cigs per 5.200 lavoratori, che era stata abbassata a 4.700-4.600 dopo un incontro a Palazzo Chigi alla vigilia. L’accordo prevede la Cigs per un numero massimo di partenza di lavoratori (con un solo altoforno in marcia) di 4.050, di cui 3.500 a Taranto, 270 a Genova e 175 a Novi Ligure, 35 a Marghera, 25 a Milano e 10 a Paderno. In base alla risalita produttiva (a partire da ottobre 2024 quando è previsto il riavvio dell’altoforno 1), il numero dei lavoratori in Cigs diminuirà fino ad azzerarsi dal marzo 2026 quando si stima che saranno operativi tre altoforni, il tutto secondo le previsioni del Piano di Ripartenza studiato dalla struttura commissariale di AdI in AS. In base all’accordo, l’azienda riconoscerà ai lavoratori in Cigs un’integrazione salariale pari ad assicurare il 70% della retribuzione globale annua lorda (più premio e più tredicesima). Il periodo di validità della Cigs è di 12 mesi (a partire da marzo 2024), rinnovabile per altri 12 mesi dopo un nuovo esame congiunto tra azienda e sindacati. L’intesa comprende il riconoscimento della validità dell’accordo del 6 settembre 2018 e in particolare la salvaguardia occupazionale per i lavoratori in Ilva in As (la società ancora proprietaria degli impianti gestiti da Acciaierie d’Italia).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/24/ex-ilva-il-governo-crede-nella-ripartenza/)
In particolare, l’accordo prevede che con l’attuale produzione di 1,9-2,2 milioni di tonnellate di acciaio stimata per l’intero 2024 con un solo altoforno in marcia (Afo 4), fino a ottobre saranno appunto 4.050 i lavoratori in cassa integrazione. Con la ripartenza di Afo 2, i lavoratori in Cigs scenderanno a 2.850, per poi scendere ulteriormente a 1.620 a inizio 2025 con la ripartenza di Afo 1. Nel corso della prima parte del 2025 (anno in cui la produzione di Ilva è stimata tra 4,5 e 5 milioni di tonnellate), è prevista attività di manutenzione per Afo 1 che riporterà in Cigs 2.450 dipendenti. Dopo l’estate 2025, i livelli di Cigs torneranno a scendere e i lavoratori coinvolti saranno 1.250, per poi risalire brevemente a 2.450 a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Da giugno 2026, l’accordo prevede l’azzeramento della Cigs e tutti i lavoratori in attività. Nel testo dell’accordo viene ricordato che “allo stato attuale, nello stabilimento jonico, alla più risalente fermata dell’altoforno n. 5, si è aggiunta la temporanea cessazione dell’attività degli altiforni n. 1 e n. 2. Attualmente, quindi, è in marcia il solo altoforno n. 4. Ciò ha comportato e comporterà la sensibile riduzione di produzione della ghisa, non compensabile con la marcia dell’altoforno n. 4, comunque anch’esso soggetto a fermate per le necessarie manutenzioni, e neanche con la programmata ripartenza dell’altoforno n. 1; tale situazione si ripercuoterà in maniera determinante anche sui reparti a valle del ciclo integrale jonico ad esso connessi, con Inevitabile riduzione del fabbisogno di risorse umane nell’unit di Taranto. Inoltre, l’andamento produttivo del sito jonico si rifletterà In maniera determinante anche sui siti a valle dello stabilimento diTaranto; i livelli produttivi attuali, evidentemente, non sono sufficienti a garantire l’equilibrio e la sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione di impresa; Ciò determinerà, nonostante non sussistano esuberi strutturali, la necessità di incrementare il numero del personale destinatario dell’intervento dell’ammortizzatore sociale in ragione delle non transitorie inattività degli impianti, derivanti da fermate parziali o anche totali degli stessi, ovvero dalla ridotta alimentazione degli asset produttivi”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/15/ex-ilva-in-salita-il-rinnovo-dellaia-1/)
Scendendo più nel dettaglio, sempre nel testo dell’accordo si legge che “il trattamento di integrazione salariale verrà richiesto dalla data della declaratoria di insolvenza per 12 mesi. La società dichiara che alla conclusione di tale periodo, potrà fare ricorso ad un ulteriore periodo di ammortizzatore sociale per altri 12 mesi al fine di portare a compimento il Programma per la Ripartenza illustrato nel corso dell’incontro. Il nuovo periodo di ammortizzatore sociale prevederà un nuovo esame congiunto tra le parti, secondo quanto previsto dalla legislazione vigente. Gli incontri di monitoraggio – da realizzare a livello nazionale con cadenza trimestrale e a livello territoriale con cadenza mensile – saranno finalizzati anche a garantire la ripartenza progressiva di tutti gli impianti, compresi i singoli impianti di finitura/laminazione, che dovrà avvenire dalia fine del 2024 e, comunque, entro il giugno 2026, data prevista per la fine del Programma per la Ripartenza, e così come si evince dai numeri decrescenti del personale posto in CIGS in vista della risalita produttiva, riportato nell’allegato che sancisce il rientro di tutto il personale sospeso. Le Parti concordano che l’individuazione del personale da sospendere dal lavoro sarà effettuata esclusivamente con riferimento alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative. In particolare, le sospensioni riguarderanno le posizioni lavorative, dirette e/o indirette, rese non necessarie dalle riduzioni/sospensioni di attività produttiva che si verificheranno a seguito di fermate impiantistiche e/o riduzione di turni di marcia, tanto anche con riferimento delle strutture operative a valle di quelle direttamente interessate. La sospensione del personale non direttamente impegnato in produzione interverrà per quelle funzioni la cui attività risulterà non esigibile per effetto dei volumi dell’attività produttiva. Non saranno interessati dalle sospensioni in CIGS i dipendenti addetti alle attività di manutenzione e alla sorveglianza delle attività connesse alla sicurezza e all’ambiente, quando direttamente impegnati in specifici programmi di manutenzione, sorveglianza e alle attività legate al Piano di ripartenza. L’azienda, in presenza di personale fungibile, per qualifica e livello di inquadramento nel reparto/ufficio oggetto di parziale o totale sospensione dell’attività lavorativa per l’intervento dell’ammortizzatore sociale, al fine di distribuire in modo equo il ricorso alla CIGS, attuerà le sospensioni applicando il criterio della rotazione, fatte salve specifiche esigenze tecnico-produttive e/o di sicurezza, in coerenza con la reintroduzione delle normali turnazioni contrattuali e in osservanza della “quota rimpiazzo” ed evitando di normala sospensione a zero ore. L’attuazione della rotazione verrà monitorata tra le Parti mediante appositi incontri tra Azienda e RR.SS.UU.,che saranno calendarizzati con cadenza periodica in tutte le sedi”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/27/ex-ilva-una-vis-senza-polemica/)
L’azienda riconoscerà, a decorrere da marzo 2024, ai lavoratori posti in CIGS, per i periodi di sospensione direttamente conseguenti a disposizioni aziendali, un’integrazione salariale nei limiti di quanto necessario ad assicurare un trattamento equivalente al 70% della retribuzione globale annua lorda (ovvero le voci contenute nel c.d. primo rigo più premio più rateo di tredicesima). Inoltre, l’azienda attiverà percorsi formativi e di riqualificazione professionale anche attraverso l’utilizzo di FONDIMPRESA per almeno otto ore in presenza, che vedranno coinvolti i lavoratori sospesi a zero ore per almeno, di norma, quattro settimane continuative. Inoltre, l’azienda attiverà percorsi formativi di riqualificazione professionale che verranno effettuati In presenza per tutte le categorie di dipendenti interessati dalla CIGS al fine di renderli fungibili con altre figure professionali e fornire nuovi strumenti specifici per Incrementare il bagaglio di conoscenze nelle specifiche aree dì Intervento (tra le quali, “Alfabetizzazione informatica”, “Processo produttivo Forni elettrici” “Domiciliazione digitale”); tali progetti formativi verranno concordati tra le parti in occasione di specifici incontri tra azienda e RR.SS.UU. presso le singole unità produttive. Al personale che, in ragione del periodo di sospensione in CIGS, non avrà maturato ferie nell’arco temporale del mese, sarà riconosciuto l’equivalente di 1 giorno di ferie. La società anticiperà il trattamento di integrazione salariale alle normali scadenze di paga.
Inoltre, la società in accordo con i sindacati prevede di introdurre specifiche misure che verranno definite in un distinto accordo, che contempleranno un’erogazione a titolo di una tantum per welfare il premio di risultato sulla base della produzione raggiunta a fine 2024. Nel dettaglio: 1% del valore annuo della paga base, riconducibile ai minimi contrattuali di cui al CCNL di settore per singolo livello di inquadramento, per volumi produttivi almeno pari alle 1,6 milioni di tonnellate di acciaio; 2% del valore annuo della paga base, riconducibile ai minimi contrattuali di cui al CCNL di settore per singolo livello di inquadramento, per volumi produttivi pari o superiori ai 2 milioni di tonnellate di acciaio fino allo scaglione successivo; 3% del valore annuo della paga base, riconducibile ai minimi contrattuali di cui al CCNL di settore per singolo livello di inquadramento, per volumi produttivi pari o superiori alle 2,2 milioni di tonnellate di acciaio. Ma è stata comunque inserita una clausola che garantisce comunque il pagamento di questo premio in caso in cui il mancato o parziale raggiungimento degli obiettivi sia indipendente dalla responsabilità dei lavoratori.
Prossimo step quello che sarà scritto nel bando di gara per gli asset produttivo del gruppo ex Ilva: da lì si capirà quale destino attenderà nei prossimi anni le migliaia di lavoratori in questione (e a cascata dell’indotto e dell’appalto), a cominciare da quelli di Taranto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)
