| --° Taranto

Nello stendere queste note rimane solo un rammarico: quello non poter riportare al lettore il profumo balsamico dei pini, tale da aprire i polmoni, e il profondo silenzio dei vialetti, cui fa sottofondo il frinire delle cicale. Insomma, è una vera oasi il parco Cimino, l’ampia pineta alle porte della città. Vi abbiamo passeggiato nei giorni scorsi di prima mattina, fra decine di amanti del footing, famiglie al completo per i vialetti, con i più piccoli a intrattenersi nell’area giochi. Lasciato alle spalle il vasto piazzale antistante, dove fervono i lavori per gli stand della festa della birra e fanno capolinea i bus urbani ed extraurbani, con gran movimento di passeggeri, appena entrati si è immediatamente avvolti da una profonda sensazione di pace, tale da far dimenticare ogni preoccupazione quotidiana, non ultima… quella dell’arrivo delle cartelle della Tari con relativi aumenti.

Ci si inoltra lungo il viale che scorre a partire dalla statua del discobolo e dalla sede del Gruppo sportivo dei vigili urbani fino a giungere (dopo la scalinata) allo splendido affaccio sul secondo seno di Mar Piccolo, con il panorama della ‘circum’ e del ponte di Punta Penna, offuscato sullo sfondo dalle ciminiere dello stabilimento siderurgico. E chi da quel luogo ha potuto assistere al sorgere del sole assicura che si tratta di uno spettacolo senza pari! La strada ombreggiata dai pini scorre per tutto il tratto di Mar Piccolo, le cui rive, al contrario di quanto accadeva in passato, si presentano libere dalla spazzatura. C’è anche chi, munito di sedia a sdraio, si gode momenti di relax in riva al mare. Seguendo la staccionata, si raggiunge la parte superiore del parco, il cui terreno è però disseminato da notevoli quantità di rami rinsecchiti, conseguenza di passate potature o dell’azione del forte vento; non mancano tronchi d’albero abbattuti: quando la rimozione? In chiaro stato di abbandono, chissà da quanto tempo, è l’impianto ad osmosi del “Laboratorio Watermaker” per dissalare l’acqua del mare per usi ambientali, realizzato dalla giunta Di Bello, secondo un progetto sostenuto con fondi rivenienti dal protocollo di intesa fra fondazioni bancarie e volontariato. Il cartello affisso sulla pensilina avvisa, riteniamo inutilmente, della possibilità di una dimostrazione gratuita da parte di associazioni e gruppi. Altrettanto in stato di abbandono sono i laghetti comunicanti, sovrastati da un grazioso ponticello, purtroppo in secca da anni.

Interessante è la riproduzione di un “pagghiare”, il capanno realizzato con materiale di riciclo che veniva utilizzato da pescatori e mitilicoltori come luogo di riparo o di deposito di materiale da lavoro. Ugualmente in buone condizioni è l’anfiteatro in legno, rimesso in sesto dall’amministrazione comunale un paio di anni addietro, ma raramente utilizzato per spettacoli all’aperto: questione di agibilità? Constatiamo anche il funzionamento delle fontanelle (ma perché furono realizzate così basse?) e le buone condizioni del parco giochi. Non così si può dire della cartellonistica e delle bacheche in vetro, di cui sono disseminati i vialetti, che attendono di essere utilizzate.

Insomma, tutti inconvenienti superabili con un po’ di attenzione da parte dell’ente gestore per una ancor più attraente oasi di verde che merita la visita e l’apprezzamento di tutti i tarantini. Speriamo di poter scrivere presto la stessa cosa della Villa Peripato…

Una risposta

  1. Un po’ d’attenzione ,la strafottenza assoluta ,ma se la città ,come dovrebbe essere definita,
    sta una latrina cosa ci possiamo aspettare da un parco che dovrebbe essere il fiore all’occhiello per Taranto .Chissà se tra tre anni con un nuovo candidato sindaco qualcosa migliorerà ,quel bello che deve venire non lo abbiamo visto ed il cambiamento neanche per L’anticamera del cervello . Restano solo le chiacchiere la nostra unica certezza .. dovrebbe essere tutto privato a Taranto di sicuro tutto sarebbe più bello e curato ,visto l’incapacità della macchina comunale .

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