Procede la verifica della completezza documentale all’interno del PAUR (Provvedimento autorizzatorio unico regionale) per il progetto che prevede la “Realizzazione dell’impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara”, procedimento estremamente ampio e complesso, che ha come presupposto la necessaria sottoposizione a Valutazione d’Impatto Ambientale da approvare e con essa il rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie non solo alla realizzazione ed all’esercizio dello stesso.
Ricordiamo, in breve, che il progetto prevede la realizzazione di un impianto di dissalazione delle acque salmastre delle sorgenti del Tara sito in agro di Taranto e Statte, e delle opere finalizzate al convogliamento delle acque filtrate al serbatoio di Taranto da 200.000 mc, e allo scarico della salamoia nell’area portuale. Nel dettaglio, l’opera sarà costituita da un impianto di sollevamento delle acque salmastre del fiume Tara, che verranno convogliate in un serbatoio pensile. Dette acque giungeranno successivamente per gravità nell’impianto di dissalazione ove, per principio di osmosi inversa, saranno sottoposte a ultrafiltrazione e indirizzate al serbatoio di Taranto da 200.000 mc mediante una condotta in pressione in acciaio DN 900 della lunghezza di 14,5 km. Diversamente, la salamoia prodotta dal processo di osmosi inversa verrà convogliata nell’area portuale del molo polisettoriale di Taranto mediante una condotta in pressione in PEAD DN 800 della lunghezza di 4,4 km. In riferimento alla procedura del PAUR quindi, con nota del 29/02/2024, la Sezione Autorizzazioni Ambientali della Regione Puglia ha chiesto la verifica della completezza della documentazione presentata dalla società Acquedotto Pugliese S.p.A. (società proponente).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/12/dissalatore-del-tara-tante-le-interferenza/)
L’aspetto ambientale nella realizzazione di quest’opera resta dunque quello più importante. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha infatti richiesto agli enti interessati di esprimere il parere istruttorio di competenza, in merito alla valutazione delle interferenze del progetto in esame con le matrici ambientali, sulla base della documentazione tecnica trasmessa dall’Acqudotto Pugliese.
Una parte delle opere previste ricade infatti all’interno della perimetrazione del SIN di Taranto: la mancanza di una caratterizzazione ambientale dell’area interessata, ha spinto l’Aqp in accordo con ARPA Puglia, ad elaborare ed eseguire il Piano di indagini Preliminari (PIP). Dal quale è merso che solo nel primo tratto della condotta (dall’impianto di dissalazione alla SS7), si ritrovano limi sabbiosi e materiale detritico di composizione calcarea con sacche di terra rossa. La falda non è presente entro i tratti investigati. Le risultanze dei sondaggi hanno mostrato l’assenza di una falda superficiale che potrebbe avere carattere stagionale, mentre la falda carsica possiede un carico piezometrico di pochi metri sul livello del mare. Gli esiti delle analisi chimiche sulle diverse matrici ambientali riconosciute, hanno evidenziato l’assenza di contaminazione per la matrice suolo, infatti per i tutti i campioni analizzati, i parametri, sono risultati conformi. Anche i test di cessione, hanno restituito valori conformi degli analiti tutti inferiori ai limiti previsti dalla legge. L’Acquedotto Pugliese, pertanto, ha sostenuto che non sono previste attività di Messa in Sicurezza d’Emergenza, prevenzione o bonifica dei terreni interessati dalle opere in progetto.
Diversamente, per quanto concerne la matrice acque sotterranee, i cui campioni sono stati prelevati dai piezometri ricadenti in area SIN, sono stati riscontrati alcuni superamenti dei limiti. L’AQP, dichiarando che in corrispondenza delle interferenze tra opere di progetto e SIN non sono in corso attività di bonifica e considerati i soli superamenti delle CSC (Concentrazione Soglia di Contaminazione) per le acque sotterranee, ha ritenuto sufficiente redigere una serie di documenti. Nella documentazione, per quanto riguarda le acque sotterranee, Aqp riporta che le opere in progetto interferenti con la falda sono quelle relativa alla sola condotta di scarico della salamoia a partire dalla progressiva kilometrica 2+639,70 km. Laddove viene intercettata la falda è previsto l’emungimento delle acque mediante l’utilizzo di impianti di Well Point disposti da entrambi i lati delle trincee. Le acque emunte saranno stoccate in appositi serbatoi e quindi trattate come rifiuti liquidi. Inoltre, per la riduzione dell’afflusso dell’acqua di falda è prevista la realizzazione di un blindoscavo. Tutto il materiale scavato, se in contatto con la falda, verrà gestito come rifiuto e, quindi, smaltito in conformità alla normativa di settore vigente. Altresì, in merito alle possibili interferenze tra le opere di progetto e le eventuali attività di bonifica, si riporta che “queste ultime, essendo relative alla matrice acqua saranno presumibilmente effettuate con la tecnica pump and treat. La presenza della condotta, opera lineare di dimensioni trasversali trascurabili, non genererà ostacolo al flusso delle acque captate. Si consideri, tra l’altro, che all’interno dell’area SIN, la posa della condotta avverrà quasi esclusivamente su strada, e questo esclude anche la possibile interferenza con la terebrazione di pozzi di emungimento. Si può pertanto concludere che gli interventi in progetto non interferiranno con una futura bonifica delle aree”. Si consideri, tra l’altro, che all’interno dell’area SIN, la posa della condotta avverrà quasi interamente su strada, e questo esclude anche la possibile interferenza con la terebrazione di pozzi di emungimento. Si può pertanto concludere che gli interventi in progetto, secondo il proponente, non interferiranno con una futura bonifica delle aree.
A valle dell’analisi della suddetta documentazione, ARPA Puglia ha sottolineato alcune osservazioni da ottemperare. “Si prende atto che la numerosità dei campionamenti effettuati risulta adeguata all’estensione dell’area progettuale. Tuttavia, nel documento, gli esiti d’indagine sono di difficile lettura e interpretazione, oltre a contenere incongruenze. Pertanto, Al fine di ottimizzare e facilitare la visione e la comparazione degli esiti d’indagine, è necessario rimodulare la modalità di restituzione dei dati chimici derivanti dalle analisi di laboratorio, riorganizzandoli, per ciascuna matrice ambientale. Si chiede inoltre di indicare l’ambito normativo in cui sono state eseguite tali indagini al fine di definire i corretti limiti di riferimento da considerare. Mancano elementi che consentano di valutare se le aree interessate da precedenti interventi di bonifica saranno oggettivamente attraversate o meno dall’opera in progetto, né sono stati forniti dal proponente elementi che possano consentire di verificare eventuali interferenze con potenziali interventi di bonifica. Per quanto riguarda la valutazione dei rischi per la salute, si richiede di integrare quanto riportato con una valutazione post-operam che tenga conto dei potenziali recettori presenti sull’area dopo la realizzazione dell’intervento de quo. Tutto quanto sopra esposto, al fine di esprimere il parere definitivo in merito alla valutazione delle interferenze, si resta in attesa di ricevere la documentazione richiesta. Le considerazioni sopra riportate sono state condivise come SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) con il Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia – Area per la caratterizzazione e la protezione dei suoli e per i siti contaminati di ISPRA che provvederà, in relazione alle proprie competenze e specificità, a trasmettere apposita nota da intendersi complementare a quello qui espresso”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/24/dissalatore-avviato-iter-autorizzativo/)
Il Dipartimento Bilancio Affari Generali e Infrastrutture Sezione Risorse Idriche della Regione Puglia, ha invece evidenziato che “limitatamente agli aspetti di competenza, che nulla osta alla realizzazione delle opere in progetto, avendo cura, durante la loro esecuzione, di garantire la protezione della falda acquifera. A tal fine appare opportuno richiamare le seguenti prescrizioni: sia garantita la protezione della falda acquifera, predisponendo ogni idoneo accorgimento atto a scongiurare la diffusione sul suolo di sostanze inquinanti a seguito di sversamenti accidentali sia in fase di cantiere che in fase di esercizio; nell’area di insediamento impiantistico sia attuato il riutilizzo delle acque meteoriche di dilavamento finalizzato alle necessità irrigue, domestiche, etc., tramite appositi sistemi di raccolta, trattamento ed erogazione; la salamoia prodotta dell’osmosi, scaricata nell’area portuale (previa autorizzazione allo scarico dell’autorità competente), rispetti tutti i valori limite in acque superficiali ai sensi del d.lgs. 152/06 con prelievo e successiva verifica del rispetto dei parametri chimico/fisici da effettuare con cadenza mensile; nelle aree di cantiere, il trattamento dei reflui civili, ove gli stessi non siano diversamente collettati/conferiti, sia conforme al Regolamento Regionale n.26/2011 come modificato ed integrato dal R.R. n.7/2016″.
Mentre la Provincia di Taranto ha rinnovato l’invito all’Acquedotto Pugliese e quindi alla Regione Puglia a trasmettere parere dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale in quanto propedeutico al rilascio del titolo.
Infine, l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio evidenzia che la parte terminale della condotta di scarico insiste su aree demaniali marittime, rientranti nella circoscrizione territoriale dell’Autorità Portuale, oggetto di istanza di Autorizzazione Unica ZES formulata dalla società United Task Management Srl pervenuta sullo sportello SUD ZES il 04.05.2023. Sul punto il 22.08.2023 l’Authority ha indetto la Conferenza di Servizi decisoria semplificata in modalità asincrona, coinvolgendo, tra i vari soggetti deputati al rilascio di autorizzazioni, pareri, nulla osta od altri atti di assenso comunque denominati, proprio il proponente Acquedotto Pugliese Spa “che, ad oggi, non ha fatto pervenire alcuna comunicazione in merito. Discende come la Scrivente potrà esprimersi sul progetto “impianto di dissalazione…” ove l’Acquedotto Pugliese individui una soluzione che superi l’interferenza segnalata ovvero sugli esiti della conferenza dei servizi indetta sulla istanza ZES” affermano dall’Autorità Portuale. Infine in merito alla richiesta contenuta nel foglio in riferimento in cui si “chiede agli Enti in indirizzo di riscontrare la presente comunicazione segnalando eventuali ulteriori Amministrazioni e/o Enti territoriali – non in indirizzo – potenzialmente interessati e comunque competenti ad esprimersi sulla realizzazione e/o sull’esercizio dell’intervento” viene evidenziato come dall’elenco indirizzi manchi l’Agenzia delle Dogane la cui Autorizzazione è obbligatoria ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 374/90 a mente del quale “è vietato eseguire costruzioni ed altre opere di ogni specie, sia provvisorie sia permanenti, o stabilire manufatti galleggianti in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale, nonché spostare o modificare le opere esistenti, senza l’autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale. La predetta autorizzazione condiziona il rilascio di ogni eventuale altra autorizzazione, nella quale della stessa deve essere fatta comunque espressa menzione”.
Ciò detto sul progetto, come abbiamo ampiamente riportato in questi mesi, permangono ancora diversi dubbi. Come quelli espressi dalla Commissione VIA VAS del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (all’interno dell’iter sulla valutazione dei progetti presentati in relazione al finanziamento da 800 milioni del Just Transition Fund, da cui quello del dissalatore è stato escluso), da ARPA Puglia (che ha effettuato un monitoraggio d’indagine condotto per un periodo di dodici mesi in due punti lungo l’asta fluviale del fiume Tara evidenziando una generale scarsa qualità dello stato ecologico), sino ad arrivare alle criticità segnalate da Legambiente in diversi occasioni in particolar modo per l’aumento delle emissioni di CO2. Il progetto dovrà dunque passare attraverso l’assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale, superando una serie di ostacoli. Non sarà semplice.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/04/24/il-dissalatore-del-tara-non-convince/)

Piero
Mamma quanti impiastri inutili e e intanto la siccità incombe