È sceso a 44 milioni di metri cubi il livello di acqua nei 4 invasi della Capitanata, il 75% in meno rispetto allo scorso anno, quando ce ne erano a settembre 174 milioni, ma è tutta la Puglia ad essere stata arsa dalla mancanza d’acqua nel 2024, un crollo che l’agricoltura ha pagato a caro prezzo con la perdita di oltre il 50% delle produzioni in campo, per cui serve una stretta per la dichiarazione di calamità. Ad affermarlo è Coldiretti Puglia, sulla base dei dati dell’Osservatorio sulle risorse idriche di ANBI, secondo cui negli invasi pugliesi di acqua ne è rimasta davvero poca, con la diga di Occhito che ne trattiene appena 39 milioni e mezzo, quindi sotto il “volume morto”, mentre nel bacino di Marana Capacciotti ne restano poco più di 2 milioni su una capacità di 48 milioni di metri cubi.

“Occorre accelerare l’iter per il riconoscimento dello stato di calamità naturale in Puglia – ribadisce Coldiretti Puglia – con la siccità che ha fatto crollare le produzioni in campo dal grano all’uva, dagli ortaggi alla frutta, con le verifiche in campo che potranno accertare il crollo della produzione che supera anche il 60% per più di una coltura”.

“Per la siccità e le temperature ben al di sopra della norma sin dall’inverno ne hanno fatto già le spese le clementine che sono finite al macero, compromesse – ricorda Coldiretti Puglia – dalla mancanza di acqua che ne ha inibito l’accrescimento, ma anche la produzione di grano per fare pane e pasta risulta dimezzata per effetto della prolungata siccità che ha stretto tutta la regione in una morsa per mesi causando il taglio delle rese. La crisi idrica ha determinato un calo drastico di foraggio verde nei pascoli con l’aggravio dei costi – incalza Coldiretti Puglia – per l’acquisto di mangimi per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle, ma anche gli apicoltori hanno dovuto dire addio ad oltre 1 vasetto di miele su 2 con le api stremate senza cibo per le fioriture azzerate, con il 60% in meno di raccolta condizionata dal caldo e dalla siccità. Ma a preoccupare sono le previsioni della prossima campagna di raccolta delle olive, dove si stima un crollo del 50% rispetto all’anno scorso, con effetti altrettanto gravi sulla produzione di olio extravergine”.

Una situazione inaccettabile se si considera che per ogni euro speso dai consumatori in prodotti alimentari freschi e trasformati appena 15 centesimi vanno in media agli agricoltori ma se si considerano i soli prodotti trasformati la remunerazione nelle campagne scende addirittura ad appena 6 centesimi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea.

Una risposta

  1. E’ un fatto che non convince questo. E’ vero che c’è stato un periodo di caldo e di siccità, anche se non è una novità, ma proprio quando l’industria, a cominciare da ex ILVA, riduce il consumo di acqua di oltre il 40% e quando le nuove tecniche di irrigazione consentono un risparmio notevole di acqua, si lamentano danni per le produzioni agricole. La domanda che nasce è se gli agricoltori adottano tutte le misure di risparmio e recupero oppure si va avanti senza porsi problemi salvo poi lamentarsi? Allo stato dei fatti non si può continuare con la richiesta di finanziamenti mentre servono investimenti per la cattura, la conservazione, oltre al risparmio dell’acqua. Servono impianti e modalità organizzative e produttive che ogni azienda agricola deve avere e, allora, avrebbe un senso chiedere aiuti allo stato. Altrimenti non si esce dal rischio di danni per le produzioni, anche perchè malgrado la scarsità di pioggia molta acqua si disperde proprio a causa di mancanza di reti di captazione. Ma di tutto questo le associazioni degli agricoltori non parlano e non indicano ai loro associati le necessarie scelte innovative.

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