Si è tenuto presso il Teatro Comunale Fusco un incontro tra le studentesse e gli studenti delle classi quarte e quinte del Liceo Scientifico “Giuseppe Battaglini” di Taranto e il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, il dott. Nicola Gratteri. A completa disposizione delle classi, il Procuratore ha risposto a più di una dozzina di domande. Proveremo a ripercorrere insieme i momenti più salienti del confronto. Solo nel 2023 è stato pubblicato il libro “Il Grifone – Come la tecnologia sta cambiando il volto della ‘ndrangheta –“, scritto da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso. Le mafie stanno imparando a sfruttare le potenzialità della tecnologia per addentrarsi nello spazio digitale come fosse una nuova piazza da conquistare. D’altro canto la stessa potrebbe essere utilizzata dalla giustizia; infatti è stato chiesto al Procuratore quali sono i vantaggi e i pericoli che l’intelligenza artificiale potrebbe portare alla gestione della giustizia.
Si è avvalso di un esempio elementare per rispondere al quesito: “L’intelligenza artificiale può essere più o meno sofisticata ed evoluta a seconda di quello che metti in questa intelligenza. Immaginiamola come una pentola per cucinare la pasta con il sugo. Inseriamo il pomodoro, poi decidiamo di inserire più o meno il basilico e la cipolla quindi a seconda di cosa mettiamo nella pentola avremo il prodotto finale. Traduciamo questo concetto parlando di sentenze. In questa pentola ne mettiamo tante che riguardano, ad esempio, una causa del diritto del lavoro quindi un conflitto tra un operaio e un imprenditore. Inseriamo tante sentenze e poi quest’intelligenza artificiale le analizzerà tutte. Quando noi gli porremo un quesito, riversandogli i motivi dell’attore e del convenuto della causa, l’AI in base a tutto quel che noi abbiamo inserito in questo cervello elettronico, elaborerà e dirà se ha ragione tizio o caio. C’è sempre bisogno della presenza dell’uomo perché è lui che decide cosa immettere in questo cervello e qui sta l’attenzione. Se mettiamo più sentenze che danno ragione ad A e meno sentenze che danno ragione a B, sicuramente l’AI darà ragione ad A. Sta quindi all’intelligenza, all’onestà e alla correttezza dell’uomo inserire tutto ciò che può riguardare quel tema. L’intelligenza artificiale va bene, aiuta, però attenzione a chi la manipola. Penso che sia a monte che a valle ci debba essere una supervisione dell’uomo altrimenti si corre il rischio di avere delle decisioni parziali”.
Sempre riguardo l’approdo della mafia nel mondo digitale, è stata rivolta una domanda a Gratteri in merito a possibili conflitti per la conquista e il controllo dei territori online. Il Procuratore ha risposto che non crede ci saranno conflitti perché il dark web è infinito, internet è il lago mentre il dark web rappresenta l’oceano di conseguenza c’è spazio per tutti. Soffermandosi poi sugli smartphone ha dichiarato che i suoi software sono più potenti di quello utilizzato per allunare. E ha aggiunto: “Se io collego un software a questo telefono, posso entrare nel dark web e ciò vuol dire che stando su questo divano, posso ordinare 2000 kg di cocaina, l’uccisione di una persona e tutto ciò che c’è di illecito quindi è un mondo aperto, c’è spazio e non esiste conflitto. L’Europa, come gli Stati Uniti, rappresenta il più grande mercato per la vendita della cocaina e le mafie non si ammazzano per spartirsi lo spazio perché le nostre, le mafie più grosse, non vendono più per strada ma all’ingrosso. Gestiscono l’organizzazione dell’acquisto, del trasporto e della vendita all’ingrosso ma la cocaina non la toccano più”.
Sempre parlando di mafie ha sottolineato che, ovviamente, sono presenti quando si tratta di gestire denaro e potere. Sono inoltre contemporanee, non rappresentano una struttura statica fine a se stessa ma mutano, si evolvono e mangiano, si vestono e usano le tecnologie come noi ma per fini illeciti. Obiettivi che, per le grandi organizzazioni mafiose, esulano dall’arricchirsi, già lo sono. Il loro fine è portare alla luce del sole i soldi e per farli emergere e goderseli, investono in attività lecite. “Le mafie – ha aggiunto Gratteri – tendono a conquistare spazi di mercato e tendono a diventare proprietarie attraverso presta nomi, possessori di aziende e società anche d’interesse strategico, come stiamo vedendo. Spesso assistiamo a degli hacker che sono in grado di entrare nella rete della pubblica amministrazione, nelle banche e in grosse aziende. Questo rappresenta logicamente un grande allarme. Sono anni che grido quanto sta avvenendo in questi mesi, lo abbiamo scritto nel libro ma non siamo stati ben ascoltati e adesso fanno riunioni al vertice, spesso non avendo conoscenze e competenze, dicono sciocchezze”.
Il Procuratore in maniera ferma, a tal punto da compiere una lunga digressione rispetto alle questioni sollevate dagli studenti e le studentesse, si è detto contrario alla legalizzazione della marijuana e dell’hashish. “Chi è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere sostiene di allontanare i giovani dalle mafie. Questo disegno di legge però dice che chiunque ha compiuto 18 anni, con un certificato attestante la sua tossicodipendenza, va in farmacia è compra la dose. Bene, a me risulta che già nelle scuole medie si consuma marijuana; quindi chi ha 11 anni, fino al compimento dei 18 anni, non potendo andare in farmacia la andrà a comprare dalla criminalità organizzata. Siccome in farmacia, in base al calcolo fatto da chi è favorevole alla legalizzazione, costerebbe 15 euro al grammo comunque su piazza costerebbe di meno”.
Gratteri ha poi smontato la teoria che si impoverirebbero le mafie se si legalizzassero le droghe leggere. Ha sfatato questo mito sostenendo che se 1 grammo di cocaina costa 80 euro e 1 grammo di marijuana costa 5/6 euro e l’80% dei tossicodipendenti sono cocainomani, non si toglierebbero molti soldi alle mafie. A sostegno della sua tesi ha poi citato degli studi americani: “È stato dimostrato che l’uso sistematico della marijuana porta alla riduzione della corteccia centrale che è la parte del cervello dove risiede la memoria. Porta inoltre all’aumento di malattie nervose da adulti e all’aumento della schizofrenia quindi, in base a questi dati, mi pare che non è vero che le droghe leggere non facciano male e non creino dipendenze. La marijuana di oggi non è quella dei figli dei fiori del ’68 perché il THC è diverso. Un’ultima cosa, qualcuno di voi sta pensando che anche l’alcol fa male eppure si vende ma se io mi bevo un bicchiere di vino, non me lo bevo per ubriacarmi. Se mi faccio una canna me la faccio per sballarmi”.
Nonostante il lungo confronto e, citiamo, “le quattro ore di macchina che mi aspettano per ritornare a casa”, il Procuratore generosamente ha risposto anche alle domande dei giornalisti. Gli abbiamo chiesto come crede si possano oscurare le nuove vetrine delle mafie quali i nuovi social network come TikTok. “Le mafie si sono spostate su TikTok perché i giovani si sono spostati da Facebook a questo nuovo social network; quindi le mafie li inseguono sia come soggetti di consumo che come mercato per accalappiarli e farli diventare garzoni e carne da macello. Noi abbiamo incontrato i vertici di TikTok Europa a Dublino. Ne abbiamo discusso indicando loro le parole chiave per intercettare questi video che inneggiano alle mafie e alla droga. In meno di una settimana, grazie alla creazione di un software, hanno tolto 36.000 file video”.
Nonostante si possano, lecitamente, avere pareri discordanti rispetto alla posizione propugnata dal dott. Nicola Gratteri, è invece immorale opporsi quando afferma che la mafia esiste perché noi ci rapportiamo con essa. Anche un gesto apparentemente innocuo come offrire il caffè ad un mafioso, è una forma di legittimazione. “Le mafie finiranno quando noi finiremo di avere bisogno e finiremo di relazionarci con loro”, ha concluso il Procuratore.



Fra
Possiamo sapere perché il ponte punta Penna è spento ormai da due settimane .?perché per le strade c’è tanto disordine e la macchina amministrativa non si muove e siamo una città orribile.,? E le fontane perché sono tutte spente ,?