Il perdurare della siccità sulle fonti, unita ai prelevi di acqua per i diversi utilizzi dagli invasi a suo plurimo della stagione, sta riducendo la disponibilità idrica. Durante l’ultima riunione, l’Osservatorio permanente per gli utilizzi idrici dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale ha aumentato il livello di severità idrica per il potabile in Puglia da basso a medio. La variabile più importante resta quella delle piogge nelle zone in cui sono ubicate le principali fonti di approvvigionamento di Acquedotto Pugliese.
Pertanto, la stessa Acquedotto Pugliese ha annunciato l’implementazione di nuove misure per contrastare la siccità persistente, che sta provocando disservizi in molte aree del Sud Italia e minaccia seriamente la disponibilità di acqua anche in Puglia. Nonostante le tecnologie avanzate adottate negli ultimi anni e le numerose azioni di risparmio messe in campo, la scarsità di precipitazioni e le temperature elevate, superiori alla media, stanno ulteriormente riducendo le riserve idriche delle fonti interregionali da cui dipende la regione.
AQP avvierà una riduzione della pressione su tutta la rete idrica, una misura volta a ottimizzare l’acqua distribuita, nel rispetto degli standard di qualità previsti dalla Carta del servizio idrico integrato. Eventuali disagi potranno essere avvertiti negli edifici privi di autoclave o con serbatoi di accumulo di dimensioni insufficienti. Acquedotto Pugliese ricorda inoltre l’importanza di razionalizzare i consumi, evitando gli usi non prioritari dell’acqua.
Dunque nella rete di distribuzione scorre una minore quantità di acqua ed inoltre negli stabili sprovvisti di autoclave possono verificarsi disagi notevoli: l’acqua non riesce infatti ad arrivare ai piani superiori. La conseguenza è che si moltiplicano le segnalazioni da tutta la Puglia e la Basilicata, in particolare da chi vive nei palazzi più vecchi dei centri storici.
Acquedotto Pugliese, ricordiamo, attinge circa il 55% di acqua da 5 invasi (Sinni, Pertusillo, Conza, Occhito e Locone) che servono anche l’agricoltura, il 33% dalle sorgenti irpine e la restante parte, il 12%, da circa 180 pozzi dislocati soprattutto nella parte meridionale della Puglia e dedicati esclusivamente all’uso potabile. Questo mix di fonti si sviluppa su 6 schemi idrici che attraversano 3 territori regionali (Campania, Basilicata e Puglia) e sono fortemente interconnessi tra loro.
Da non sottovalutare, però, le criticità derivanti dalle perdite che si verificano nel percorso che fa l’acqua per arrivare nelle nostre case, dovute a delle falle nelle condotte.


