“Ti impediranno di splendere e tu splendi invece”: questa frase di Pier Paolo Pasolini è diventata ormai talmente celebre da essere citata anche dai giovanissimi, così da essere simbolo di resilienza, che ben si addice a quanto accade in via Mignogna, a due passi dalla centralissima via D’Aquino.
È qui che nell’ambito della manifestazione “Mas Week 2024-Festival di Architettura, design e arte contemporanea” da qualche giorno, fa bella mostra di sé un originale arredo urbano consistente in un funzionale angolo di lettura, fra piante, librerie e sedili, dono al Comune da parte di alcune aziende, con progetto del prof. Enzo Calabrese e dell’arch. Aser Gimenez Ortega. Mancavano solo i libri, ai quali ha pensato la prof.ssa Antonella Albano, dotando la gradevole installazione di testi in uso al papà, Cosimo, maestro elementare, grande appassionato di lettura scomparso da quasi un anno e che alla soglia del secolo di vita non rinunciava alla passeggiata fino all’edicola di via Anfiteatro per acquistare la copia di “Repubblica”.
Alla scomparsa del genitore, anche per render omaggio al suo ricordo, anche la figlia Antonella ha voluto arricchire l’angolo lettura al Borgo con una piccola parte del cospicuo patrimonio librario del padre, nel tentativo di diffondere cultura, auspicando che tali libri potessero anche prendere il volo, andando ad arricchire le altrui letture. Tanti tarantini, inizialmente incuriositi, hanno approfittato volentieri di questa opportunità, accomodandosi a sfogliare le pubblicazioni e talvolta portandosene alcune a casa. Questo, finché una notte alcuni ragazzi hanno pensato, di farne tutt’altro uso, dandone alcuni alle fiamme, come accadeva negli anni disgraziati delle dittature.
Solo che questa volta il gesto intemperante era dettato non da intolleranze ideologiche, ma da una malintesa voglia di apparire come accade in tutti i casi di vandalismo. L’indomani i tarantini si sono fermati esterrefatti ad osservare i resti del rogo, anche questo segno di decadenza della città. “Arrendersi? Mai!”, esclamava il giovane Francesco Vaccaro, residente ai Tamburi (che si spera salga agli onori degli altari) davanti all’imperversare della malattia che lo avrebbe portato alla morte.
Così l’ha pensata anche la prof.ssa Albano che, senza perdersi d’animo, ha subito voluto riempire quegli scaffali rimasti vuoti con altri libri, trascinando con il suo esempio altri tarantini che hanno fatto dono di proprie pubblicazioni. In tal modo la cultura ha ripreso a circolare, dando speranza e conforto, seppur in dosi omeopatiche, a chi reputava che tutto fosse perduto in questa nostra città. E quella ragazza che a tarda serata in quell’angolo di Borgo abbiamo visto sfogliare un libro facendosi luce col proprio cellulare, ne è stata valida conferma e speranza per il futuro.

Fra
Purtroppo aimé ci sono tanti tarantini che sono delle me schifose e non si avrà mai una città degna di questo nome ,ma Taranto allo stato attuale fa veramente pietà !!