Da fiero oppositore a salvatore della stessa amministrazione, da nemico numero 1 a uomo chiave del sindaco: l’ascesa di Luigi Abbate alla carica di presidente della massima assise cittadina corona la curiosa parabola politica di cui è stato protagonista, in particolare negli ultimi 9 mesi.
Il giornalista che si candidò a sindaco, il candidato sindaco che diventò consigliere di minoranza, colui che fece tremare l’amministrazione Melucci presentando la mozione di sfiducia al primo cittadino, salvo poi non presentarsi a firmare le proprie dimissioni da consigliere e compiere con destrezza un clamoroso passaggio allo schieramento avversario, chiude il suo percorso promettendo di garantire imparzialità come presidente del Consiglio comunale tarantino.
Rinnegato dagli ex sostenitori, bersaglio di feroci insulti e persino di un’aggressione fisica da parte di alcuni cittadini, Abbate è accusato anche dai colleghi consiglieri di mancanza di coerenza nel proprio agire politico, ma non rappresenta (ahinoi) l’unico caso di agire contraddittorio di questa consiliatura.
Prendiamo, ad esempio, il primo cittadino: candidatosi alle amministrative 2022 con il PD (chi non ricorda il celebre il “mai più con loro” rivolto a dicembre 2021 insieme al governatore Emiliano dopo la caduta causata, tra gli altri, da Massimiliano Stellato di Italia Viva), Melucci è protagonista, alla fine del 2023, di un addio tutt’altro che indolore ai dem, per abbracciare proprio il partito di Stellato. Divorzio non privo di conseguenze, dicevamo: prima l’azzeramento di Giunta, poi l’autosospensione dello stesso sindaco dal partito renziano a causa della crisi politica esplosa in Consiglio comunale.
Nel caso dell’attuale vicesindaco, Gianni Azzaro, l’appoggio a Melucci costò l’espulsione dal PD, similmente ai consiglieri Valerio Papa, Michele De Martino e Bianca Boshnjaku, che siedono attualmente in maggioranza nel Consiglio comunale. Nei confronti di Azzaro, tuttavia, il provvedimento sarebbe stato preso quando il vicesindaco aveva già rassegnato le proprie dimissioni dal partito.
Ad Italia Viva, alla fine del 2023, aderiranno anche Patrizia Mignolo, Adriano Tribbia e Filippo Illiano, salvo poi fare dietrofront e ritornare ai propri schieramenti di origine dopo pochi giorni, a seguito del caos scatenatosi per l’allargamento della maggioranza al partito di Matteo Renzi.
Recente, invece, è l’uscita da IV di Carmen Casula, che accusa Stellato di non aver condiviso con lei la scelta per l’ingresso in Giunta di Federica Simili, attualmente assessore alle Politiche educative e giovanili.
Anche Stellato non è immune, nel suo curriculum politico, da cambi di schieramento: dal PD a Puglia Popolare (legata al governatore Emiliano) per approdare ad Italia Viva, dall’opposizione in Consiglio comunale alla maggioranza, fino alle recenti dichiarazioni sulla sua prossima candidatura a sindaco di Taranto, il consigliere regionale dei renziani ha precisato che non avrà parte in un’eventuale caduta dell’attuale amministrazione comunale, diversamente da quanto accadde a novembre 2021.
Ma uno dei “passaggi di schieramento” che ha destato più clamore è stato quello di Walter Musillo, che da segretario provinciale del PD, lasciato nel 2018, divenne il candidato sindaco dello schieramento di centrodestra alle amministrative 2022, per poi sedere all’opposizione nella massima assise cittadina in “Svolta liberale per Taranto”, insieme a Francesco Cosa e Cosimo Festinante.
Altro ingresso in Consiglio che ha suscitato non poche polemiche è stato quello di Mirko Maiorino, secondo dei non eletti di “Una città per cambiare Taranto”, che ha recentemente preso il posto di Massimo Battista, scomparso a ottobre 2024, dopo una lunga malattia: nel frattempo, però, Maiorino, dopo un breve passaggio alla Democrazia Cristiana, ha abbracciato il Partito Liberale Italiano, di cui è attualmente segretario cittadino.
Mario Odone, eletto consigliere comunale con i voti del Movimento5Stelle dal maggio scorso è transitato brevemente nel gruppo misto di opposizione salvo poi passare nel contenitore-minestrone dell’ area Melucci “Io C’entro” e, quindi, a sostegno della maggioranza.
Sulla mancanza di coerenza politica tra gli esponenti tarantini si espresse, circa un anno fa, lo stesso Abbate nelle vesti di giornalista: “Luca, Contrario di nome e di fatto”, affermava ad agosto 2023, ricordando la dura opposizione al sindaco Melucci del consigliere comunale eletto con Taranto Crea, passato poi ad Una strada diversa e infine capogruppo del PD, di nuovo all’opposizione dell’amministrazione Melucci. “Non ci capisco più niente”, affermava Abbate: parole, che nel suo caso, hanno il sapore di autopredizione.
Se seguire gli esponenti politici nei loro cambi di schieramento è complicato, tenere traccia del via vai tra maggioranza e opposizione diventa impresa ardua: l’ultimo caso è quello del consigliere Giuseppe Fiusco, protagonista di un rapporto altalenante col primo cittadino, su cui ieri sembra essere stata scritta definitivamente la parola “fine”.
Ancor più eclatante, però, fu il terremoto politico che seguì l’allargamento della maggioranza ad Italia Viva: a gennaio di quest’anno PD, CON, Europa Verde, PSI e M5S abbandonarono i banchi della maggioranza per passare all’opposizione.
Contemporaneamente Abbate e Massimo Battista promossero una raccolta firme per presentare una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, che non fu mai discussa per assenza della maggioranza (e conseguente mancanza di numero legale) alla seduta decisiva; a quel punto l’opposizione cercò di ripetere, a febbraio 2024, quanto accaduto a novembre 2021, con le dimissioni in massa dei consiglieri comunali, ma vana fu l’attesa della 17esima firma davanti allo studio del notaio Monti: la conclusione di questa ennesima, incredibile giravolta, è ormai nota.
“Politica e coerenza, un legame sparito”, si intitolava un articolo del Corriere della Sera di qualche anno fa: come darvi torto?






È vero che i pagliacci sono tutti fuori dal circo