Di recente a Taranto siamo assistendo ad una certa rassegnazione delle istituzioni nei confronti del comportamento incivile di una fetta della popolazione. Si tratta di una minoranza – seppure sempre più crescente – di cittadini del capoluogo che, però, in qualche modo riescono a condizionare la vita di una intera comunità.
Nel giro di circa quindici giorni abbiamo dapprima registrato un comunicato di Kyma Mobilità che annunciava per la sera del 31 ottobre, in occasione della festa di Halloween, l’interruzione anticipata del servizio di trasporto pubblico urbano, per “scongiurare danni vandalici verso i mezzi pubblici, considerato che da qualche anno si registra un costante incremento di tali episodi specialmente nelle ore serali del 31 ottobre per la festa di Halloween, al fine di garantire le dovute condizioni di sicurezza sia del personale viaggiante che dell’utenza trasportata”.
Insomma una resa incondizionata rispetto ad una deriva sociale che sembra non si riesca ad arginare, tant’è che i sindacati paragonarono i lavoratori del trasporto pubblico a dei soldati in trincea rispetto a una guerra che tutta la comunità (famiglie, scuola, istituzioni), rischia di perdere. Ne seguì un appello al Prefetto di Taranto che raccolse subito l’invito e nel corso di un urgente tavolo provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica fornì ampie rassicurazioni sulla particolare attenzione che le Forze dell’Ordine avrebbero riservato al controllo del territorio nella serata del 31 ottobre. Controlli che ci sono stati ma che non hanno impedito il puntuale verificarsi di atti vandalici.
A seguire, sempre Kyma Mobilità il 12 novembre scorso ha comunicato che in conseguenza della costante escalation di atti vandalici a danno degli autobus e del personale di guida durante lo svolgimento delle corse di linea, con particolare riferimento a Via Salvemini al quartiere Paolo VI, dove si sono verificati numerosi danneggiamenti perpetrati attraverso il lancio di pietre che hanno provocato la rottura delle finestrature degli autobus, si è deciso che nell’arco orario compreso tra le ore 16.30 e le ore 24.00, venga limitato il transito delle linee urbane 11, 17 e 24 con la conseguenziale soppressione di quattro fermate. Decisione che lascia allibiti più per il fatto che non ci sono state reazioni della comunità e delle istituzioni alla stessa ma solo una amara presa d’atto.
Ancor più clamore hanno suscitato le dichiarazioni dell’assessore comunale all’Ambiente, Stefania Fornaro, rilasciate alla nostra Giulia Lupoli nel corso di una lunga intervista pubblicata domenica scorsa nel corso della quale si “giustificava” la sospensione del servizio di pulizia delle strade in quanto si sarebbe registrata una scarsa collaborazione dei cittadini di Taranto nel togliere le auto dalla strada e ciò sarebbe costato un sacco di soldi di straordinari alla Polizia Locale. Per evitare spreco di denaro pubblico “ il lavaggio dei marciapiedi in tanti casi non sono stati fatti perché, con le macchine parcheggiate, lo spruzzo non arrivava proprio. Quindi mi sento di aver buttato 60.000 euro”.
Quanto esposto sinora non può che aprirci a delle semplici riflessioni: possibile che la stragrande maggioranza dei cittadini di Taranto che osservano comportamenti civili debbano piegarsi al volere di una minoranza abituata a fare quel che vuole nella migliore tradizione del “ce mene futt a me”? Possibile che il controllo del territorio non riesca ad essere saldamente nelle mani di Istituzioni e Forze dell’Ordine?
Questa resa incondizionata quasi “costringe” al rimpianto per il sindaco sceriffo Giancarlo Cito che a metà degli anni Novanta convinse, ad esempio, con le “maniere forti” i tarantini a non parcheggiare più sui marciapiedi, scendendo egli stesso per strada di notte accompagnato da un lungo codazzo di vigili urbani e carroattrezzi.
Spero che non arriviate a pensare che siamo dei nostalgici ma la realtà vissuta nel 2024 ci parla di una società civile che anziché evolversi fa dei clamorosi passi indietro.





ciccio
Beh, lasciatemi dire però che in una città in cui si permette a più aziende di inquinare in maniera indisturbata per decreto di roma, per interesse nazionale, ma provocando morte tra i bambini, forse e dico forse, qualche domanda bisognerebbe porsela, ma con il giusto punto di vista.. Non c’è senso di giustizia.. Non c’è speranza.. E’ facile dire, è ignoranza, maleducazione, inciviltà.. Ma dico, per esempio..Dal 2012 ad oggi, sono andati una marea di “Esperti” nello stabilimento, gente civile, educata, colta.. E solo oggi, si accorgono che c’è un sotterraneo completamente pieno di rifiuti? In 12 anni tutte le perizie strapagate che cosa hanno “Periziato” ? E’ benaltrismo? Può darsi, però.. Per questo voi giornalisti siete importanti..
Giuseppe
Con l’amaro in bocca mi ritrovo col mio pensiero in tutto e per tutto concorde a quanto esposto nell’articolo. Ahimè, la cosiddetta civiltà evolve al contrario, verso l’imbarbarimento.
Maurizio
Infinite grazie per l’articolo. Farà piacere ai cittadini che si comportano civilmente, che non gettano rifiuti per strada, che fanno la differenziata, che pagano profumatamente i servizi comunali, ma che non hanno nessun ritorno se non apprendere che si laverebbero i marciapiedi con getti d’acqua (probabilmente sarà accaduto sotto casa di qualche assessore di turno, ma la pulizia la scorsa estate è stata fatta con un rapido passaggio della spazzatrice e non sempre). Senza considerare gli uffici comunali praticamente inaccessibili, con personale che se presente è sempre scortese o in altre faccende affaccendato, con il telefono che probabilmente serve solo a rispondere agli amici, per gli altri scatta il fax o cade la linea. Siamo dei sudditi, rassegnamoci!
Frisco
tant’è che i sindacati paragonarono i lavoratori del trasporto pubblico a dei soldati in trincea.
Seri?!?