In questo periodo storico, visto che Taranto ospiterà i Giochi del Mediterraneo del 2026, sono sempre più frequenti iniziative legate al mondo dello sport, ad esempio quelle che si svolgono durante la Giornata Internazionale dello Sport, che ricorre il 6 aprile.
Secondo la nostra esperienza la maggior parte degli studenti inizia la scuola secondaria praticando un’attività fisica, ma spesso la lascia per il troppo carico di studio.
L’Istituto Superiore di Sanità dimostra che svolgere attività fisica con regolarità promuove la crescita armonica e lo sviluppo dell’infanzia e dei ragazzi, promuove la salute fisica e mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di dedicarsi ad un’attività sportiva sin dai primi anni di vita; ciò serve anche a limitare il tempo che i bambini trascorrono davanti allo schermo di uno smartphone o di un tablet e ad aiutarli a socializzare.
Questi consigli, tuttavia, non sono totalmente recepiti dal sistema scolastico italiano.
Poche sono ancora le scuole che adottano l’iniziativa “studente-atleta”. Come spiega il Ministero dell’Istruzione questo programma crea le condizioni per superare le criticità scolastiche dovute al tempo che gli studenti dedicano allo sport.
Molti di questi hanno difficoltà nell’ottenere tali agevolazioni. Questo progetto per il momento è rivolto unicamente alla scuola secondaria di secondo grado, ma le competizioni iniziano già durante la scuola media; ed è proprio in questa fascia d’età che molti ragazzi, non riuscendo a trovare l’intesa vincente fra la vita scolastica e quella sportiva, rinunciano all’attività fisica.
A questa problematica si aggiunge quella che sembra una vera e propria discriminazione fra gli sport. Secondo quanto ci riferiscono alcuni alunni, infatti, mentre per il calcio è più facile ottenere queste agevolazioni, per gli sport considerati “minori” (boxe, pallavolo, pallacanestro, atletica, pattinaggio, arti marziali) funziona in modo diverso.
Ad esempio per ottenere il riconoscimento di studente atleta per chi pratica la boxe è necessario far parte della squadra nazionale, mentre per chi gioca a calcio è sufficiente militare in una squadra provinciale.
Alcuni studenti del nostro Istituto che disputano gare a livello provinciale e regionale, sono, infatti, costretti a incastrare verifiche, interrogazioni e allenamenti, vivendo con grande difficoltà il rapporto fra scuola e sport.
Alla luce di quanto appena descritto, sarebbe giusto estendere questa iniziativa anche alla scuola secondaria di primo grado e proporre un termine di giudizio equo per tutti gli sport. Questa richiesta non è un modo per saltare i compiti o per faticare meno nel percorso scolastico, ma sarebbe opportuno che venisse riconosciuto, invece, l’impegno degli studenti nella vita sportiva e fare in modo di conciliarlo con lo studio, senza essere costretti a scegliere se praticare lo sport preferito o rischiare di collezionare brutti voti.
Insomma, tra sport e scuola c’è bisogno di un’intesa vincente.


