Era il 16 giugno del 1974 quando, su corso ai Due Mari, in una mattinata particolarmente ventosa, fu inaugurato il Monumento al Marinaio, con la benedizione impartita dall’arcivescovo mons. Guglielmo Motolese, alla presenza del sindaco Franco Lorusso e delle maggiori autorità civili e militari, fra le marce solenni intonate dalla fanfara della Marina Militare, i tradizionali 21 colpi di cannone e il festoso volo di colombi.

E questa mattina, 13 dicembre, a cinquant’anni di distanza, la città si è ritrovata attorno al manufatto bronzeo, alto sette metri, raffigurante due marinai nell’atto di salutare le navi in arrivo e in partenza, opera dello scultore Vittorio Di Cobertaldo, donato alla città dall’ammiraglio d’armata Angelo Iachino, comandante della flotta di stanza a Taranto durante la seconda guerra mondiale.

Nonostante mancassero poco più di dieci giorni appena al Natale, un clima primaverile ha fatto da cornice alla cerimonia organizzata da Comune e Marina Militare, con l’intervento delle maggiori autorità, fra le quali il prefetto Paola Dessì e mons. Gino Romanazzi in rappresentanza dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero e alla presenza di delegazioni di scuole di ogni ordine e grado. Ha introdotto la manifestazione la guida turistica Luca Adamo mentre a far gli onori di casa hanno provveduto il sindaco Rinaldo Melucci e l’ammiraglio di Divisione Vincenzo Montanaro, comandante del Comando Interregionale Marittimo Sud.

“Nella doppia veste di ufficiale di Marina e di tarantino – ha detto l’ammiraglio – sono profondamente contento di partecipare a questa celebrazione per i cinquant’anni di questo monumento che esprime profonda riconoscenza da parte dell’amm. Iachino nei confronti di quelle persone con cui egli condivise momenti fondamentali della seconda guerra mondiale, fra notti insonni, perplessità e dubbi, alcune delle quali hanno anche perso la vita: nei loro confronti va il nostro deferente omaggio. È un monumento che esprime valori importanti: quei due marinai che vi sono immortalati appaiono insieme, affiancati, nell’atto di stringersi la mano, certi di poter contare l’uno sull’altro e di non poter mai essere lasciati indietro. È un’opera che, come disse l’amm. Iachino durante l’inaugurazione, doveva trovare adeguata collocazione in una città d’Italia e che non poteva esserci una più degna nel riceverlo come Taranto, che è cresciuta insieme alla Marina Militare”.

“Tanti i messaggi che scaturiscono da questa celebrazione – ha concluso – che cerca di ricordare nel momento presente ciò che di tragico è accaduto nel passato. Ma quello che traspare innanzitutto è il sentimento di estrema riconoscenza verso gli uomini e le donne della Marina Militare (circa tremila persone complessivamente sono in navigazione) che in questo momento stanno operando in diversi continenti. Emerge anche il messaggio della completa sinergia tra una città e una forza armata, la nostra, che tanto danno e tanto ricevono vicendevolmente, augurandoci che questa intensa collaborazione continui e si rafforzi portando copiosi frutti reciproci”.

Dal canto suo, così ha commentato il sindaco Rinaldo Melucci: “Siamo molto contenti di celebrare l’anniversario del monumento in questo periodo natalizio. Questa cerimonia costituisce la conferma di un legame molto solido e molto bello tra la Marina e la città, indipendentemente dai fatti drammatici della seconda guerra mondiale cui fa riferimento la donazione dell’ammiraglio Iachino. Insomma, la Marina è la storia di Taranto, è nel dna di Taranto e ne siamo fieri”.

Colonna sonora alla manifestazione, le musiche di un ensemble del conservatorio Paisiello che ha eseguito, oltre all’inno nazionale, motivi natalizi in chiave jazzistica, sostituendo idealmente la fanfara della Marina Militare, che era alle prese con le prove del concerto serale di beneficenza in programma al teatro Fusco.

Al termine della cerimonia, gran sventolio di bandierine tricolori da parte dei bambini delle scuole elementari, con i quali si è affettuosamente intrattenuto l’amm. Montanaro, non rifiutando il selfie.

Va infine ricordato che, sempre per l’anniversario, dallo scorso giugno ai piedi del monumento è stato posto un leggio metallico con il ‘quadro sonoro’ composto dal noto jazzista Paolo Fresu, eseguito assieme all’orchestra della Magna Grecia, ascoltabile attraverso scansione del qr-code, dal titolo “Notte di Taranto”. Il brano fa riferimento all’attacco aereo inglese avvenuto durante la notte tra l’11 e il 12 novembre 1940 ai danni della flotta navale della Regia Marina Italiana, dislocata nel porto di Taranto. Si tratta di una composizione, come allora sottolineato dallo stesso musicista, che lascia trasparire quella particolare positività e capacità di ricostruire che la città ha dimostrato negli anni.

*foto Paolo Occhinegro

 

One Response

  1. Buongiorno
    Il Monumento ai Marinai fu un dono dell’Amm. Iachino alla memoria dei marinai pugliesi e tarantini morti durante la Battaglia navale di Capo Matapan nella notte del 28 e 29 marzo del 1941.
    L’Amm. Iachino comandava la Flotta Italiana che schierava tutte le navi rimaste indenni dall’Attacco della “Notte dei Pescespada” 11 novembre 1940, ovvero la Nave da Battaglia Vittorio Veneto, 6 incrociatori pesanti, 6 incrociatori leggeri e molti cacciatorpediniere di scorta.
    Gli inglesi schieravano una portaerei e tre corazzate più incrociatori e cacciatorpediniere di scorta, ma al rientro un attacco silurante degli Swordfish colpì l’incrociatore pesante Pola che rimase immobilizzato. L’Amm. Iachino decise di mandare in soccorso gli incrociatori pesanti Zara e Fiume e quattro cacciatorpediniere per provare a rimorchiare il Pola e porlo in salvo, mentre il resto della Flotta proseguiva la navigazione notturna per giungere a Taranto.
    Fu un grande errore perchè le navi inviate in soccorso andarono a finire incontro alla Flotta inglese che affondò i tre incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere su quattro. Morirono circa 2300 marinai, per la maggior parte pugliesi e tarantini, perchè quelle navi erano di base a Taranto.
    L’Amm. Iachino si dimise, ma gli restò il cruccio di aver condannato a morte tanti suoi marinai.
    Morì nel 1976, ma non si perdonò mai l’errore strategico commesso a Capo Matapan. Ma quale era la verità?????
    SUPERMARINA (comando della Flotta) era convinta che ci fossero degli ufficiali traditori che trasmettevano notizie sui movimenti della flotta agli inglesi e riteneva inviolabile il proprio sistema cifrante.
    La verità è venuta alla luce nei primi anni ottanta, grazie agli studi del Prof. Santoni che nei suoi scritti rivelò per primo agli italiani il sistema di decrittazione inglese ULTRA – ENIGMA che decifrava i messaggi criptati con la macchina cifrante fornita dai tedeschi.
    In pratica gli inglesi nel Mediterraneo potevano conoscere tutti gli spostamenti delle navi italiane, l’unico limite era la mancanza di un numero sufficiente di criptografi. Quindi davano la priorità ad alcuni messaggi, tralasciandone altri o decifrandoli in ritardo.
    Oggi a 80 anni conosciamo tutti i fatti.
    La battaglia di Capo Matapan fu una vittoria inglese, favorita dal servizio crittografico della Royal Navy.
    Oggi migliaia di tarantini sono in servizio nella Marina Militare e tantissimi oggi sono in navigazione nel Golfo Persico, nell’Oceano Indiano, nel Pacifico, nell’Atlantico e nel Mediterraneo. Le nostre navi sono ovunque per tutelare gli interessi economici e militari dell’Italia.
    Siete tutti degni del massimo rispetto e della massima considerazione.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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