«No propaganda sul Tara. Basta parole, vogliamo concretezza». La frase campeggia sullo striscione che il Comitato per la difesa del territorio jonico ha issato oggi sull’inferriata a protezione delle colonne doriche, davanti al Municipio. Prosegue la battaglia delle associazioni (una quarantina) che contestano il progetto di Acquedotto pugliese per il dissalatore sul fiume Tara. Ancora una volta vengono denunciate criticità ambientali, lacune nelle analisi economiche e alternative più sostenibili ignorate. La Regione ha espresso parere favorevole al rilascio della Via.

Gli attivisti hanno lanciato un appello alla commissaria prefettizia, Giuliana Perrotta, chiedendo «che venga garantita la continuità amministrativa rispetto agli impegni assunti dall’amministrazione uscente per la tutela del fiume Tara, proseguendo il ricorso al Tar contro il progetto del dissalatore». Il Comitato si è posto l’obiettivo di «creare un manifesto di comunità che unisca il territorio in una battaglia condivisa contro decisioni imposte dall’alto che minacciano l’ambiente e le nostre risorse».

Il dissalatore utilizzerà il principio dell’osmosi inversa per potabilizzare acque salmastre. Il prelievo sarà variabile, in base delle condizioni del fiume. L’impianto è stato progettato per produrre l’equivalente del fabbisogno idrico giornaliero di 385mila persone. L’acqua potabilizzata sarà inviata, attraverso una condotta interrata della lunghezza di circa 14 chilometri, a un serbatoio di 200mila metri cubi nella città di Taranto, collegato alla rete di Aqp.

La richiesta di sostenere la mobilitazione è estesa a «consiglieri e assessori regionali tarantini: se – è detto nel documento del Comitato – davvero sono contrari al dissalatore, lo dimostrino con azioni concrete e un atto di coerenza politica. Chiedano al presidente Emiliano di bloccare il progetto, altrimenti escano dalla maggioranza. Questo sarebbe l’unico segnale credibile, portando alla possibile caduta della giunta, che ha promosso e avallato questo intervento».

Per Gianni De Vincentis, presidente del Wwf Taranto, «occorre far presto con il ricorso al Tar prima che scadano i termini per la presentazione. I tempi sono ristretti. L’Aqp ci ha dato solamente delle rassicurazioni sul fatto che il progetto non sarebbe impattante, ma chiaramente sono delle assicurazioni di parte che non hanno nulla a che vedere con quello che noi denunciamo».

Quanto alle alternative, il risanamento delle reti idriche esistenti, «che presentano perdite – hanno fatto rilevare le associazioni – fino al 50%, potrebbe garantire un’efficienza idrica superiore senza impatti ambientali significativi. Il fiume Tara offre benefici essenziali, come la regolazione idrologica e la depurazione naturale delle acque, che verrebbero compromessi dal progetto».

L’impressione «che si voglia utilizzare il finanziamento ora disponibile, senza una progettazione e una analisi adeguata dell’opera, appare – hanno ammesso gli attivisti – un dubbio concreto. Ma noi non ci arrendiamo».

One Response

  1. AQP a Manduria costuisce un depuratore e non si preoccupa dell’utilizzo dell’acqua depurata e, infatti, non realizza le reti di adduzione. Si deve pensare che l’acqua non sarà usata o sprecata a innaffiare campi da golf. A 15 km da Taranto esiste da decenni l’invaso Pappadai che risolverebbe la fornitura per molti comuni della zona orientale e parte di Taranto e Acquedotto Pugliese non muove un dito. Adesso, questa macchina che non sa risanare le reti esistenti vuole un altro mostro alle porte della città. In realtà AqP non è altro che una macchina per appalti a gogo

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