Ha 40 anni, si è sposato da pochi mesi, è avvocato di professione ed è il primo candidato sindaco nella corsa a Palazzo di Città. Si chiama Mirko Di Bello, nipote dell’ex sindaco di Forza Italia Rossana Di Bello (in carica dal 2000 al 2006), con alle spalle una breve esperienza politica proprio nel partito degli azzurri.
Cognome ingombrante ma idee chiare. “Siamo noi – sottolinea in questa intervista al corriereditaranto.it – il vero cambiamento”. La parola d’ordine è discontinuità con una politica “che – aggiunge – ha mostrato il peggio di sé, perdendo di vista i bisogni della gente per andare dietro a equilibrismi e a una guerra di poltrone”.
La coalizione si chiama “Adesso”. Perché ora è il momento della sfida e delle scelte. Tra gli elettori domina la sfiducia. “Il primo obiettivo – osserva Di Bello – è proprio quello di recuperare questa distanza, convincere i cittadini a recarsi alle urne, non pensare che in politica sono tutti uguali e che non è possibile avere una buona amministrazione”.
Sono sei le liste collegate: “Con Di Bello sindaco”, “Taranto e futuro”, “Movimento sportivo”, “Impronta verde”, “Tre terre” e “I rioni”. L’unico candidato con un passato in consiglio comunale è l’ex allevatore che subì la mattanza del bestiame contaminato dalla diossina Vincenzo Fornaro, che nel 2017 si candidò a sindaco per gli ambientalisti. E tra i punti chiave del programma c’è una netta opposizione alle fonti inquinanti. Cinque i punti programmatici: Taranto città d’Italia, Taranto città della cultura, Taranto città delle opportunità, Taranto città dei due mari, Taranto città che vuole guardare avanti.
“Abbiamo unito – racconta Mirko Di Bello – alcune delle espressioni civiche presenti sul territorio sia politiche che sociali e abbiamo iniziato a fare una rete da cui è nata la coalizione di liste. Abbiamo un programma che pubblicheremo a breve sul nostro sito con la versione completa dopo aver annunciato nei giorni scorsi alcune pillole”. Taranto, osserva Di Bello, “da diversi anni non ha una classe politica all’altezza. Molti parlamentari non sono nemmeno residenti in questo territorio. È chiaro dobbiamo necessariamente cambiare il sistema politico attuale cercando di ritornare, attraverso il civismo, a una buona politica che possa nel tempo portare a una espressione rappresentativa più autorevole della città”. Il cognome Di Bello “è pesante per me – riferisce ancora il candidato sindaco – a livello emotivo perché comunque il paragone con mia zia diventa inevitabile. Mia zia era una persona che la politica la sapeva fare in maniera molto seria. Una politica totalmente diversa da quella attuale. Ma dal punto di vista politico in senso stretto sono passati così tanti anni che non è più determinante né in un senso né in un altro”.
La coalizione Adesso “in realtà – spiega Di Bello – si colloca in maniera trasversale. Siamo riusciti a unire sentimenti che spaziano dalla sinistra alla destra passando per i temi dell’ambientalismo. L’obiettivo era presentare candidati che non provenissero dall’ultima consiliatura, soprattutto quelli di maggioranza”.
Al movimento si è avvicinata anche Stefania Baldassari, ex direttrice del carcere, che fu candidata sindaco e sfidò Rinaldo Melucci nel 2017. “Ha espresso – precisa Di Bello –la sua simpatia verso la nostra iniziativa. Di fatto attendiamo in queste ore una sua posizione in maniera più importante perché al momento ci siamo fermati all’attestazione di stima nei suoi confronti. Non credo che si candiderà ma tutt’al più presenterà una sua proposta di candidati al consiglio comunale”.
Il giudizio rispetto alle amministrazioni guidate da Rinaldo Melucci “è chiaramente negativo. I segnali della crisi amministrativa – commenta – c’erano già alla fine del 2021 quando il sindaco fu sfiduciato la prima volta. Da quel momento in poi c’è stato un continuo spostarsi da una parte all’altra e abbiamo assistito a di tutto, alla maggioranza che diventava opposizione e mancava solo che l’opposizione storica diventasse maggioranza: sarebbe stato il colmo. Se la proposta futura vedrà nuovamente presentarsi gli stessi attori che hanno preso parte a quella scena politica il rischio è di cambiare il timoniere, nemmeno il capitano, ma di avere gli stessi marinai a condurre la nave, con gli esiti che sono prevedibili e sicuramente non possiamo più permettercelo. Quindi bisogna cambiare”.
La città, dunque, di cosa ha bisogno per essere rilanciata? “La città – è convinzione di Di Bello – va vissuta da coloro che l’amministrano. Bisogna risolvere i problemi che da troppo tempo ci portiamo dietro, che sono di una semplicità incredibile perché non richiedono nemmeno grandi investimenti. Parliamo dei problemi più comuni: dalla viabilità al problema dei parcheggi. I parcheggi devono essere riportati a una tariffa fissa, va ripristinata la fascia pomeridiana gratuita dalle 13.30 alle 16.30, va potenziato il trasporto urbano perché carente in alcuni punti ma soprattutto in periferia. E le periferie vanno valorizzate con un occhio alle tre terre dove noi proponiamo un programma di isola amministrativa che vuole essere una sorta di test per un’eventuale autonomia di quella parte della città. Qualunque cosa non si può realizzare senza una sperimentazione. Quindi includere nella zona dell’isola amministrativa delle tre terre un centro della polizia locale, un centro di soccorso e potenziare gli uffici comunali di zona. In generale noi vogliamo attuare un modello che ricalca le vecchie circoscrizioni con dei garanti che potranno essere direttamente individuati tra i pensionati, le persone disoccupate e i disabili”.
Quanto alla vicenda Ilva, Di Bello ritiene che sia “un problema atavico della città di Taranto, che non si può affrontare con leggerezza perché parliamo di lavoro ma anche di salute e ambiente. La città non deve accettare decisioni calate dall’alto, ma soprattutto non deve più legare il suo destino all’industria. Ha un immenso patrimonio e noi vogliamo portare qui il turismo a godere del nostro mare e delle nostre bellezze storiche”.

Piero
Nome ingombrante ed una pletora di listarelle civiche sconosciute dietro. Vade retro
Giovanni
Abbiamo visto le pillole del programma sperando che non arrivino supposte come è successo con l’amministrazione Melucci affondata da se stesso e dai giocolieri delle liste civiche che già il giorno dopo le elezioni si sciolgono e al massimo resta uno o due consiglieri a fare i comodi suoi. Non basta essere un buon professionista serve un’esperienza di gestione e di coordinamento di più fattori, competenza amministrativa . La domanda delle cento pistole, al di là delle buone apparenti intenzioni: cosa ha fatto questo auto candidato sindaco almeno negli ultimi 5/10 anni per ritenersi all’altezza del compito? ripeto quello che è certo in base ai risultati delle ultime due amministrative e non solo adi Taranto, le liste civiche sono un inganno e i candidati dei prestanome.
Infatti nella maggior parte dei casi non prendono neanche un voto, cioè non votano neanche per se stessi. Chi non ci crede controlli. I dati si trovano in rete.
Giocagio
Liste, listarelle e listino prezzi. Sai che piacere!
Domenico
Serve che scendano in campo i grandi partiti con le massime candidature possibili espressione di questo territorio e che sono in parlamento negli schieramenti di destra come nel centro sinistra.