“Qui nacque Giovanni Paisiello/ riformatore della musica/ trovò nel cuore la fonte dell’armonia/ e ne ebbe in copia scorrevoli melodie d’amore/ e di pianto/ onorato dai re e dagl’imperatori/ fe alto risonare/ fino all’ultimo settentrione/ l’accento italiano/ raffermando all’attonita Europa/ come Italia/ non sempre colle armi/ almeno con l’ingegno/ è stata la regina delle nazioni/ morì nel 1815 dopo 75 anni di vita/ Il Municipio/ a memoria/ di tanto illustre concittadino/ diede il nome di Paisiello alla strada/ e questa pietra pose. 14 marzo 1872”.

Con questa lapide murata sulla facciata casa natale il sindaco di Taranto dell’epoca, Raffaele Lojucco, volle onorare la memoria del grande musicista tarantino, intitolandogli fra l’altro l’attigua strada, precedentemente via delle Fogge (dalla denominazione degli antichi granai). Le lettere dell’epigrafe furono ricalcate qualche tempo fa per renderle meglio leggibili. Come si potrà constatare, l’opera di ricalco è parziale: finita anzitempo la pittura?

Al di là della scarsa comprensibilità di alcune parole, ben si evidenzia un grossolano errore, probabilmente dovuto all’incisore che, forse, non avrebbe ben decifrato la scrittura, presumiamo incerta, del committente. Infatti la data della morte di Giovanni Paisiello risulta errata, in quanto risale al 1816 e non al 1815 come recita l’epigrafe. Di conseguenza risulta inesatta l’età del compositore al momento del decesso: 76 anni (era nato il 9 maggio del 1740) e non 75. Davvero imperdonabile l’errore per la città che gli diede i natali e che ogni anno gli dedica un famoso festival. Correggere la data con un colpo di scalpello non sarebbe possibile, in quanto ciò costituirebbe la manomissione di un reperto storico di oltre un secolo e mezzo . Però, un piccolo tocco di vernice nero, al prossimo ricalco, così da arrotondare il ‘5’ finale della data in un ‘6’, come pure l’età del compositore, potrebbe risultare  un… peccato veniale, facilmente perdonabile.

Intanto continuano i lavori, davvero alle ultime battute, all’interno dell’edificio, ponendo così fine a una interminabile telenovela durata, a fasi alterne, oltre quattro anni e mezzo. Rimarrebbe da completare la pavimentazione al piano terra e l’installazione dell’ascensore: incrementando il numero degli operai, si potrebbe completare il tutto in tempo davvero brevi, così da permettere il sopralluogo ai responsabili del conservatorio musicale intitolato all’illustre compositore, che vi allestiranno il centro studi-museo. Suggeriremmo di ripristinare sulla facciata il murales dedicato a Paisiello, cancellato a causa dei lavori, al fine di caratterizzare meglio l’edificio.

Intanto, nelle vicinanze, per quanto riguarda il pregevole, ma in deprecabile stato di degrado, palazzo Gallo, sembra proprio che la proprietà sia in procinto di avviarne l’intervento di riqualificazione: ciò costituirebbe il tocco finale per far diventare piazza Monteoliveto, una delle più significative non solo del  centro storico, ma di tutta la città.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*foto Paolo Occhinegro

 

One Response

  1. Ripristinare il murale, o realizzarlo ex novo nello stesso punto, sarebbe sicuramente un’idea corretta e misurata. Ma ho sempre immaginato qualcosa di più in quel punto, e approfitto del vostro articolo per condividere la mia idea. A mio avviso, il quid pluris sarebbe una scultura, sullo stile di quelle commemorative presenti ad esempio a Trieste, di una scena di vita quotidiana, magari una panchina (addossata al muro dove vi era il murale), con un bambino (Paisiello per l’appunto che, in quella casa ha trascorso solo gli anni dell’infanzia), seduto e impegnato in un’azione di vita quotidiana, come qualsiasi bambino, o assorto ad immaginare la musica. Al di là della condivisibilità della scena rappresentata, in ogni caso andrebbe immaginata una serie di istallazioni finalizzate a effettuare un’opera di riappropriazione culturale, fine e rispettosa del contesto, che potrebbe passare solo e soltanto dall’arte, dando la possibilità alla nostra città di essere riconosciuta anche come città di cultura, dove tutto ciò che viene realizzato passa da un’attenta analisi (contrariamente ad ora, dove assistiamo a chianche posizionate alla carlona e dubbie pitturazioni di facciate, il cui rispetto per le colorazioni originali rende gli interventi piu delle ristrutturazioni che dei restauri).

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