“Ho trovato questa iniziativa molto intrigante, molto curiosa. L’ho trovata interessante in generale come metro di giudizio per gli altri partiti e gli altri candidati. E ovviamente l’ho trovata anche molto interessante perchè rappresenta un test rivolto più agli elettori che all’intelligenza artificiale”. È un parere autorevole quello di Andrea Boscaro, esperto di AI, fondatore e partner della società di formazione e consulenza dedicata al marketing digitale The Vortex, in merito all’idea della creazione tramite l’intelligenza artificiale di una candidata sindaco per Taranto. Si chiama Anna Luce D’Amico ed è la novità virtuale in corsa per le elezioni amministrative di maggio. È questa l’ultima provocazione legata all’intelligenza artificiale lanciata da due esperti di comunicazione: Pierluca Tagariello, responsabile della comunicazione di Roma Capitale, e Andrea Santoro, founder di Santoro comunicare.
Per Andrea Boscaro, formatore legato ai temi dell’e-business, dei social media e dell’editoria digitale, “l’adozione dell’AI per elaborare un programma politico può incentivare un confronto razionale e portare gli altri candidati a esprimersi in modo più argomentato prendendo posizione sui punti emersi”.
- Andrea Boscaro esperto IA
- Anna Luce D’Amico – candidato sindaco virtuale
Quello che colpisce Boscaro “è l’applicazione nell’ambito della politica e dei processi elettorali di una cosa che si racconta sempre quando si usa l’intelligenza artificiale, non interpretarla come una sostituzione ma come un pungolo per avere delle suggestioni e dei miglioramenti. La candidatura introduce elementi di riflessione significativi. In primis, la creazione di un profilo fittizio ma credibile, con nome e fattezze, evidenzia i rischi di una politica basata esclusivamente sui social”.
Quanto “saremo portati – si chiede l’esperto di AI – a dare credito a queste idee, magari fidandoci senza che dietro vi sia una persona in carne e ossa? Più la comunicazione elettorale avviene su base digitale più il rischio è che non si approfondisca chi ci sta dietro”.
C’è da dire che “strumenti come chatgpt ci danno sempre ragione, perché – precisa – sono programmati per questo. Mi chiedo, quando questo candidato poi effettivamente farà campagna elettorale riceverà delle istanze e delle domande, se non sarà portato, perché dietro c’è l’AI, ad assumere delle posizioni compiacenti a seconda dell’opportunità”.
Quindi, “un altro tipo di rischio – per Andrea Boscaro – è che l’AI stessa, se impiegata in una campagna elettorale, potrebbe finire per adattare il proprio messaggio ai riscontri ricevuti dagli elettori, avvicinandosi a una forma di populismo digitale. Di populismo tutti ne siamo affetti perché tendiamo a dare ragione all’interlocutore, figuriamoci una macchina che ce l’ha come statuto, diciamo”.
L’intelligenza artificiale è utilizzata sempre di più nelle scuole, sia dagli studenti che dai docenti. “Si corre il rischio – avverte Boscaro – di interpretare l’AI come un compagno di scuola da cui copiare il compito, appiattendo lo spirito critico, la creatività. Il che non vuol dure buttare il bambino con l’acqua sporca perchè invece, soprattutto in un contesto di risorse scarse come nella scuola italiana, avere invece uno strumento che ci aiuta a capire meglio un teorema o un compito, ciascuno con i propri limiti, può veramente essere d’aiuto. Quindi siamo a un bivio. Come tutte le tecnologie l’AI presenta dei grandi rischi, soprattutto per come è applicata. Dobbiamo essere bravi in questo momento storico a far sì che sia introdotta in modo sicuro e utile”.
Il fondatore della società The Vortex spiega che “ci sono 300 scuole che in questo momento la stanno testando in tutta Italia, quindi non siamo pronti, del resto questa cosa ogni giorno cambia e si migliora. È entrata nella nostra vita senza nemmeno bussare alla porta, quindi pensare di essere pronti oggettivamente sembrerebbe arrogante. Occorre lavorare sulle sperimentazioni e imparare dagli errori che si commetteranno, a utilizzarla in modo più proficuo, a dire di no quando non è sicura, a testarla e innovarla”.
Quanto all’utilizzo nel campo della comunicazione, Boscaro si dice “curioso” di leggere il Foglio Ai, primo quotidiano fatto interamente con l’intelligenza artificiale, nato come esperimento giornalistico. “A dire il vero, mi colpisce di più – conclude – come lo stanno usando altri giornali negli Stati Uniti, che non sostituiscono il giornalista, semmai aiutano il lettore, consentendogli di approfondire l’argomento cliccando su alcune parole. A mio avviso è più corretto l’approccio: non si riduce l’importanza, la distintività e il lavoro del giornalista, ma diventa comunque uno strumento d’aiuto”.


