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L’intensificazione delle crisi climatiche, gelate e grandinate, rappresentano per il settore agricolo una piccola percentuale delle molteplici problematiche che deve affrontare durante l’anno.
Negli ultimi mesi le colture della provincia di Taranto, hanno subito diversi danni causati dalla fauna selvatica che ha distrutto parte del raccolto, dalle ondate di siccità e dalle forti ma brevi precipitazioni che modificano il processo di maturazione del prodotto.
Situazione che pesa sulla stagione irrigua delle campagne. “Abbiamo sempre riscontrato difficoltà durante i periodi di irrigazione, ma a partire dal 2024 si sono verificate una serie di criticità, di carattere naturale e soprattutto strutturale” ha dichiarato Vito Rubino, direttore Cia Due Mari Taranto-Brindisi, durante l’intervista rilasciata al corriereditaranto.it.
La provincia di Taranto utilizzava una parte dalla raccolta di acqua proveniente dalla diga San Giuliano in Basilicata, di cui è comproprietaria al 50%. Il crollo della galleria che portava l’acqua nella Puglia, avvenuto nel 2024, ha bloccato questo servizio.
“Siamo riusciti a portare a termine la stagione grazie all’acqua raccolta della diga di Montecotugno” – ha detto Rubino- “Ma siccome viene usata anche per uso potabile, al 31 marzo del 2025 le disponibilità di acqua sono risultate pari a 69 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno precedente, rispetto ai 2 milioni di metri cubi in più che al momento non possono essere utilizzati”.
Di fronte a questo disagio Cia due Mari ha attivato una vecchia condotta Paoloni che portava l’acqua dal fiume Tara fino a Ginosa. per far arrivare l’acqua fino alle campagne di Palagiano, Palagianello e Castellaneta. Soluzione che però non è durata a lungo a causa di alcune rotture nelle tubazioni che hanno bloccato il processo.
“Non abbiamo nessuna risposta certa su queste fonti di acqua” – ha spiegato Rubino- “Inoltre le piogge degli ultimi giorni non sono state sufficienti. Al momento non sappiamo quando e se partirà la stagione irrigua e questo interrogativo rischia di far perdere tutte le colture”.
Inoltre i canali adduttori a ‘cielo aperto’ di circa 35 chilometri, non ancora ripuliti che partono dalla Basilicata, hanno causato rallentamenti al flusso dell’acqua e impoverito ulteriormente la raccolta.
Per queste ragioni, gli agricoltori, i produttori e i sindacati hanno inviato diverse sollecitazioni alla Regione Puglia, al Consorzio di Bonifica Taranto e alle Acque del Sud per far attivare al più presto delle risorse idriche.
“Se le cose non dovessero cambiare, verrebbero colpite le centinaia di aziende che operano sul territorio” -ha evidenziato Rubino- “Al momento gli agricoltori nel versante orientale della provincia si auto-gestiscono attraverso i pozzi, ma sappiamo benissimo che non è una fonte inesauribile”.
A supporto delle aziende sul versante orientale di Taranto, infatti, il consorzio ha messo in campo alcuni interventi che prevedono l’attivazione della diga del Pappadai. “Dovrebbero rendere fruibile l’invaso a partire dal 23 aprile 2025” ha affermato Rubino “se dovesse attivarsi diventerà il ‘polmone d’acqua’ nel tarantino”.
L’unica soluzione per garantire ai produttori un ristoro immediato sul raccolto danneggiato dalle catastrofi climatiche sono le polizze assicurative. “C’è la polizza dell’acqua, ma occorrono comunque degli aiuti finanziari perché le aziende non riescono a sostenere costi così elevati, considerando anche i prezzi che oggi non valorizzano la qualità del prodotto all’interno del mercato” ha concluso Rubino.

Fra
Oh dio chissà se le altre provincie già convinte del dissalatore sul Taranto abbiamo lo stesso problema enunciato dai loro giornali locali a meno che la regione sovvenzioni le reti locali affinché il problema ” tipo COVID” sia visto come problema o interesse nazionale in questo caso solo Taranto città degli addormentati bel bosco .