Ennesima aggressione in carcere a Taranto

 

A farne le spese un ispettore. La CGIL : "Il personale è sfiduciato, ambiente disumano"
Posted on 15 Aprile 2025, 17:11
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Ancora violenza all’interno della casa circondariale di Taranto, ormai al centro delle cronache più per episodi di degrado e insicurezza che per il suo ruolo rieducativo. Questa mattina, intorno alle 10.00, un ispettore della Polizia Penitenziaria è stato aggredito brutalmente da un detenuto con gravi problemi psichiatrici.

A darne notizia è Mimmo Sardelli, segretario generale della FP CGIL di Taranto, che ha denunciato pubblicamente l’episodio, sottolineando come il carcere stia diventando sempre più “un luogo di lavoro insicuro e rischioso per il personale interno”.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il detenuto avrebbe sferrato un pugno in pieno volto all’ispettore, apparentemente per sfogare la frustrazione dovuta al mancato trasferimento in altra struttura. Lo stesso aggressore avrebbe poi affermato che “l’unico modo per andar via da Taranto era picchiare un agente”.

Il racconto dell’ispettore, che ha scelto di rimanere anonimo, è un grido di dolore e di stanchezza. “Quel personale è sfiduciato, non crede più che il cambiamento sia possibile e quindi non è neanche più disposto a denunciare in prima persona”, ha dichiarato Sardelli. L’aggressione odierna si aggiunge a una lunga serie di episodi simili. Solo una settimana fa, un altro agente era stato ferito gravemente, riportando la frattura di una mano in seguito a un attacco da parte di un altro detenuto”.

“Il carcere di Taranto ospita attualmente 931 detenuti a fronte di una capienza massima di 500, secondo i dati forniti dal Procuratore Generale della Corte d’Appello di Lecce. Una situazione di sovraffollamento che si accompagna a un’organizzazione ormai al collasso, incapace di gestire adeguatamente soggetti con gravi disturbi psichiatrici, che necessiterebbero di cure specialistiche e strutture adeguate, e che invece rimangono rinchiusi in ambienti inadatti e potenzialmente pericolosi.”

“Ci chiediamo cosa debba ancora accadere per spingere chi di dovere ad agire concretamente”, conclude Sardelli. “Ogni promessa di intervento, ogni visita istituzionale resta lettera morta. Intanto a pagarne il prezzo sono gli agenti, i detenuti e tutto il personale, ostaggi di un sistema disumano e alla deriva”.

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