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Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha trasmesso ai presidenti delle Regioni interessate la comunicazione formale di intesa relativa alle proposte di nomina dei nuovi presidenti nelle seguenti Autorità di Sistema Portuale: Antonio Gurrieri, Adsp Mare Adriatico Orientale – Regione Friuli Venezia Giulia (Trieste e Monfalcone); Francesco Benevolo, Adsp Adriatico Centro Settentrionale – Regione Emilia-Romagna (Ravenna); Francesco Mastro, Adsp Mare Adriatico Meridionale – Regione Puglia (Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta, Monopolil); Giovanni Gugliotti, Adsp Mare Ionio – Regione Puglia (Taranto); Davide Gariglio, Adsp Mar Tirreno Settentrionale – Regione Toscana (Livorno, Capraia, Piombino, Portoferraio, Rio Marina e Cavo).

Le lettere, sottoscritte dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, rappresentano un passaggio fondamentale verso la conclusione del percorso di nomina, che prevede ora l’espressione del parere da parte delle rispettive Regioni prima della trasmissione agli organi parlamentari competenti. Un iter che dovrebbe concludersi entro i prossimi 45 giorni.

Ricordiamo che il presidente dell’Autorità Portuale Sergio Prete è rimasto nel suo in regime di prorogatio per 45 giorni sino allo scorso 28 febbraio, essendo scaduto il suo mandato il 14 gennaio (il primo incarico arrivò nel 2011, a cui seguì la nomina di Commissario Straordinario nel 2012, e le successive nomine dal 2017 al 2024), per poi essere nominato il 27 febbraio dallo stesso ministero commissario straordinario per l’autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio. Mandato che cadrà con la firma del decreto di nomina del nuovo presidente.

Nel frattempo il prossimo 28 aprile dovrebbe essere firmata la concessione della Piastra Logistica al colosso danese Vestas, mentre è stata avviata la lunga procedura per la verifica della concessione del Molo Poliesttoriale alla San Cataldo Container Terminal (società controllata dal colosso turco Yilport) da parte del Comitato di Gestione che sarebbe dovuta avvenire a fine settembre, che invece è stata rinviata per una serie di motivi.

Il primo riguarda la pubblicazione del decreto con cui il MASE ha individuato anche il porto di Taranto (in partnership con Brindisi) come sede per per la cantieristica per l’eolico offshore, visto che l’Autorità Portuale ha candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra, che inevitabilmente ridurrebbe gli spazi per l’operatività della stessa Yilport. Opzione a cui la multinazionale turca non si è opposta, lasciando intendere che i buoni propositi manifestati all’atto dell’ottenimento della concessione nel 2019 sono oramai naufragati, e che la possibilità che Taranto torni ad essere uno scalo centrale nel transhipment internazionale resterà, almeno per ora, soltanto una bella utopia.

Inoltre, al nuovo presidente spetterà comprendere cosa ne sarà dell’intervento del primo lotto della cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V Sporgente del Porto di Taranto e al dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area molo Polisettoriale. Si cercherà di capire se ci sarà o meno la possibilità di ottenere la copertura finanziaria per un nuovo intervento e quindi eventualmente siglare accordi in tal senso. Secondo alcune stime formulate dalla società Fincosit e condivise con l’Autorità Portuale, servirebbero non meno di 220 milioni di euro per portare a termine il progetto. Anche se queste cifre ufficialmente non sono state mai chiarite e spiegate del tutto, vi è infatti la possibilità di intervenire sul primo lotto con una somma minore che potrebbe consentire di completare la vasca di colmata ed effettuare così parte del dragaggio e permettere gli ormeggi con le nuove profondità.

Senza dimenticare i tanti progetti che insistono sull’area ZES e il mai avvenuto ma sempre possibile avvio dei progetti legati ad Agromed ed Eco Park (l’ex Distripark). In questa grande partita resta poi in ballo il destino dei 327 lavoratori ex TCT collocati nell’Agenzia del Lavoro, ai quali a Natale è stata prorogata di ulteriori due anni l’Indennità di Mancato Avviamento (IMA), con il contestuale investimento di 15 milioni di euro per la riqualificazione professionale da parte della Regione Puglia. Così come attendono da anni un nuovo futuro anche anche altri lavoratori di aziende scomparse da tempo nell’ambito portuale come quelli della ex STF e Delta uno.

La scelta su chi affidare la guida dello scalo ionico e degli altri in questione, è stata come sempre tutta politica, visto che per la nomina dei presidenti delle Autorità Portuali servono vari passaggi: indicazione dei professionisti da parte dei partiti politici e delle varie istituzioni, intesa con la Regione Puglia, parere delle commissioni parlamentari interessate e firma del decreto di nomina da parte del ministro dei Trasporti: basta solo questo breve elenco per comprendere che la scelta effettuata rischia di essere l’ennesima partita nella quale potrebbero giocare un ruolo primario interessi e rapporti di forza che nulla hanno a che fare con un’indicazione che invece, dovrebbe sempre ricadere su personalità che abbiano competenza e conoscenza del ruolo oltre che del territorio ionico.

Tante sono state le cose fatte in questi anni, tante ancora quelle da fare. Perché se è vero che una stagione economico-industriale si è probabilmente chiusa per sempre, è altrettanto vero che il porto di Taranto rischia di restare una grande incompiuta a fronte delle sue immense potenzialità ancora inespresse a cui l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio ha provato e dovrà provare ancora a dare concretezza di qui ai prossimi anni. Si spera con il supporto di una politica più seria, competente e presente rispetto a quella degli ultimi 10-15 anni almeno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/01/16/2024-annus-horribilis-del-porto-di-taranto/)

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