L’ennesimo capitolo di un’emergenza senza fine, quella abitativa che nelle sue mille pieghe, sistematicamente colpisce, senza distinzione geografica ogni area del capoluogo jonico. L’ultimo episodio, rappresenta solo la punta di un iceberg e si colloca cronologicamente nella serata di venerdì 2 maggio, quando i condomini di uno stabile sito in via Giovan Giovine si sono visti recapitare un’ordinanza di sgombro immediata, da parte del Comune di Taranto, resa necessaria in seguito al crollo di una parte del solaio del cornicione dello stabile, che nei giorni scorsi aveva colpito, danneggiandole, alcune auto parcheggiate. A quanto pare, a corroborare il provvedimento, nel corso dei sopralluoghi sarebbero state riscontrate altre situazioni ai limiti della regolarità e vivibilità, tant’è che si parla di “degrado generalizzato”.
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La decisione di Palazzo di Città ha innescato la reazione degli abitanti, che hanno immediatamente bloccato il traffico veicolare in via Cesare Battisti, spostandosi successivamente anche su via Dante, utilizzando cassonetti e transenne al fine di impedire il regolare deflusso dei mezzi, generando momenti di forte tensione con i numerosi automobilisti rimasti bloccati.
La protesta, che si era placata nella tarda serata venerdì 2 maggio, è poi ripresa nella mattinata successiva, con i manifestanti che hanno allargato il proprio raggio d’azione, paralizzando di fatto non solo via Cesare Battisti ma anche via Falanto, via Principe Amedeo, via Aristosseno e piazza Madonna delle Grazie, generando ancora una volta gravi disagi alla viabilità. Per riportare la situazione alla normalità si è reso necessario l’intervento di numerose pattuglie di Polizia e Polizia Locale, che hanno sciolto il blocco stradale, restando a presidio della zona, mentre una delegazione di cittadini è stata ricevuta dal Subcommissario presso Palazzo di Città, al fine di individuare possibili soluzioni
Alla presenza dei rappresentati del Comune gli abitanti dello stabile in questione hanno richiesto una soluzione immediata che potesse garantire alle ventinove famiglie di poter essere celermente collocate in unità abitative in grado di poter ospitare per intero anche i nuclei familiari più corposi. Il subcommissario dal canto suo, pur confermando l’operatività immediata dello sfratto ha ribadito la volontà di reperire a stretto giro di posta una soluzione, attivando la macchina dei Servizi Sociali che in collaborazione con la Caritas Diocesana, hanno sin da subito messo a disposizione delle soluzioni tampone.
La volontà manifestata dai cittadini resta comunque quella di rimanere nello stabile sino a lunedì 5 maggio, data nella quale i tecnici comunali dovrebbero dare il via ai sopralluoghi che porteranno alla valutazioni di natura statica e sugli interventi necessari al fine di ripristinare l’agibilità del palazzo.
