“Tocca ad ognuno di noi scegliere i futuri amministratori di Taranto: dobbiamo essere selezionatori critici”. Per l’arcivescovo di Taranto monsignor Ciro Miniero, non sono più giustificabili improvvisazione, inadeguatezza, incompetenza nella gestione della città. Un punto cruciale questo nella sua allocuzione, il discorso che l’arcivescovo ha pronunciato ieri sera introducendo la tradizionale processione a mare di San Cataldo, santo patrono della città.
“Fare l’amministratore pubblico – ha detto Miniero – non può essere considerato alla stregua di un posto di lavoro qualsiasi. Le sfide che ci attendono richiedono tutt’altro, non vorremmo tra qualche tempo ritrovarci nella stessa situazione di oggi”.
Il vescovo si è detto preoccupato per il futuro dello stabilimento siderurgico anche a seguito dell’incidente avvenuto all’Afo1 di ex Ilva martedì scorso: ”Non ci lasciano sereni le rassicurazioni che ci arrivano. Voglio dirlo con chiarezza: la città, i tarantini, hanno già pagato un prezzo troppo alto in salute e contaminazione ambientale. Quello del lavoro e della produzione a tutti i costi, i nostri giovani non sono più disposti ad accettare».
L’allocuzione di monsignor Miniero è stata molto centrata sull’attualità : “Ci preoccupano le zone interessate da disagio sociale. Le cronache di questi giorni ci parlano di giovani in difficoltà, di crisi abitativa: condannare senza interrogarsi sulle ragioni profonde di tutto ciò non aiuterà di certo ad affrontare costruttivamente i problemi. Cosa possiamo fare? Possiamo essere protagonisti attivi e positivi della vita cittadina, ognuno per le proprie competenze e interessi”.
Per il vescovo Taranto attraversa un periodo critico della sua storia politico amministrativa evidenziando, infine, che “c’è la necessità di mettere insieme le migliori energie che, mosse solo dall’interesse per il bene comune, affrontino le vitali questioni che restano insolute”.
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