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Lo chiamavano il telepredicatore. Dagli studi televisivi di Antenna Taranto 6, la tv partito dalla quale denunciava fatti e misfatti della politica locale brandendo il microfono come una clava, costruì la sua carriera politica.  È morto all’età di 79 anni nella Rsa L’Ulivo della Cittadella della Carità, dove era ricoverato da tempo, Giancarlo Cito, una delle figure più controverse, discusse e popolari della storia politica tarantina. Ex sindaco di Taranto dal 14 dicembre 1993 al 24 febbraio 1996 ed ex deputato di Antenna Taranto 6 dal 1996 al 2001, è stato capace di costruire attorno a sé un vero e proprio culto politico e mediatico.

Grande consenso popolare il suo, ma anche numerose disavventure giudiziarie e condanne che ne hanno frenato l’ascesa adombrando sospetti su contatti con la criminalità organizzata. Accuse che cercò di respingere con fermezza. Ma ha pesato come un macigno la condanna definitiva a 4 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Le dichiarazioni dei primi pentiti furono decisive. E poi quella notte di Natale del 1989 in casa dei Modeo: disse di trovarsi lì per un servizio televisivo, per raccontare una storia. Riportò anche altre condanne, ottenendo l’affidamento ai Servizi Sociali.

Cito fu anche presidente onorario del Taranto calcio che non navigava in buone acque nel campionato di Serie C2 1995-1996. In quello stesso periodo, dopo che la società rossoblu gli revocò la carica, acquistò l’Unione Sportiva Altamura e fondò la società Altamura Taranto 2000, facendo poi negare l’utilizzo dello stadio Erasmo Iacovone al Taranto, che fu invece concesso alla sua compagine, Celebre la sua frase “Castellaneta v’attocc”. E poi la vasca dei piranha in cui voleva far mettere le mani ai suoi avversari-nemici, la folla – oseremmo dire oceanica – durante l’inaugurazione della fontana di piazza Ebalia, le ronde dei vigili urbani che guidava come uno sceriffo, le infinite dirette televisive in cui “scopriva gli altarini”, i comizi in piazza della Vittoria da cui doveva partire “il riscatto del Mezzogiorno”, le battute con il fido Mimmo De Cosmo, i confronti sulle tv nazionali in cui teneva testa a chiunque, fino alle battaglie sul vitalizio, e alla progressiva uscita dalla scena politica. Va ricordato che suo figlio Mario è tra i candidati a sindaco per le prossime elezioni amministrative a Taranto.

Giancarlo Cito è stato protagonista assoluto, divisivo, teatrale, carismatico, amato e odiato. Chiamò i cittadini alla ribellione, invocando il riscatto del Sud e di Taranto, “capitale morale” del Mezzogiorno abbandonato. Eppure, accanto al clamore, alle folle, alle battaglie mediatiche, c’è sempre stata l’ombra delle inchieste.

Per ricostruire la sua storia personale e politica occorre attingere a Wikipedia. Giancarlo Cito, diplomato geometra, prestò servizio militare nei Vigili del Fuoco. Nel 1985 fondò l’emittente locale Antenna Taranto 6, chiusa nel 1993 per la mancata concessione ministeriale. Poi fondò Super 7 e rilevò l’emittente lucana Tele Basilicata Matera (Tbm), la cui sede operativa fu trasferita a Taranto.

Negli anni settanta si iscrisse al Movimento Sociale Italiano, distinguendosi per il suo estremismo. Nel 1980 presentò la lista Taranto Nostra alle elezioni amministrative, riportando circa 1000 voti. Andò meglio nel 1990 quando concorse alle elezioni comunali di Taranto con la lista civica AT6, ottenendo circa il 14% dei voti e 7 consiglieri comunali.

Nel 1992 fondò il partito AT6-Lega d’Azione Meridionale, presentandosi per la prima volta alle elezioni politiche del 1992 e incassando lo 0,15% dei consensi (17,68% nel comune di Taranto). Nelle elezioni comunali del 1993, Cito si candidò a sindaco superando il primo turno con il 32% dei voti e vincendo il successivo ballottaggio con il 53% contro il candidato Gaetano Minervini.

Al termine delle elezioni politiche del 1996 divenne deputato con 33.960 preferenze, pari al 45,9% dei voti. Nel maggio 1996 capeggiò la marcia su Mantova contro la Lega Nord e le sue mire secessioniste ed autonomiste, a cui partecipano migliaia di attivisti di AT6-Lega d’Azione Meridionale. Seguì, il 15 settembre dello stesso anno, una manifestazione a Chioggia, nella quale lo stesso Cito rimane contuso durante gli scontri con le forze dell’ordine.

Inoltre, alle elezioni amministrative del 1997, si candidò a sindaco di Milano con lo slogan: «Voglio tarantizzare Milano. Voglio che questa città diventi come Taranto, la Svizzera del Sud». Risultò quinto su quindici candidati (ottenendo lo 0,8% dei voti). Nel 2000 si candidò a presidente della Puglia raggiungendo l’1,32% delle preferenze, pari a 29.317 voti.

Il 20 aprile 2007 annunciò la sua intenzione di ricandidarsi alla carica di primo cittadino di Taranto. In realtà si presentò come consigliere comunale, candidatura che venne successivamente invalidata per la sua condanna definitiva per concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Propose il figlio Mario alla carica di sindaco, supportato dalla sola lista AT6. Al termine della consultazione elettorale comunale la Lega d’Azione Meridionale, nonostante l’assenza in lista di Giancarlo Cito, ottenne il 15,44% dei consensi, e mancando il ballottaggio per meno di ottocento voti. Capitolo a parte sono le numerose inchieste giudiziarie.

Con lui se ne va un pezzo di storia cittadina, fatta di luci e ombre, ma impossibile da ignorare.

 

 

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