Pur restando sotto sequestro senza facoltà d’uso, l’altoforno 1 potrà essere messo in sicurezza da Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria. A stabilirlo è stato il pubblico ministero Francesco Ciardo della Procura di Taranto, sulla base di una relazione redatta da ARPA Puglia sullo stato dell’impianto dell’area a caldo del siderurgico.
L’impianto sarà posto in ‘quiescenza di lungo periodo’. Secondo quanto abbiamo appreso infatti, l’altoforno sarà ‘tappato’: se si seguono procedure corrette, se lo spegnimento è lento e non avviene repentinamente, dando tempo all’altoforno di degradare (si abbassa la carica e di conseguenza scende anche la temperatura del forno) una volta terminate le operazioni, sull’impianto si calano una copertura e una inceratura industriale. L’impianto resterà caldo per molti mesi, il nucleo fuso si mantiene da solo (se non entra ossigeno). Poi alla lunga si raffredda.
E’ questo quello che accadrà nelle prossime settimane e probabilmente nei prossimi mesi. Dunque, com’era scontato che fosse, non ci sarà nessuna compromissione irreversibile dell’altoforno e degli impianti ad esso collegati. Come non c’è mai stato in tutti questi anni ogni qual volta un impianto è stato posto sotto sequestro da parte della magistratura e poi affidato al controllo ed alla supervisione degli enti preposti all’attuazione delle prescrizioni e delle attività previste.
Del resto, come abbiamo ricostruito nell’articolo che trovate linkato in fondo al testo, l’incidente dello scorso 7 maggio (che per la Procura è da considerarsi ‘rilevante’) non è avvenuto per eventi esterni (come l’errore umano o altro) ma per cause interne allo stesso impianto e quindi per motivi impiantistici legati alla gestione degli impianti sia per quanto concerne la manutenzione che la gestione nell’attività produttiva.
Certamente il fermo produttivo avrà impatti nel rallentamento della produzione e dei livelli finali da raggiungere entro dicembre (visto che tornando a marciare con un solo altoforno, il 4, i livelli potranno superare forse di poco i 2 milioni di tonnellate come avvenuto peraltro già nel 2024), così come avrà un impatto sull’occupazione e sull’attività delle ditte dell’indotto. Certamente non la notizia migliore per decine di lavoratori che già vivono nell’incertezza da anni e anni sul loro presente e futuro (per martedì 13 l’azienda ha convocato i sindacati per un confronto su quanto avvenuto).
Futuro che ad oggi non è semplice da inquadrare e immaginare, ma sul quale torneremo nei prossimi giorni.
(Rileggi la ricostruzione dell’incidente dello scorso 7 maggio https://www.corriereditaranto.it/2025/05/10/ex-ilva-laltoforno-1-resta-sotto-sequestro/)
Buongiorno
E si è fermato anche Afo 1.
Nel frattempo non si riesce a fare ripartire Afo 2.
Afo 4 sarà per molti mesi l’ unico a funzionare, naturalmente al rallentatore perché le ditte dell’ indotto stanno facendo numerose fermate per interventi di manutenzione e ripristino.
Caro Ministro Urso dopo questa tegola anche gli azeri si eclisseranno, perché il risequestro senza facoltà d’uso di Afo 1, modifica in maniera sostanziale la quantità di acciaio che potrà produrre Taranto nei prossimi mesi e per tutto il 2026.
E ora che si fa??????
Caro Ministro Urso avete lucidato per troppo tempo la palla del cannone e ora Vi è esplosa in mano.
Attendo con trepidazione le prossime idee del Ministro Urso, ammesso che ne abbia ancora qualcuna.
Personalmente ogni sera farò una preghiera per Afo 4 affinché non gli accada più nulla.
Ma ci saranno anche quelli che faranno l’esatto e contrario.
Saluti
Vecchione Giulio