“Gli scioperi che ci sono stati stamattina in tutti gli impianti sono stati un segnale molto chiaro dei lavoratori” e per quanto riguarda il tavolo a Palazzo Chigi “c’è una sospensione di fatto.
L’azienda e il Governo non si muoveranno unilateralmente. È riconvocato per la prossima settimana un nuovo incontro perché’ alle questioni che noi abbiamo posto sulla continuità dal punto di vista industriale, occupazionale e degli obiettivi che riguardano il futuro dell’azienda e il presente dei lavoratori, ad oggi il governo non ci ha dato le risposte necessarie”. Così il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, al termine del tavolo con il Governo sull’Ex Ilva, che si è tenuto a Palazzo Chigi. “Noi pensiamo che lo Stato debba garantire la continuità dell’azienda.
Questo è il punto per noi fondamentale: continuità dell’azienda, gli investimenti che servono per il processo di decarbonizzazione, garantire i livelli occupazionali. C’è stato un bando. Quel bando ad oggi non ha prodotto risultati.
Quello che non può succedere è che finiamo in una situazione drammatica perché non c’è nessuno che garantisca la continuità da un punto di vista finanziario”, ha paventato il leader della Fiom. Sulla trattativa con Baku Steel “oggi non c’è stato dato nessun elemento di novità”, ha aggiunto De Palma. “Era stato dichiarato che a giugno si sarebbe dovuta concludere, è del tutto evidente che i tempi non saranno quelli”.
“Oggi – ha avvertito – siamo a un passo da una situazione molto più complessa, quello che dobbiamo evitare è il rischio che la situazione finisca in un punto irreparabile. Per questo siamo venuti a Palazzo Chigi, per questo è stato riaggiornato l’incontro”.
All’ex Ilva servono finanziamenti da giugno prossimo fino almeno a dicembre, per portare avanti l’attività. Lo ha detto il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il Governo, sospeso e aggiornato alla prossima settimana. ‘Il tema non è Baku ma arrivare a Baku, serve finanza almeno fino a dicembre’, ha detto il sindacalista, facendo riferimento alla trattativa dei commissari straordinari di Acciaierie di’Italia in As con Baku Steel, potenziale nuovo investitore per il gruppo siderurgico. ‘Il negoziato con Baku Steel non è in fase di approfondimento perchè mancano le condizioni dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale), le informazioni relative al rigassificatore, al costo dell’energia, è chiaro che questi elementi sono una precondizione per entrare nel negoziato di Baku’, ha continuato Uliano, sottolineando che ‘la continuità lavorativa è indispensabile’ ma ‘l’Aia se va bene arriverà entro la fine dell’anno, sul rigassificatore, con le elezioni locali, non pensiamo ci saranno risposte chiare da questo punto di vista. Questi due fattori sono centrali per decarbonizzazione, servono anche a Baku anche per capire la proposta oggettiva’ da fare per il gruppo ex Ilva.
“L’incontro non è andato bene. Era necessario continuare però non c’erano le condizioni e quindi c’è stata una sospensione. Si riprenderà i primissimi giorni della prossima settimana”. Lo ha annunciato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, uscendo da Palazzo Chigi, al termine dell’incontro con il Governo sull’Ex Ilva.
“Abbiamo chiesto delle garanzie per i lavoratori, abbiamo chiesto delle garanzie per la prospettiva, abbiamo chiesto di ripristinare una condizione normale all’interno dei vari stabilimenti. Tutte queste materie non hanno avuto risposte adeguate. Per questa ragione noi abbiamo ritenuto, insieme con la Presidenza del Consiglio e i vari ministri, di aggiornare il tavolo ai prossimi giorni”, ha spiegato Palombella.
Se la trattativa con Baku Steel per l’Ex Ilva sia ancora in corso? Il Governo “ha detto di sì. Noi però abbiamo buoni motivi per considerare questa trattativa non solo in salita, ma che dipende da tanti fattori e questi fattori non si possono risolvere in pochissimo tempo”. Così il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, uscendo da Palazzo Chigi al termine dell’incontro con l’Esecutivo sulla vertenza Ex Ilva.
“Quindi la situazione di incertezza e di difficoltà alimenta i dubbi e le preoccupazioni. Abbiamo chiesto ovviamente più garanzie”, che il Governo non ha potuto al momento offrire, ha riferito Palombella. I nodi saranno affrontati di nuovo “nei prossimi giorni. Molto probabilmente tra lunedì e martedì ci sarà di nuovo la convocazione del tavolo”.
“Un confronto basato su dichiarazioni di intenti, non supportati da concreti passi in avanti. La certezza che rileviamo è, di fatto, il mancato avvio del piano di ripartenza, sul quale ha influito in maniera significativa l’incidente del 7 maggio all’Altoforno 1.
Il ministro Urso ha indicato come passaggi obbligati per poter portare avanti la trattativa con Baku Steel l’ottenimento di una nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e l’approdo del progetto della nave rigassificatrice a Taranto. In questo quadro fatto di eventi imprevisti e continui rallentamenti, l’unica certezza è la ricaduta occupazionale: il ministro Calderone ha infatti annunciato un imminente nuovo tavolo presso il Ministero del Lavoro per aumentare i numeri della cassa integrazione, già oggi altissimi.
Abbiamo inoltre appreso che qualsiasi prospettiva di cessione dei complessi industriali sarà vincolata al raggiungimento di livelli produttivi più alti, con tempi lunghi e molte risorse: lo stesso Urso ha dichiarato che ci vorranno almeno sei mesi per riportare la produzione a 4 milioni di tonnellate annue. La nostra organizzazione sindacale ha aperto il proprio intervento, denunciando una gestione che, nella fase più critica, continua a muoversi senza un progetto pubblico chiaro e condiviso.
La gara per l’ingresso di un nuovo acquirente, in queste condizioni, è tutta sbilanciata a favore dell’investitore privato, che si trova in una posizione di forza mentre il tempo stringe e la crisi produttiva e occupazionale si aggrava ogni giorno. “La clessidra gioca contro di noi – abbiamo detto – e il rallentamento generale è figlio anche di una drammatica carenza di risorse pubbliche messe in campo”.
Non possiamo continuare a rincorrere l’ipotesi Baku Steel, subordinando le scelte industriali, ambientali e sociali agli interessi di chi potrebbe subentrare, mentre intanto centinaia di lavoratori degli appalti sono già stati lasciati a casa e il rischio di perdere ulteriori posti di lavoro diventa realtà ogni giorno. Questa vertenza, che riguarda migliaia di famiglie tra diretti, cassintegrati e appalti, ha bisogno di un’unica strada: quella della nazionalizzazione.
Lo Stato deve avere il coraggio di intervenire direttamente: non solo per garantire la continuità degli impianti e la manutenzione tecnica – senza cui ogni discorso è pura teoria – ma anche per riattivare un piano serio di decarbonizzazione, e soprattutto per tutelare l’occupazione e i diritti di chi lavora. In questa cornice, abbiamo ribadito la necessità di tirare dentro anche il gruppo Sanac, oggi a rischio dopo una lunga serie di gare andate a vuoto: la filiera pubblica della siderurgia va ricostruita nel suo insieme, a partire dai settori strategici.
Sul piano delle tutele sociali, abbiamo chiesto strumenti straordinari: l’eventualità di un allargamento della Cigs è grave, soprattutto se non si palesano le condizioni per determinare le garanzie da noi richieste. Serve un ammortizzatore universale, che includa anche i lavoratori dell’appalto, oggi esclusi, e garantisca integrazioni salariali e anticipi adeguati alla gravità della situazione.
Su questo punto abbiamo registrato comunque la disponibilità della ministra Calderone ad aprire un confronto su strumenti straordinari, anche di accompagnamento all’uscita per prepensionamento per i lavoratori più anziani e sulla possibilità del riconoscimento del lavoro usurante.
A breve sarà fissato un incontro per la continuazione di questo confronto, ma sia chiaro che non è più il tempo dell’attesa né delle scorciatoie. Servono coraggio, risorse pubbliche e una regia nazionale vera. Lo abbiamo detto chiaramente oggi: nazionalizzare è l’unica scelta possibile”, così Franco Rizzo e Sasha Colautti dell’ Esecutivo Confederale USB


Buongiorno
In tutto questo marasma gli unici a non parlare sono i responsabili di Baku Steel.
Ma ci sono ancora o si sono defilati????
Non basta la parola del Ministro Urso.
Mi ricorda una mia amica che preparò il matrimonio all’insaputa del presunto coniuge.
Saluti
Vecchione Giulio