“Non nasco dal nulla. Io sono stato militante di partito da sempre, vicepresidente nazionale dei giovani del Pd, sono stato nel Parlamento Europeo con il gruppo del Partito Democratico. Poi da lì il sindaco Melucci mi ha chiamato, chiedendomi di tornare a Taranto ed essere utile alla mia città. Ho lasciato il Parlamento Europeo (era assistente parlamentare, ndr) e ho deciso di tornare, perché ritenevo che a 25 anni fosse una sfida molto avvincente”. Mattia Giorno, 30 anni, una laurea in scienze politiche ed un’esperienza politica già consolidata, vuole staccarsi di dosso quella scomoda etichetta di ragazzo (a 30 anni si è ancora ragazzi?) catapultato dall’ex sindaco Melucci sulla scena politica tarantina.

Come ha vissuto questa campagna elettorale in cui per la prima volta si è messo in gioco direttamente gareggiando per un posto in Consiglio comunale?

“Sicuramente è stato impegnativo ma entusiasmante. Se è accompagnata da un valore profondo, cioè dal fatto che provi a raccontare che sei al servizio della Comunità, degli altri, sicuramente ti segna in maniera diversa”.

In che stato d’animo ha trovato le persone che ha incontrato?

“Sicuramente ho trovato persone che sono un po’ disilluse dalla politica, arrabbiate con le istituzioni. Però siamo riusciti, attraverso il racconto che abbiamo messo in campo, a trasmettere entusiasmo, positività e passione”.

I giovani e la politica sono due strade separate o due strade parallele?

“Tutti credono che siano strade separate. Invece con questa campagna elettorale nel mio comitato abbiamo provato a dimostrare che in realtà non è così. Nelle numerose iniziative che abbiamo messo in campo, siamo riusciti a coinvolgere moltissimi giovani, tanto nel fare i relatori quanto nell’essere partecipi dei dibattiti, ricevendo una risposta incredibile.

Esiste una classe di giovani che è interessata alla città e vorrebbe essere partecipe, non per forza della vita di partito, ma della politica in generale. Purtroppo, spesso, la politica non riesce a rispondere alle esigenze dei giovani e non riesce a coinvolgerli. Io credo che i giovani debbano avere lo spazio per costruirsi il loro presente e programmare il futuro”.

Lei è stato assessore comunale alla mobilità, all’urbanistica e ai lavori pubblici.  Cosa c’è da sbloccare immediatamente appena la nuova Giunta si insedierà a Palazzo di Città?

“Intanto la premessa è che il Comune che verrà consegnato al prossimo sindaco è in uno stato di confusione; ci sono seri problemi di gestione, tanto della macchina amministrativa quanto del bilancio. Su questo bisognerà per forza concentrare immediatamente una parte delle energie e delle idee.

Dopodiché occorrerà normalizzare i servizi comunali. Perché in questa campagna elettorale è passato un messaggio sbagliato, ossia che quello che dovrebbe essere ordinario, come colmare una buca o sostituire una lampada, da noi diventa un obiettivo quasi impossibile da raggiungere.

Poi ci sono i dossier più delicati: asili nido e multiservizi. E a seguire il dossier dei dossier che mi preoccupa particolarmente per i rischi che stiamo correndo, che è quello delle BRT, così come quello dei finanziamenti in generale del PNRR che sono a scadenza e che se non vengono ultimati entro i tempi previsti rischiano di generare un buco economico sostanzioso”.

Mi scusi, le ricordo che lei ha fatto parte della squadra di governo del sindaco uscente…

“Rivendico la scelta di rinunciare a fare il vicesindaco a 28 anni e quella di essermi allontanato dall’amministrazione Melucci nel momento in cui ho capito che il progetto era saltato e che il Comune sarebbe finito male. E non ho abbandonato la barca. Io ho chiesto che la barca interrompesse il suo viaggio. Sono stati altri che hanno scelto di provare a sopravvivere pur di non andare via da Palazzo di città e hanno portato Taranto in una condizione di abbandono. Gli stessi che ora provano a lavarsi la coscienza presentandosi accanto ad un candidato sindaco che ha una faccia pulita (Tacente,ndr)”.

A proposito di rinunce, il passo indietro nella candidatura a sindaco per favorire quella di Bitetti non ha di certo placato le tante anime, qualche volta discordanti, che vivono nel Partito Democratico.

“Fa parte della storia del PD. Il dibattito interno è paradossalmente il suo valore aggiunto, quello che lo eleva rispetto agli altri. Il mio passo indietro è stato necessario per salvare la coalizione di centrosinistra e dimostrare ancora una volta alla città che siamo persone responsabili. Piero è la persona più indicata per fare il sindaco in questo momento, per l’esperienza che ha. E siccome la prossima sarà una consigliatura molto delicata che dovrà governare stabilmente per affrontare situazioni molto complesse e delicate, occorre lavorare di squadra intorno a Piero”.

Teme di più la gente che non vuole andare a votare o i suoi competitor ?

“Io temo di più il fatto che in questa città ancora il voto venga mosso da logiche clientelari. Ancora non ci si rende conto che finché non si avrà il coraggio di scegliere liberamente e autonomamente non si potrà mai rivendicare qualcosa. E in questa logica chi non va a votare, complica il quadro, perché quelle sono persone che andrebbero a votare in maniera pulita e la loro presenza nelle urne potrebbe condizionare positivamente l’esito elettorale. Quindi dare una prospettiva, una speranza alla città”.

Dunque, per convincere gli astensionisti, quali argomenti mette sul tavolo?

“Non si tratta soltanto di metterci argomenti ma si tratta di mettere sul tavolo affidabilità e, ancora una volta, dimostrare l’entusiasmo e la passione, che se accompagnati dalla competenza, poi invogliano le persone ad andare a votare. L’entusiasmo traspare quando raccontiamo la nostra visione di città, perché abbiamo scelto di tornare a vivere qui e non vorremmo andare via di nuovo. E quindi visto che ci crediamo in quello che diciamo, proviamo a far sentire le persone coinvolte. E poi le ascoltiamo, questo fa la differenza”.

*Il corriereditaranto.it ha deciso di intervistare un candidato al consiglio comunale per coalizione.

 

 

 

 

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