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Sergio Prete ha rassegnato le dimissioni da commissario straordinario per l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio al ministero dei Trasporti, a decorrere da lunedì 16 giugno.
L’incarico gli fu conferito dal ministero lo scorso 26 febbraio, alla vigilia della scadenza del regime di prorogatio di 45 giorni, scattato al momento della scadenza del suo mandato come presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio lo scorso 14 gennaio scorso.
A distanza di ben 14 anni dal primo incarico che arrivò ne 2011 a cui seguì la nomina di Commissario Straordinario per le opere strategiche nel 2012 quindi, si conclude la lunga esperienza dell’avv. Sergio Prete alla guida del porto di Taranto (le successive nomine dal 2017 al 2024) in anni di grandi turbolenze.
Dal sequestro dell’area a caldo del siderurgico ex Ilva del luglio 2012 all’addio definitivo di Evergreen nel 2015, sino all’arrivo della multinazionale turca Yilport nel 2019, passando per i tanti lavori e progetti previsti nello scaldo ionico inquadrati prima nell’accordo per il rilancio del porto di Taranto nell’aprile 2012 (in cui erano presenti il consolidamento della banchina del Molo Polisettoriale e dei dragaggi ancora oggi incompiuti), e pochi mesi dopo nel protocollo d’intesa per gli interventi di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, confluiti a loro volta nel 2015 nel CIS Taranto.
Nel mezzo, la difficile gestione degli oltre 500 lavoratori della Taranto Container Terminal, all’interno dell’Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale denominata Taranto Port Workers Agency S.r.l., nata nel 2016 ed ancora attiva in virtù del fatto che ancora oggi sono collocati al suo interno 327 lavoratori, a cui nello scorso dicembre è stata prorogata di ulteriori due anni l’Indennità di Mancato Avviamento (IMA). E sempre nello stesso mese è stato approvato dalla Regione Puglia l’investimento di 15 milioni di euro per la riqualificazione professionale degli ex lavoratori della Taranto Container Terminal (TCT).
Prete ha provato in tutti questi anni, con alterne fortune, a traguardare il porto di Taranto in un futuro economico in cui sostenibilità ambientale e diversificazione economica dovessero essere i due pilastri su cui rilanciare lo scalo ionico come principale hub del Mediterraneo e realtà economica parallela alla grande industria (visto che il porto ancora oggi e da sempre dipende soprattutto dall’attività produttiva di Ilva ed Eni, visto che la sua realizzazione e ampliamento fu deciso proprio in conseguenza dell’insediamento del siderurgico). E se alcuni progetti, inquadrati in particolar modo nel PNRR e nell’area ZES sono riusciti a prendere piede (oltre al progetto Faros, il primo acceleratore sulla Blue Economy in Italia), altri sono rimasti purtroppo sulla carta, non di certo solo per responsabilità diretta dell’Autorità Portuale.
Pensiamo ai due progetti che sono rimasti soltanto sulla carta come il Distripark (oggi Eco Park) e Agromed (disperso da anni sotto la guida di Vincenzo Cesareo), oppure alla mancata realizzazione dei dragaggi a causa dei lavori sbagliati per realizzare la cassa di colmata sulla quale tanti articoli abbiamo scritto in questi anni. Senza dimenticare il mancato rilancio del traffico merci dello scalo ionico affidato alla multinazionale turca Yilport nel 2019.
Prete lascia dopo aver concesso per i prossimi nove anni la Piastra Logistica alla multinazionale Vestas, dopo anni e anni di mancato utilizzo e che certamente non sarà utilizzata per gli scopi pensati oltre vent’anni fa, ed aver strappato al ministero dell’Ambiente la scelta del porto di Taranto (insieme allo scalo di Brindisi) come hub per la realizzazione degli impianti eolici offshore, di cui però si attende ancora oggi la pubblicazione del decreto ufficiale.
L’Autorità Portuale aveva infatti candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra, che inevitabilmente ridurrà gli spazi per l’operatività della stessa Yilport. Opzione a cui la multinazionale turca non si è opposta, lasciando intendere che i buoni propositi manifestati all’atto dell’ottenimento della concessione del Molo Polisettoriale nel 2019 siano oramai naufragati, con la possibilità sempre più remota che Taranto torni ad essere uno scalo centrale nel transhipment internazionale nel bacino del Mediterraneo.
Non va poi dimenticato il lavoro svolto per migliorare il rapporto on la città attraverso moltissime iniziative culturali, puntando sui Port Days proprio per aumentare questo rapporto di collaborazione tra i cittadini, la città e il porto. Né l’impegno per far entrare lo scalo ionico all’interno del turismo croceristico come avviene oramai stabilimento da qualche anno.
Sergio Prete dovrebbe essere sostituito da Giovanni Gugliotti, ex sindaco di Castellaneta e presidente della Provincia di Taranto, oggi in quota Lega la cui candidatura non a caso è caldeggiata dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Che in queste ore sta firmando le nuove nomine nei vari porti italiani attualmente scoperti. Una nomina, quella di Gugliotti, tutta politica che qualora dovesse concretizzarsi lascia aperti grandi dubbi sulla sua efficacia e lungimiranza.
E’ indubbio però, che l’avvocato Sergio Prete sia stata una persona educata, perbene, con grande senso delle istituzioni e del delicato ruolo ricoperto per tanti anni. Che non è affatto poco visti i tempi che corrono. E che mancherà a questo territorio.
(leggi tutti gli articoli sul porto di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)


Buongiorno
Auguri Dott Prete.
Grazie per aver retto il porto di Taranto in questo lungo periodo di crisi della siderurgia tarantina.
Per quanto riguarda il nuovo Presidente dell’ autorità portuale credo che abbia tutti i requisiti per dirigere un porto.
Si ma quello turistico visto che di mare ne capisce giusto quel tanto per essere andato in spiaggia a Castellaneta o a Ginosa Marina.
Evviva la competenza.
Forse era meglio nominare Cetto La Qualunque.
Con buona pace di Salvini e della Lega.
Saluti
Vecchione Giulio