I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella, hanno inviato una richiesta di incontro urgente indirizzata al sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovano, e alla Presidenza del Consiglio, sull’ex Ilva, dopo un incontro tra il ministro Urso e le organizzazioni sindacali. Per Fim, Fiom e Uilm, a seguito delle dichiarazioni del ministro, al momento di stallo dovuto alla condizione attuale legata alle interlocuzioni tra Governo ed enti locali, si rende necessario riattivare il tavolo permanente di confronto a Palazzo Chigi nel più breve tempo possibile.
“Oggi ho informato doverosamente come facciamo oramai da due anni in maniera periodica le organizzazioni sindacali, dello status dell’accordo di programma interistituzionale con gli enti locali interessati (comuni di Taranto e Statte, provincia di Taranto e Regione Puglia), che è fondamentale per delineare il futuro del polo siderurgico di Taranto così importante per l’Italia e per l’Europa – ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a Messina per inaugurare la Casa del Made in Italy nella città siciliana -. Accordo che spero possa essere aggiunto nelle prossime ore e nei prossimi giorni e non di più, per consentire il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale con prescrizioni anche di tipo sanitario, come richiesto dalla nuova normativa europea e italiana”. “A quel punto – ha proseguito il ministro – qualora venga concessa la nuova AIA che sia sostenibile economicamente sulla base di un piano di piena decarbonizzazione che abbiamo presentato agli enti locali ai quali chiediamo la loro condivisione, sarà poi possibile per i soggetti internazionali interessati che hanno già partecipato alla gara, stabilire le condizioni dei loro investimenti”.
“Il passaggio cruciale è raggiungere una condivisione con gli enti locali su piano decarbonizzazione che abbiamo presentato loro e presenta alcuni fattori abilitanti: per realizzare acciaio green serve il gas e per ottenerlo allo stato attuale è necessario avere una nave gasiera con la quale sarà possibile installare gli impianti DRI che producono il preridotto con i quali alimentare i futuri forni elettrici con l’energia necessaria, visto che oggi la stessa proviene in gran parte dai gas siderurgici da altoforno che domani non ci saranno più perché sostituiti. Se questo confronto sarà positivo nelle prossime sarà possibile aprire un nuovo capitolo per la siderurgia italiana” ha concluso Urso.
“Prendiamo atto che il ministro Adolfo Urso ha comunicato la possibilità di chiusura di tutti gli altoforni entro la fine di luglio, non dando certezza sul percorso di decarbonizzazione. Una decisione che potrebbe essere legata sia alla sentenza del Tribunale di Milano che arriverà nei prossimi giorni, sia alla discussione presso le Istituzioni locali di Taranto. Una comunicazione così importante doveva avvenire presso Palazzo Chigi dove è istituito il tavolo permanente sull’ex Ilva. Come Fiom-Cgil non accetteremo soluzioni che prevedano la chiusura dell’azienda con ripercussioni pesanti sulle lavoratrici e i lavoratori e su tutta l’occupazione. Con le altre organizzazioni valuteremo le iniziative da intraprendere. Ancora una volta si dimostra l’incapacità della politica di risolvere il presente per affrontare il futuro’. Lo ha dichiarato Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil nazionale, dopo l’incontro in videoconferenza tra le organizzazioni sindacali e il Mimit. “In considerazione della complessità della vicenda dell’ex Ilva, è necessario riportare con urgenza la discussione a Palazzo Chigi con tutti i soggetti istituzionali responsabili per garantire la continuità produttiva e la decarbonizzazione e per difendere l’occupazione, la salute, l’ambiente”, ha aggiunto Scarpa.
“Dopo anni che va avanti la vertenza ex Ilva bisogna abbandonare l’ascolto delle sirene del populismo che negli anni hanno promesso economie alternative, in 15 anni mai realizzate, nella ricerca del consenso. Va realmente valutato quanto queste posizioni strumentali abbiano impatto sull’occupazione in un territorio già fortemente compromesso. Oltre a valutare seriamente la possibilità, ad oggi reale, di avere una fabbrica decarbonizzata ed ecocompatibile che garantisca posti di lavoro in un ambiente salubre. Le istituzioni locali devono avere la consapevolezza della responsabilità che devono esercitare per coniugare ambiente, sviluppo e occupazione. È indispensabile alzare il livello di interlocuzione istituzionale, a partire dal tavolo permanente presso Palazzo Chigi, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni locali”. Così invece il segretario generale Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, e il segretario nazionale Valerio D’Alò, dopo l’incontro al Mimit sull’ex Ilva, indicando che ‘il ministro ha dichiarato anche che esiste la possibilità, di fronte al diniego delle istituzioni locali a Taranto di realizzazione degli impianti, che gli stessi siano realizzati altrove e addirittura il ridimensionamento e la messa in discussione del futuro stesso degli stabilimenti. Per la Fim, questo potrebbe significare una pesantissima ricaduta sia sul piano occupazionale, sia per i lavoratori dell’area a caldo oltre la minore possibilità di una loro ricollocazione”.
“Non possiamo accettare un atteggiamento di scarico di responsabilità verso le organizzazioni sindacali, peraltro non presenti al tavolo sull’accordo di programma, rispetto al futuro dell’ex Ilva. Occorre una svolta immediata e radicale nella gestione di questa crisi. Non è più tollerabile che, dopo oltre un decennio, migliaia di lavoratrici e lavoratori continuino a vivere nell’incertezza, stretti tra emergenze ambientali, industriali e sociali“. È questa la posizione della segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, e del segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, al termine dell’incontro con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dedicato al futuro di Acciaierie d’Italia. “Dopo anni di denunce sulle condizioni disastrose degli impianti, sul mancato rinnovo dell’Aia, scaduta due anni fa e poi prorogata, il ministro Urso ci ha detto che senza una nuova Aia e senza l’accordo di programma entro luglio, il tribunale di Milano potrebbe decidere la chiusura dell’ex Ilva. Per noi è inaccettabile questa situazione e ci rimettiamo alla responsabilità di tutte le parti istituzionali coinvolte, senza alcuna pregiudiziale. E’ indispensabile garantire piena tutela occupazionale, non solo per le lavoratrici e i lavoratori diretti, ma anche per l’intero indotto”, hanno aggiunto, chiedendo “agli enti locali una decisione urgente”.
La crisi di Acciaierie d’Italia sta precipitando verso un punto di non ritorno. In assenza di interventi immediati e strutturali, la prospettiva concreta è quella del default industriale e occupazionale di uno dei principali impianti siderurgici del Paese. Per questo USB denuncia con forza l’assenza di un confronto vero, trasparente e inclusivo sul futuro di Acciaierie d’Italia e dell’intero sistema produttivo legato alla filiera dell’acciaio. Le organizzazioni sindacali sono state convocate soltanto a ridosso di una possibile crisi definitiva, e in forma separata rispetto agli enti locali e agli altri soggetti istituzionali. Una modalità inaccettabile, che esclude chi rappresenta i lavoratori da ogni valutazione sulle prospettive occupazionali, industriali e ambientali dello stabilimento.
L’impressione è che si stia giocando una partita a porte chiuse, in cui si evitano scelte di merito per non assumersi responsabilità politiche chiare”. Così l’USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale su quanto sta avvenendo nelle ultime ore. USB ha formalmente richiesto al Ministero la convocazione urgente di un tavolo ampio, in cui siedano insieme organizzazioni sindacali, istituzioni locali, soggetti industriali, Governo e Commissario straordinario. Un tavolo che sia il vero luogo di indirizzo e di decisione sulle sorti dell’Accordo di Programma e della gestione del polo siderurgico di Taranto e degli altri stabilimenti del gruppo anche alla luce delle notizie, sempre più insistenti, di nuove interlocuzioni industriali e proposte di assetto proprietario che rischiano di riprodurre vecchi fallimenti. Se questo confronto pubblico e trasparente non sarà attivato in tempi brevissimi, USB si mobiliterà con determinazione e forza, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, per impedire che le scelte sul futuro dell’acciaio vengano prese sopra le nostre teste e sulla pelle della città” concludono dall’USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale.
(leggi tuti gli articoli sulla vertenza ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)


