Intervenuto nel corso del Forum in Masseria a Manduria (padrone di casa il giornalista Bruno Vespa), Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy,  ha ribadito con forza la necessità di un piano energetico solido e immediato per rendere possibile la transizione dell’ex Ilva verso una produzione siderurgica sostenibile.

«Taranto merita una vera decarbonizzazione – ha dichiarato Urso – ma senza l’energia necessaria, quel cambiamento non potrà mai realizzarsi». L’obiettivo dichiarato è ambizioso: produrre 6 milioni di tonnellate di acciaio green utilizzando forni elettrici. Ma per farlo, ha avvertito il ministro, è imprescindibile l’arrivo della nave rigassificatrice, elemento fondamentale per garantire il fabbisogno energetico dello stabilimento.

«Senza quel terminale galleggiante e senza le autorizzazioni necessarie – ha detto Urso – non sarà possibile avviare i forni elettrici e produrre acciaio a basso impatto ambientale». Il ministro ha poi sottolineato che tra le criticità ancora da superare ci sono anche problemi legati all’approvvigionamento idrico e allo smaltimento delle acque.

La situazione dell’ex Ilva è definita urgente e delicata. Urso ha ricordato che, in assenza del rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, lo stabilimento rischia la chiusura, come indicato da una sentenza del tribunale di Milano. Da qui la decisione di convocare una riunione permanente con gli enti locali, per costruire un’intesa politica e tecnica che scongiuri la paralisi.

Durante il forum, Urso ha inoltre chiarito un punto cruciale: «L’acciaio non sarà trasferito a Genova. Resterà a Taranto, ma servono scelte condivise e responsabili». Ha anche riferito di aver lavorato nelle ultime ore insieme al ministro Gilberto Pichetto Fratin e ai vertici di Snam, per valutare forme alternative di approvvigionamento.

Tuttavia, ha precisato, senza nave rigassificatrice sarà impossibile realizzare gli impianti Dri, fondamentali per la produzione di preridotto e per garantire l’autonomia strategica dell’Italia nel settore siderurgico.

«Servono risposte immediate – ha ribadito Urso – e per questo ho convocato, insieme al presidente Michele Emiliano, una riunione ad oltranza. L’incontro partirà martedì mattina alle 9.30 e, ha promesso il ministro, proseguirà finché non sarà trovata una soluzione concreta.

“L’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’ex Ilva di Taranto ‘deve procedere perché altrimenti diventa omissione da parte dei commissari all’Aia. Naturalmente va avanti un’Aia che era quella dell’istanza fatta a suo tempo che era relativa a una produzione a Taranto di 6 milioni tonnellate. Poi se strada facendo si arriva a una posizione diversa anche rispetto all’accordo di programma, si valuterà, al limite si andrà con una nuova procedura di ricorrezione, però non c’é altra soluzione“. E’ quanto affermato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine del Forum in Masseria, augurandosi che Taranto mantenga la sua industria siderurgica, anche se, “devo dire, che i segnali che arrivano da Taranto non sono totalmente in questa direzione, tuttavia è chiaro che per mantenere l’azienda siderurgica bisogna averla nell’obiettivo decarbonizzata, per decarbonizzarla ci vogliono i forni elettrici, per far quello devo anche arrivare a produrre l’elettricità e pertanto devo avere anche il rigassificatore. Se non ho il rigassificatore non riesco ad avere tutte queste cose” ha concluso il ministro.

La nazionalizzazione dell’ex Ilva non è una soluzione“. Lo ha detto la ministra del Lavoro, Marina Calderone, a margine del Forum in Masseria, organizzato da Bruno Vespa con Comin & Partners. “Noi stiamo valutando tutte le opzioni, però questa (la nazionalizzazione, ndr) non è un’opzione al momento sul tavolo, perché si è avviata una procedura di vendita e quindi bisogna anche essere corretti e conseguenti rispetto a quelli che sono gli atti che si sono compiuti”, ha detto Calderone, sottolineando che comunque “c’è la massima attenzione del Governo sul dossier: vuol dire che siamo tutti quanti in campo: da lunedì ci saranno una serie di incontri importanti anche con le parti sociali, proprio perché noi vogliamo che anche le rappresentanze sindacali dei lavoratori siano informate di tutti i passi, di tutto quello che sta avvenendo su questo dossier”.

“Ovviamente come Governo noi siamo impegnati tutti quanti, ognuno per le sue competenze, per sostenere un percorso all’interno di una realtà così importante come l’Ilva, li accompagniamo da mesi e siamo ovviamente attenti a tutti quelli che sono gli sviluppi. Come ha detto il ministro Urso, noi vogliamo produrre acciaio di qualità in Italia, continuare a farlo e a farlo bene e per quanto mi riguarda, ovviamente questo vuol dire avere anche massima attenzione a tutte le dinamiche occupazionali” ha detto ancora la ministra del Lavoro, Marina Calderone, a margine del Forum in Masseria. “C’é un confronto aperto con le organizzazioni sindacali, il nostro obiettivo è certamente quello di fare in modo che non si disperdano le professionalità che l’Ilva a Taranto, ma anche negli altri stabilimenti italiani, e’ in grado di mettere in campo, anche in un’ottica, ovviamente, di transizioni verso un mondo del lavoro che in questo momento non può permettersi di perdere professionalità, ma invece ha bisogno di portare a bordo tanti lavoratori e tanti giovani che in questo momento non lavorano”, ha concluso Calderone.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

2 Responses

  1. Capito la favoletta di trasferire la siderurgia green a Genova,figurati se sono così fessi ,ma quale nave ma perché tutte le disgrazie a noi che neanche ci possiamo curare da tutti i mali che ci stanno venendo tacci vostri …stamattina c’è una puzza di monnezza dal Pasquinellli e tutti zitti e muti ma l’aria che tira è nauseante… crisi idrica e certo,dopo la nave del rigassificatore ,pensiamo alla salmodia del tara, ma insomma e poi facciamo la discarica dei rifiuti inerti a Paolo sesto ,ma ci avete preso per dei cessi ? No non crediamo più alle vostre balle ,l’aria di crisi ,l’aria di chiusura è fallita soltanto propaganda quello che tutti i giornali stanno facendo ,ma la spazzola alla fine della musica rimane in mano ai tarantini ,gli spartani passivi del secondo millennio,che tristezza .

  2. Logica stringente quella del ministro Urso: dopo anni e anni di inquinamento e di devastazione ambientale, se volete, chissà quando, arrivare alla decarbonizzazione, beccatevi la nave rigassificatrice, una bomba a cielo aperto da collocare nel porto, pronta a far esplodere la città al minimo incidente! Ieri, a Roma, si è avuto un piccolo esempio della pericolosità di certe attività e parliamo di una miserrima stazione di rifornimento gpl!
    Del resto, quale luogo migliore di Taranto dove collocare una roba del genere? Dopo l’ex Ilva, l’Agip, le scorie nucleari a Statte della Cemerad e tanto altro, abbiamo fatto il callo, anche perché evidentemente a queste latitudini portiamo l’anello al naso e abbiamo, da destra a sinistra, passando per il centro, la peggiore classe politica mai vista sul globo terracqueo e una cittadinanza senza spina dorsale…

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