“Perchè Bitetti non dovrebbe firmare? Perchè questo accordo di programma interistituzionale non offre alcuna garanzia alla città sul piano occupazionale, sanitario e ambientale”.
Questo, in sintesi, quanto emerso dal sit-in organizzato ieri dalle associazioni ambientaliste di Taranto davanti a Palazzo di Città.
Giustizia per Taranto, VeraLeaks, Peacelink, WWF, Genitori Tarantini, Taranto Futura solo per citare alcune delle numerose realtà locali presenti, insieme a tanti cittadini e qualche esponente politico: i consiglieri comunali Annagrazia Angolano (M5S), Luca Contrario (PD) e Antonio Lenti (Verdi) tra quelli che siamo riusciti a scorgere.
Posizione diverse, come spesso accade su temi così complessi, ma tutte accomunate dalla forte perplessità sollevata dalle due bozze di accordo di programma da cui si prospettano altrettante opzioni: tra forni elettrici a Taranto, per una capacità produttiva complessiva di 6 milioni di tonnellate annue, e 1 forno elettrico presso lo stabilimento di Genova, con una capacità di circa 2 milioni di tonnellate annue, alimentati tramite 4 impianti di preriduzione (DRI), di cui almeno 3 a Taranto. A questo si aggiungerebbe la nave rigassificatrice e l’impianto di desalinizzazione.
La seconda opzione, invece, che gli ambientalisti definiscono “la migliore delle peggiori”, prevede la realizzazione dei 3 forni elettrici a Taranto e gli impianti per il DRI altrove.
Per gli ambientalisti la firma del documento vuole “condannare la città ad altri 12 anni di inquinamento, senza parlare minimamente della questione occupazionale che, con impianti del genere, produrrebbe un notevole esubero: di questo non si parla nell’accordo di programma, così come della ricollocazione degli esuberi”.
E sulle misure compensative che Bitetti potrebbe chiedere al Mimit le associazioni affermano: “Nulla potrebbe compensare le vite perse e i danni subiti nuovamente dal nostro territorio”.
Gli ambientalisti evidenziano la contraddittorietà di una decarbonizzazione che preveda comunque l’utilizzo di una fonte fossile (il gas) e la necessità di concentrarsi sull’Autorizzazione Integrata Ambientale, che per le associazioni è completamente da riscrivere: “Allo stato attuale dei fatti sarebbe solo una licenza per continuare ad usare gli altoforni a carbone, con tutto quello che ne consegue sul piano ambientale e sanitario, per altri 12 anni”.
Intanto oggi, a Palazzo Piacentini, la riunione del ministro Urso con tutte le amministrazioni nazionali e locali della Puglia coinvolte, finalizzata alla definizione dell’Accordo di Programma interistituzionale per la decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto.
Ma andate a…