“E’ una partita nella quale sul sindaco e sulla sua comunità, funestata da anni di tragedie, morti sul lavoro, malattie, si stanno scaricando tutte le contraddizioni di questa crisi industriale che è aggiunta a un passo da una sua possibile definitiva risoluzione, ma che ovviamente è anche a un passo da un possibile fallimento, come tutte le cose sulle quali bisogna trovare un accordo. Quindi abbiamo ottenuto dal Ministero un rinvio che sia utile a consentire al sindaco di Taranto di spiegare la situazione alla sua comunità e soprattutto al Consiglio Comunale e la Regione ha sostenuto questa richiesta del Comune di Taranto e quindi ci rivedremo nella data fissata per ricominciare il lavoro e cercare di trovare la soluzione migliore. Credo che il Ministro abbia, come avevamo più volte chiesto, assegnato ad un organismo tecnico il compito di stabilire qual è il gas disponibile in questo momento nell’area di Taranto e quindi che cosa si può fare con quel dispositivo, con quel quantitativo di gas, perché se non abbiamo chiaro qual è il quantitativo di gas disponibile oggi, domani, dopodomani e nel seguito, qualunque opzione industriale è impossibile e quindi questo rinvio potrebbe essere utile a questi fini.
“Ovviamente il Ministero dell’Ambiente e il Ministro Pecchetto Fratini lo ha ribadito oggi, credo che dopodomani comunque emetterà il suo verdetto, quindi è evidente che chi ha chiesto il rinvio oggi al Comune di Taranto si prende il rischio che dopodomani il Ministero dell’Ambiente e la Conferenza dei Servizi rilasci un’AIA, nonostante il parere contrario mio, del Comune, della Provincia e del Comune di Stratte, che consentirebbe in teoria la prosecuzione dell’attività a ciclo integrato per 12 anni, questo purtroppo era inevitabile. Continueremo a insistere anche laddove il Ministero dovesse rilasciare l’AIA per il processo di decarbonizzazione, che è l’unico che può interrompere a 7 o 8 anni l’attività a ciclo integrato sostituendola con quello dei DRI (impianti di preriduzione), non ci sono altre soluzioni. La terza soluzione è la chiusura. Ancora oggi io non riesco ad avere il piacere di sapere da un solo partito che è per l’ipotesi della chiusura e chiaramente scaricare tutto sugli enti locali non mi pare giusto, è una profonda ingiustizia che non possiamo tollerare, devono parlare, devono dire quello che pensano e prendersi la propria responsabilità.
Lo ha affermato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dopo il tavolo sull’ex Ilva al ministero delle Imprese.

Danilo
Ho come impressione che in questa vicenda si stia giocando a chi resta con il cerino in mano
Oltre a spostare la responsabilità alle opposizioni, sarebbe bello sapere quale è la volontà politica di chi governa la Regione da oltre 13 anni.
Abbiamo già intuito che si cambierà tutto per non cambiare nulla.
Si manterrà il serbatoio di voti in cambio dei posti di lavoro, e via alle prossime Regionali
Ad maiora
Fra
Emilio ma quando finisce il tuo mandato,hai rotto gli zebedei ,il tuo parere serve a pulirci il cu ,per cui non ha più senso
VECCHIONE GIULIO
Buongiorno
Caro Presidente Emiliano
Lei deve solo tacere e basta.
E per una volta faccia Il Presidente della Regione Puglia e non il capo-popolo del cappero.
Anche Lei deve dirCi se è per tenere aperta La Ex Ilva di Taranto o se la vuole chiusa.
Ed è inutile presentare richieste pretestuose.
In fondo la malasanità in Puglia è dovuta alla gestione scellerata Vostra per 10 anni e per altri 10 anni precedenti del Vs predecessore tale Niki Vendola, che se ben ricordo è di sinistra, sinistroide o sinistrato come Vs Eccellenza.
Per il resto le aziende di Taranto stanno aspettando l’aiuto economico pro ILVA della Regione Puglia, tanto sbandierato nei mesi precedenti.
Caro Presidente Emiliano per una volta taccia o, se a da dire qualcosa chiarisca una volta e per tutte da che parte sta.
E’ facile distruggere un tessuto industriale di 60 anni e giocare sulla pelle di 20000 persone.
Saluti
Vecchione Giulio