Centoundici raccolte di rifiuti effettuate, 2.871 sacchi di spazzatura indifferenziati e 316 di vetro abbandonati, arrivando a circa 43,4 tonnellate di sporcizia rimossa dal territorio jonico. Sono i dati forniti da Giuseppe Internò, presidente dell’Associazione Plasticaqquà, relativi all’attività di recupero di materiali non riciclati correttamente svolta dal 2013 fino al 2021 che mostrano, purtroppo, un quadro ecologico problematico per la città dei Due Mari.

“Le azioni che quotidianamente mettiamo in campo per tutelare l’ambiente” – ha raccontato al corrirereditaranto.it – “Ci mostrano una parte della società, molto spesso nascosta e rispecchiano perfettamente il consumatore medio che popola la nostra piccola comunità”.

Negli anni, infatti la tipologia di rifiuti abbandonati è cambiata in base al periodo storico vissuto dai cittadini.

Oltre alle bottiglie di vetro e di plastica, sempre presenti in mare, durante il 2020/21 sono state ritrovate sulle coste principalmente mascherine e guanti in lattice, oggi invece “soprattutto sulle rive del Mar piccolo, c’è un’enorme quantità di reti per le cozze, cassette di polistirolo, bottiglie termiche con anche il caffè d’asporto che qualche diportista si porta dietro quando esce per andare a pescare, lattine energizzanti, imballaggi per patatine e tanto altro” afferma Internò.

Per Giuseppe Internò bisogna immediatamente invertire la rotta con delle azioni mirate ed efficaci a tutela del territorio. “Serve un’ottica ecologica più forte e più sentita, manca un coordinamento con Capitaneria di Porto, Polizia di Stato, che potrebbero semplicemente raccogliere le segnalazioni fatte dalle associazioni che ormai da anni lavorano a tutela della città e cercano con le proprie forze di migliorare la situazione”.

L’associazione da cinque anni ormai è presente al parco Cimino con l’eco-libreria, il progetto che ogni 10 bottiglie in plastica o lattine in alluminio consegnate regala un libro usato.

“Questa iniziativa però rimane fine a sé stessa, perché quando alcuni anni fa abbiamo avviato la raccolta differenziata all’interno dell’unico polmone verde della città di Taranto con kyma Ambiente, dopo nemmeno due anni, l’allora sindaco, decise di eliminarla. Un colpo durissimo per noi e per l’ambiente”.

La poca collaborazione infatti, non consente interventi rapidi in zone che le associazioni sanno essere le più esposte dall’abbandono di immondizia: “Sappiamo perfettamente che se mandiamo le autorità in una determinata zona a Paolo VI sicuramente trovano lo sversamento dei rifiuti, come il fiume Galeso che dovrebbe essere rimesso sotto controllo perché è una discarica a cielo aperto sia alla fonte che alla foce, lido Chiapparo e tanti altri”.

Un fenomeno che negli ultimi anni ha creato danni, non solo alla flora e alla fauna, ma anche agli esseri umani. “Mentre prima a soffrire erano principalmente gli animali marini, pesci o uccelli che ingurgitano cicche di sigarette, accendini scambiandole per prede; oggi le conseguenze di questo inquinamento micro e nano plastiche ricade anche sugli esseri umani”.

Studi indipendenti commissionati anche da WWF Italia, infatti, mostrano come ogni settimana l’essere umano introduce nel proprio corpo un quantitativo di plastica pari al materiale con il quale si crea una carta di credito.

“Numeri abbastanza grandi e anche spaventosi considerando che micro plastiche sono state trovate anche nel latte materno, nelle feci dei neonati, mentre ci sono ancora dubbi su quanto le nano plastiche ritrovate nel cervello possano incidere sulla degenerazione di malattie cognitive come l’Alzheimer o il Parkinson”.

Per Giuseppe Internò è fondamentale rendere consapevoli i cittadini e le nuove generazioni: “Bisogna educare alla tutela dell’ambiente per preservare la nostra vita sulla terra”.

2 Responses

  1. Si può educare un bestia feroce, ma un tarantino sporcaccione rimarrà tale per i secoli dei secoli ,che vergogna e che tristezza

Rispondi a Piero Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *